I VALORI DEGLI EUROPEI

La famiglia tiene bene

La IV indagine del programma ”Evs” presentata oggi a Milano

Foto Siciliani-Gennari/SIR

Anche in tempo di crisi la famiglia si conferma al primo posto tra le priorità dei cittadini europei, davanti a lavoro, religione, politica, amicizia e tempo libero. È questo il dato che emerge dalla quarta indagine del programma "Evs" (European Values Study), che dal 1981 analizza i riferimenti valoriali dei cittadini europei. Complessivamente sono stati 48 i Paesi presi in esame di cui i 27 aderenti all’Ue e altri 21 legati allo spazio geopolitico europeo come i Paesi balcanici e dell’Europa orientale. I dati italiani dell’ultima indagine, condotta tra il 2008 e il 2009, sono stati raccolti nel volume "Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova" edito da "Vita e Pensiero". La pubblicazione è stata presentata questa mattina all’Università Cattolica di Milano da Giancarlo Rovati, il sociologo che ha guidato la parte italiana della ricerca, inserita nel progetto culturale della Cei. All’incontro era presente anche Ruud Luijkx, responsabile del gruppo metodologico "Evs", il quale ha sottolineato come "a livello generale in Europa non si è registrata una convergenza di valori, nonostante la crescita economica dei Paesi del Sud e del Centro abbia favorito una diminuzione delle disuguaglianze sociali".

La fedeltà di coppia resta un valore condiviso. "In Europa – ha spiegato Giovanna Rossi, curatrice della sezione sulle relazioni di coppia – esistono delle differenze importanti nelle percentuali delle persone coniugate: la media è del 53,5% della popolazione, ma oscilla dal 16,3% di Norvegia e Danimarca a oltre l’80% della Turchia (in Italia la media è del 57%). Nonostante questo, però, il tema della fedeltà di coppia resta un valore largamente condiviso".

Cresce la sfiducia negli altri. Guardando ai dati italiani, Renzo Gupert, sociologo dell’Università di Trento, ha evidenziato come "negli ultimi 20 anni abbiamo assistito in Italia a una progressiva crescita della sfiducia nei confronti degli altri". Quasi il 90% degli italiani intervistati dimostra interesse per le condizioni di vita dei parenti stretti, ma solo il 30% è interessato a quella dei vicini. "La ricerca – ha spiegato Gupert – permette di confutare anche alcuni luoghi comuni: contrariamente a quanto si cerca di far credere, gli italiani non sembrano tanto preoccupati del fatto che gli immigrati portino via il lavoro: quasi il 40% è dell’idea che questo non succeda, contro il 35% che invece si colloca sul versante opposto". Anche sulla possibilità di avere come vicini di casa degli immigrati gli italiani si dimostrano aperti. "Si confermano però – ha concluso il sociologo – alcune categorie di indesiderati: al primo posto gli zingari (indicati dal 62% degli intervistati), seguiti dai drogati (58%) e dalle persone con precedenti penali (51%)".

Gli italiani e il sacro. Una sezione dell’indagine è dedicata al tema della religiosità. "Non è vero – si legge – che le chiese si stanno svuotando. I dati evidenziano che negli ultimi 40 anni la partecipazione settimanale ai riti religiosi, nella popolazione di 18-74 anni, è abbastanza costante, perché oscilla tra il 28% e il 30%. Circa il 20-22% è totalmente estraneo e l’altra metà ha una frequenza discontinua e saltuaria". Guardando a questi dati, mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e presidente della Commissione per l’educazione, la scuola e l’Università della Cei, ha ricordato come "con il passare degli anni la religiosità non ha perso il suo fascino e la sua forza". A resistere è anche la Chiesa come istituzione: il 33,6% degli italiani intervistati dichiara di avere sfiducia nella Chiesa. Un dato inferiore alla sfiducia verso i partiti (82%), la giustizia (61,7%) e la stampa (68,9%). "Dall’altra parte però – ha aggiunto mons. Ambrosio – la religione sembra aver perso influenza di fronte all’emergere di altri valori non religiosi o anti-religiosi". Il 63% degli intervistati sostiene un modello di laicità alla francese dove le autorità religiose non devono influenzare l’azione politica.

Dare una gerarchia ai valori. La ricerca evidenzia, inoltre, come – pur salvaguardando la partecipazione – vi siano trasformazioni riguardo al modo di vivere e concepire il rapporto con il sacro. In particolare, vengono evidenziati tre fenomeni riguardanti il processo d’individualizzazione del credere, un nuovo modo di porre il problema della "verità" in campo religioso e un rapporto diverso con l’istituzione religiosa. In quest’ultimo caso il rapporto labile con l’istituzione è visibile in particolare nello scarso rispetto delle norme e delle indicazioni che la Chiesa cattolica indica ai suoi fedeli in campo morale. L’atteggiamento nei confronti dell’eutanasia è emblematico a questo riguardo. Secondo la ricerca, "solo il 30% degli italiani non la giustifica mai". Una situazione contraddittoria che sottolinea quella che mons. D’Ambrosio chiama "disorganicità di valori". "Per uscire dalla crisi – ha concluso il vescovo – è dunque necessario riscoprire una gerarchia valoriale aiutando, soprattutto i giovani, ad articolare meglio i valori. Perché le risorse sono presenti ma anche un po’ sopite". Da qui la necessità di riscoprire "il valore e la responsabilità dell’educazione".