ECUMENISMO" "
Un convegno sui matrimoni tra cristiani di confessioni diverse
Si è concluso il 15 febbraio, a Innsbruck, un convegno sull’ecumenismo organizzato dalla Facoltà teologica della città austriaca. “Ecumenismo: incontro di congiunti di diverse tradizioni e fedi cristiane” è il titolo dell’appuntamento che è stato dedicato in particolare alle problematiche relative ai matrimoni tra cristiani di confessioni diverse. Al congresso sono intervenuti, tra gli altri il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, la sovrintendente evangelica Luise Müller e il vescovo ausiliario serbo-ortodosso Andrej Cilerdzic. Riportiamo alcuni aspetti importanti emersi durante l’incontro.Trovare soluzioni condivise. La dolorosa realtà di divisione delle Chiese, in particolare per coniugi di diverse confessioni, che quindi non possono celebrare insieme l’Eucaristia, è stata al centro degli interventi dei relatori. “Occorre trovare finalmente insieme delle soluzioni”, ha chiesto Müller. La sovrintendente evangelica ha raccontato della realtà di un territorio, quale il Tirolo e Salisburgo, in cui fino al 95% dei cristiani evangelici ha un coniuge di confessione diversa. Müller ha auspicato che le Chiese cooperino “in modo ancora più intensivo nelle sfide sociali” e ha citato al riguardo l’assistenza del Telefono amico e della pastorale per situazioni critiche, gestita in modo congiunto dalle Chiese in modo “esemplare”. Il vescovo serbo-ortodosso Ciledrdzic ha sottolineato il contributo della Chiesa ortodossa all’ecumenismo, pur ammettendo che “questa consapevolezza è ancora poco diffusa soprattutto nei Paesi ortodossi di origine. Tanto più importante, perciò, è il ruolo della Chiesa della Diaspora ortodossa, che diventa sempre più grande in tutto il mondo”, ha osservato, riferendosi al numero crescente di persone di fede ortodossa, provenienti da Paesi dell’Europa dell’est e che vengono a stabilirsi in Austria.Un tema attuale. Mons. Manfred Scheuer, vescovo di Innsbruck e responsabile per le questioni ecumeniche della Conferenza episcopale austriaca, ha assicurato in un’intervista rilasciata durante il convegno all’agenzia di stampa cattolica Kathpress che “i vescovi cattolici sono assolutamente consapevoli della problematica” e ha fatto riferimento al “Direttorio ecumenico” vaticano del 1993 che prevede che “in casi particolari, i non cattolici possono essere ammessi ai sacramenti”. Sulla questione, “anche la Conferenza episcopale austriaca si trova allo stato delle consultazioni”: pertanto, una decisione è prematura “ma il tema è in ogni caso all’ordine del giorno”. Al contempo, mons. Scheuer ha ammonito che l’unità delle Chiese “deve concretizzarsi in una testimonianza di fede comune, in una comprensione comune della Chiesa e dei sacramenti”. Il vescovo ha poi espresso il proprio scontento per le diverse posizioni delle Chiese su questioni etiche, come sulla ricerca sugli embrioni. “Da questo punto di vista occorre agire”, ha detto mons. Scheuer, ribadendo tuttavia la tutela incondizionata della vita umana fin dal suo inizio.Problemi reali. “L’attuale situazione è molto difficile e non è soddisfacente”: così il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. “Le convinzioni di base delle diverse Chiese si scontrano quando si tratta di persone concrete”, ha detto il cardinale, assicurando che “la situazione problematica di queste coppie è sempre stata per me una motivazione speciale per impegnarmi nell’ecumenismo. Occorrono finalmente soluzioni sostenibili”, ha auspicato il card. Koch. Nel frattempo sono sorte organizzazioni spontanee, come “Arge Ökumene”, una comunità formata da coppie e famiglie di diverse confessioni. Elisabeth e Klemens Betz, esponenti del gruppo, hanno presentato al convegno alcune loro iniziative che intendono costituire un “segno di riconciliazione” e che possono “riavvicinare le Chiese”. Tuttavia, hanno ricordato anche il card. Koch e mons. Scheuer, “la comunità eucaristica ha come presupposto la comunità ecclesiale” e queste attività non risolvono il problema a livello teologico. Uno sguardo ecumenico alla società è invece quanto ha auspicato il teologo Jozef Niewiandomski: “L’ecumenismo ha bisogno di un profilo chiaro e questo può essere conquistato nelle gioie e nelle speranze, nelle necessità e nei problemi dei tempi attuali. Quando accogliamo le persone concrete che bussano alla nostra porta, possiamo superare i confini che ci separano gli uni dagli altri”.