EMILIA ROMAGNA
Quaranta borse per progetti realizzati tra gli atenei
Quaranta borse per dottorati di ricerca sono stati finanziati dalla Regione Emilia Romagna con risorse del Fondo sociale europeo e attraverso il Consorzio Spinner. Undici sono i progetti selezionati, presentati dagli Atenei regionali in collaborazione tra loro, che riguardano soprattutto ambiti scientifici, dalle nanotecnologie ai materiali compositi intelligenti, e prevedono la realizzazione di 38 dottorati di ricerca, con un finanziamento di 1 milione e 846 mila euro, pari a 48.600 euro per ciascuna borsa di dottorato. Due delle 40 borse di ricerca sono dedicate alla memoria di Paola Manzini, l’assessore regionale alla Scuola e alla formazione prematuramente scomparsa nel 2009. Gli atenei hanno già pubblicato i bandi e selezionato i dottorandi che lavoreranno per tre anni ai progetti, fino al 31 dicembre 2014. Progetti in rete. “La grande forza di quest’azione regionale sta nella scelta di finanziare progetti di dottorato in rete tra gli Atenei presenti sul nostro territorio – commenta Paolo Bonaretti, presidente del Consorzio Spinner -.”Una scelta che vuole supportare la crescita della nostra regione, attraverso l’innovazione generata dall’intelligenza e dai giovani talenti”. “Attualmente aggiunge la percentuale di spesa per la ricerca in Emilia Romagna è pari all’1,33% del Pil, superiore anche se di poco alla media nazionale ferma all’1,23%, ma ancora molto distante dagli obiettivi europei (3%). L’obiettivo che ci siamo dati è quello di aumentare di un miliardo di euro il costo del lavoro di alta qualità, impegnato in ricerca e innovazione, pari alla creazione, nelle nostre imprese, di 20 mila nuovi talenti”. Sui criteri di valutazione Bonaretti precisa che “sono stati la qualità del progetto di ricerca, la qualità del progetto formativo per i beneficiari, il livello di coinvolgimento delle sedi universitarie e l’impatto e la ricaduta sul territorio sulla base degli indirizzi e degli obiettivi contenuti nel Piano territoriale regionale” a guidare la scelta della Commissione. Le tematiche su cui lavoreranno i 40 dottorandi che riceveranno la borsa di Spinner 2013 “vanno dallo studio di nuovi modelli per progettare il costruito ai nuovi materiali, alle tecnologie per salute, ai nuovi misuratori del benessere dei cittadini”.Due borse di ricerca. In accordo con la Fondazione Marco Biagi, Spinner 2013 ha finanziato altre due borse di ricerca per altrettanti percorsi di dottorato, dedicati alla memoria di Paola Manzini. Un progetto analizzerà gli indicatori di benessere collettivo con un approccio trasversale agli ambiti di psicologia, sociologia, filosofia ed economia, mentre il secondo studierà l’evoluzione delle professioni e degli ordini in correlazione allo sviluppo del territorio. “Un passo decisamente importante per la nostra regione, che offre un contributo notevole alla ricerca scientifica e rafforza il rapporto fra territorio e ricerca e fra territorio e Università, oltre a dare ai giovani dottorandi tre anni di studio di alta qualità”, afferma Paola Reggiani Gelmini, direttore generale della Fondazione Marco Biagi. In merito alle due borse di ricerca, ricorda che “Paola Manzini è stata una cittadina e politica modenese che si è interessata ai problemi economici. Ha creduto molto nel ruolo delle scuole tecniche e nel rapporto fra laureati e mondo del lavoro ed è proprio per questo suo spirito che la Fondazione Marco Biagi, che è una scuola di dottorato in relazioni di lavoro, ha deciso di chiedere le due borse di ricerca”.Collaborazione fra Università. Elisa Molinari, docente all’Università di Modena, che coordina il progetto regionale di dottorato di ricerca “Nanoscienze: materiali e strategie emergenti per tecnologie sostenibili”, racconta le opportunità di questa esperienza: “Oltre ai 5 dottorandi sono coinvolti i loro gruppi di ricerca, quindi almeno una quarantina di persone, ma nella formazione coinvolgeremo l’insieme dei dottorandi interessati, anche in campi vicini, quindi una platea molto più ampia”. “Tutti operano in gruppi internazionali e interdisciplinari, dove fisica, chimica, biologia e ingegneria convergono”, continua. Infatti, l’aspetto rilevante di questa esperienza è dato dall’idea “di spingere il coordinamento fra i diversi atenei e dottorati di ricerca della regione, insieme con il Cnr, partendo da progetti concreti, pensati dai ricercatori. Così da contribuire a costruire aggregazioni con una massa critica capace di competere anche in ambito europeo”. Su questo punto è d’accordo anche Luca Prodi, docente all’Università di Bologna e coordinatore del progetto di ricerca “Sistemi molecolari e materiali fotoresponsivi per applicazioni nano e bio-tecnologiche e in oncologia (Nano-Biomed-Light)”. “Decidere di puntare sui dottorati di ricerca rileva – è sicuramente una scelta lungimirante e che punta su una formazione di alto livello. È il primo bando della regione che va in questa direzione e spero si possa continuare così anche nei prossimi anni. Mettere insieme sforzi comuni a livello regionale serve per competere meglio anche con i progetti di altre Università a livello internazionale”.a cura di Lucia Truzzi(27 febbraio 2012)