SCHULZ A MARZABOTTO

Memoria, non rancore

Il commento di don Dario Zannini testimone oculare della strage nazista

Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel corso della sua visita in Italia ha voluto far visita, sabato 25 febbraio, a Marzabotto per rendere omaggio alle vittime dell’eccidio perpetrato in questo paese dell’Appennino toscoemiliano nell’autunno 1944 da parte delle truppe tedesche.
"Sono il figlio di un soldato della Wehrmacht. Oggi un figlio tedesco di un soldato tedesco può essere qui come rappresentante di un’Europa internazionale. Questa è l’Europa", ha detto Schulz nel suo discorso in Comune, parlando in italiano con un tono di voce visibilmente commosso. "Dopo tutto ciò che è successo", ha aggiunto, "è un miracolo essere accolto qui come un amico. Per questo regalo, perché lo considero un regalo, vi sarò grato per tutta la vita". Il presidente del Parlamento europeo ha deposto una corona d’alloro al sacrario che ricorda i caduti della strage (più di 700, compresi le donne e i bambini) ed è salito sulle pendici del monte Sole teatro in quegli anni di sanguinosi episodi. "I tedeschi di oggi" ha concluso, "non hanno una colpa personale in questi crimini, ma una grande responsabilità, quella di tenerne viva la memoria". Le sue parole hanno fatto breccia anche nel cuore dei sopravvissuti all’eccidio e dei parenti delle vittime. Uno di costoro, incontratosi con Schulz, ha detto: "È una brava persona, ho avuto un’ottima impressione".
Abbiamo chiesto in proposito un commento a don Dario Zanini, da 55 anni parroco a Sasso Marconi, testimone oculare di quei tragici eventi nei quali perse parenti ed amici. Don Dario non ha partecipato alla cerimonia ma, dice, "le parole di Schulz mi sono sembrate sincere, dettate dal cuore e pienamente condivisibili. Schulz, come molti tedeschi delle più recenti generazioni, si interroga sul passato dei suoi padri e sulle terribili conseguenze che possono avere sulla mente delle persone ideologie aberranti come quella nazista. Episodi come quelli di Marzabotto sono significativi perché impegnano i cristiani alla riconciliazione e al perdono, onorando i morti ma senza servirsene, e ricordando tutte le vittime, non solo quelle di una parte. Il giudizio storico è necessario e opportuno, ma occorre non conservare rancore. Solo dall’amore può nascere la via per la pace".
Don Dario Zanini è autore del libro "Marzabotto e dintorni 1944" e di altre ricerche storiche sui fatti che insanguinarono l’Appennino toscoemiliano immediatamente prima e dopo la fine della guerra, con pari responsabilità dei tedeschi e dei partigiani. Egli stesso ha avuto familiari vittime di quei tragici eventi. Insieme al giurista Arturo Carlo Jemolo, al parroco di Marzabotto don Angelo Serra, a don Germano Greganti, fondatore di Carcere e Comunità, ora scomparsi, don Zanini fu tra coloro che si batterono per la concessione del perdono e della libertà anticipata a Walter Reder, il maggiore delle SS responsabile di Marzabotto, che scontava a Gaeta la pena dell’ergastolo.

Piero Isola