COMMISSIONE UE

Ancora recessione

Previsioni economiche: numeri ed ”elementi politici”

La Commissione parla esplicitamente di “recessione”, benché “leggera”, pur con “segnali di stabilizzazione”: le Previsioni economiche intermedie, presentate a Bruxelles il 23 febbraio, confermano che la crisi a livello continentale non è alle spalle. Nel 2012 il Pil resterà allo zero per cento nell’Unione a 27, mentre nell’area euro subirà addirittura una contrazione dello 0,3%. Oltre le cifre. L’Esecutivo ha dunque tagliato ulteriormente le previsioni rispetto alla fine del 2011 di oltre mezzo punto percentuale: “Possiamo prevedere che solo nella seconda metà del 2012 si verificherà una modesta ripresa”, ha spiegato Olli Rehn, commissario agli affari economici e monetari, dopo aver presentato i dati su Prodotto interno lordo, rischi legati al contesto internazionale, inflazione (di poco superiore al 2%) e sentimento economico. Il politico finlandese indica quindi la necessità perseguire “risposte globali” alla recessione che investe l’Ue nel suo complesso. E subito dopo stila cinque “conclusioni politiche” deducibili dalle Previsioni intermedie: anzitutto la necessità di stabilizzare la situazione greca (“il secondo piano di aiuti è stato varato, saranno cruciali le prossime settimane per la sua attuazione”); quindi il rafforzamento dei firewall finanziari (meccanismi anti crisi); terzo elemento, la stabilizzazione del settore finanziario e creditizio; quarto, il rafforzamento della governance economica a livello comunitario; quinto, ma non ultimo, l’urgenza di perseguire riforme nazionali per la crescita e il lavoro, argomento che sarà trattato ancora una volta al prossimo Consiglio europeo del 1° e 2 marzo.Situazioni differenti. “Lo stop inatteso della ripresa economica registrato alla fine del 2011 dovrebbe proseguire per tutta la prima metà del 2012. Il ritorno alla crescita, benché su livelli modesti, è tuttavia prevista per la seconda metà” dell’anno. Nel testo delle Previsioni economiche intermedie (documento di 45 pagine intitolato “Interim Forecast”) si specificano alcuni componenti della recessione tuttora in corso in Europa sui quali si è soffermato il commissario Olli Rehn. “Le incertezze restano forti – vi si legge – e le evoluzioni sono ineguali da un paese all’altro”. Se la crescita del Prodotto interno lordo è ferma allo 0,0% nell’Ue27, scende a -0,3% nei 17 paesi della moneta unica. Le situazioni peggiori sono quelle di Spagna (-4,4%), Portogallo (-3,3), Italia (-1,3), Spagna (-1,0), Paesi Bassi (-0,9). Segno positivo invece per Germania e Regno Unito (entrambe a 0,6%) e Francia (0,4); tutto sommato buone le performance di Polonia (2,5) e Lituania (2,3). Instabilità complessiva. Le valutazioni vanno oltre i numeri e le tabelle: se infatti si confermano in difficoltà profonda alcuni paesi già nell’occhio del ciclone per quanto riguarda il debito sovrano, nella lista degli Stati con un Pil recessivo appaiono i Paesi Bassi, tradizionalmente tra le economie più vivaci del continente. Anche i tradizionali “motori” del sistema-Ue, pur restando sopra lo zero per cento, non riescono a risalire pienamente la china, e questo vale per Berlino, Londra e Parigi. Alcune realtà hanno assunto il peso della cronicità – ad esempio Spagna e Grecia -, altre si aggiungono alla lista delle economie sostanzialmente ferme o che procedono a marcia indietro: ciò vale, pur su piani differenti, per Italia, Belgio, Austria, Slovenia, Repubblica ceca. Casi “particolari”. Alcune nazioni mostrano tuttora un Pil lievemente in crescita, ma sono ben lontane dalle performance dell’anno passato: l’Estonia – caso paradigmatico – nel 2006 aveva un Pil a +10,1%, nel 2009 era precipitata a -14,3%, nel 2011 era risalita a +7,5 e ora segna +1,2. La Svezia nel 2006 era invece a +4,3%, aveva toccato -5,2% nel 2009, per risalire a +4,2 nel 2011 e tornare ora a +0,7. Casi simili riguardano Slovenia, Danimarca, Finlandia, Slovacchia, Bulgaria, Ungheria, Romania. “Nel corso di quest’anno – si apprende dalle Previsioni – la dinamica del Pil dovrebbe essere negativa in 9 paesi, dovrebbe essere ferma in uno Stato ed essere positiva negli altri 17”.Export, consumi e investimenti. Rehn, sempre nel tentativo di guardare oltre le cifre, aggiunge: “Un gran numero di misure che erano indispensabili per assicurare la stabilità finanziaria e creare le condizioni per la ripresa durevole sono state assunte”. “Conducendo un’azione risoluta” sarà in futuro possibile stimolare lo sviluppo e l’occupazione. Il commissario non dà per persa la battaglia, anche se deve riconoscere che alcune decisioni assunte sul versante del debito sovrano non hanno generato gli effetti sperati. Resta poi un quadro mondiale piuttosto compromesso: le esportazioni Ue dovrebbero essere frenate “dall’attuale indebolimento della domanda globale”. La propensione ai consumi e agli investimenti risentono ugualmente della recessione. Anche in questo caso si intravvedono elementi positivi di crescita solo nella seconda parte dell’anno.