L’Ue in breve

Disoccupazione giovanile: gli Action team in 8 StatiTerminano il 24 febbraio gli incontri degli “Action team” con i rappresentanti di Spagna, Lituania, Italia, Irlanda, Grecia, Portogallo, Lettonia e Slovacchia, predisposti dalla Commissione europea per affiancare e sostenere gli otto Paesi Ue con la percentuale più elevata di disoccupazione giovanile nell’individuare possibili strategie di intervento. Queste squadre di esperti sono state costituite a seguito del Consiglio europeo del 30 gennaio: negli ultimi dieci giorni hanno svolto un primo giro di incontri con le autorità competenti dei diversi Paesi e dalla prossima settimana riferiranno all’Esecutivo di Bruxelles. Sarà dunque il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, a portare al summit dei Ventisette fissato per l’1-2 marzo, una relazione sull’argomento. Poi gli Stati interessati dovranno, entro la metà di aprile, inserire azioni concrete sul fronte del mercato del lavoro giovanile all’interno dei piani nazionali di crescita economica, nell’ambito del “semestre europeo”. Gli Action team riuniscono esperti della Commissione, i rappresentanti delle autorità nazionali e quelli delle parti sociali (imprese, sindacati, sistema formativo…). “La disoccupazione sta raggiungendo livelli molto elevati in alcuni Stati membri e questo può avere conseguenze a lungo termine”, sostiene la Commissione. “Dobbiamo fare di tutto per aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro, dell’istruzione o della formazione. Bisogna inoltre fare il possibile per fare sì che le piccole e medie imprese – creatrici dell’80% dei posti di lavoro in Europa – possano accedere ai finanziamenti a costi sostenibili, eliminando restrizioni e strettoie”. Il Consiglio di fine gennaio aveva in particolare definito che il compito degli Action team è “collaborare con le autorità nazionali e le parti sociali su azioni mirate che possano offrire rapidi successi nella lotta contro la disoccupazione giovanile”. Tra le azioni individuate, figurano quelle relative a un utilizzo pieno dei fondi europei (Fondo di coesione, Fondo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo; questi otto Paesi ne utilizzano solo una parte): in particolare Barroso ha indicato al Consiglio Ue una cifra complessiva di 82 miliardi di euro, finanziamenti in attesa di essere stanziati per progetti concreti in tutti gli Stati membri. Il sito della Commissione propone anche una analisi delle ragioni della disoccupazione giovanile in questi Paesi: “È impossibile generalizzare – vi si afferma -. Nei Paesi che beneficiano del programma di assistenza Ue/Fmi, come la Grecia e l’Irlanda o il Portogallo, le cause sono correlate alle conseguenze della crisi economica e finanziaria, che spesso ha esacerbato difficoltà strutturali preesistenti. In altri Stati, come la Slovacchia, la Lituania e la Lettonia, una delle cause principali è il divario di competenze tra la domanda e l’offerta del mercato del lavoro. In Italia vi sono diversi fattori concomitanti, come la segmentazione del mercato del lavoro e un sistema di sostegno alla disoccupazione squilibrato, che ha creato disparità inter-generazionali. La Spagna soffre di un livello molto elevato di abbandoni scolastici”. A breve termine “le correzioni dovranno quindi tenere conto delle diverse situazioni”. Commissione “congela” i fondi di coesione dell’Ungheria”L’azione della Commissione va intesa come un incentivo a correggere i problemi, non come una punizione”: Olli Rehn, commissario agli affari economici e monetari, ha commentato così la decisione assunta dall’Esecutivo il 22 febbraio di proporre una sospensione dei fondi di coesione spettanti all’Ungheria per il 2013 per il mancato rispetto degli impegni per la riduzione del deficit. “Si tratta di 495 milioni di euro dei fondi di coesione che interesserebbero il prossimo anno, la cui erogazione verrebbe sospesa”. Ma il governo di Budapest, aggiunge Rehn, “ha tempo fino al 31 dicembre per rimediare a questa situazione, evitando dunque tale procedura”. Questo nuovo provvedimento non ha però a che fare con le tre procedure di infrazione avviate dalla Commissione sui temi costituzionali e giuridici. “Di quelle procedure di infrazione l’Esecutivo si occuperà nelle prossime settimane”, ha chiarito Rehn, e lo farà valutando la lettera di risposta giunta nei giorni scorsi dal governo di Viktor Orban; “comunque sono due procedure totalmente separate”. Con questa procedura la Commissione “intende spronare l’Ungheria a mettere ordine nei conti di casa”: ha aggiunto Johannes Hahn, commissario per la politica regionale. “L’approccio adottato dalla Commissione è equilibrato. Nel 2013 verrebbero sospesi, a meno di azioni decisive dell’Ungheria, solo una parte dei fondi spettanti. Fra l’altro si intende agire solo sul fondo di coesione”, senza dunque interessare gli altri fondi, fra cui il Fondo sociale europeo. “Comunque l’Ungheria ha tutto il tempo per una azione virtuosa sul deficit che le eviti questo provvedimento”. Hahn ha poi chiarito che “i progetti già avviati non perderanno fondi”.