EDITORIALE

Buon vento dai Balcani

Se l’Ue continuerà a rafforzare la sua ”presenza diplomatica” nell’area” “

Due notizie, apparentemente contrastanti, hanno segnato il quarto anniversario dell’autoproclamata indipendenza del Kosovo.A Bruxelles, alla fine della scorsa settimana, i rappresentanti diplomatici di Belgrado e Pristina hanno raggiunto un’intesa sulla partecipazione kosovara ai Forum regionali e agli incontri sui Balcani promossi dall’Unione europea. Il testo riguarda anche l’applicazione operativa di accordi precedenti e questo dovrebbe permettere, fra l’altro, il superamento di quei contrasti sulla gestione integrata serbo-kosovara delle frontiere che, nei mesi scorsi, avevano portato a livelli molto pericolosi la tensione fra i due Stati. Da parte serba non si tratta di un riconoscimento ufficiale dell’indipendenza kosovara (che, peraltro, tale rimane ancora per 5 dei 27 Stati dell’Ue); è comunque significativo che nel documento licenziato dalle due diplomazie venga citata espressamente la Risoluzione 1244/99 delle Nazioni Unite (che considera il Kosovo una Provincia serba) ma anche il parere della Corte internazionale di Giustizia del 2010 che riconosceva l’indipendenza del nuovo Stato. Un’ambivalenza che ha fatto gridare al tradimento le opposizioni ai due governi; significativo il fatto che le parti abbiano accettato in futuro, nei rispettivi documenti ufficiali, di non parlare più di “Repubblica del Kosovo” ma più genericamente di “Kosovo”.Belgrado, in questo modo, prosegue in quel cammino verso l’adesione all’Unione (di cui dovrebbe trattare il Consiglio europeo dell’1-2 marzo) in cui il confronto col Kosovo rappresenta allo stato attuale – e dopo la consegna al Tribunale dell’Aja dei criminali di guerra ricercati per lungo tempo – il maggiore ostacolo. La cancelliera tedesca Angela Merkel, in questi anni, non si è mai stancata di ripetere che condizione irrinunciabile per il proseguimento dei negoziati Ue/Belgrado doveva essere lo smantellamento delle istituzioni serbe nel nord di quel Paese che non verrà d’ora in poi indicato nei documenti ufficiali.Il governo serbo, con questo accordo, attenua di fatto anche la portata politica del referendum organizzato da quattro municipalità del nord del Kosovo – zona a maggioranza serba – nonostante l’opposizione di Belgrado e non riconosciuto dalla comunità internazionale oltre che dal Kosovo. La quasi totalità dei votanti (il 99,74% del 75% di aventi diritto che si sono recati alle urne) ha espresso il proprio “no” alle istituzioni kosovare certificando se non una frattura almeno un deciso allontanamento da Belgrado.L’inflazione volata in quattro anni dal 13,6% a quasi il 24% è solo una delle manifestazioni più evidenti della crisi economica che ha colpito fortemente anche il Paese balcanico facendo aumentare notevolmente il numero degli euroscettici e dando nuovo vigore al mai sopito nazionalismo delle opposizioni al presidente Boris Tadić. Fondamentale sarà, a questo punto, il risultato delle elezioni legislative fissate, dopo lo scioglimento anticipato del Parlamento, per il prossimo 11 maggio. Un successo nazionalista avrebbe il significato di allontanare la Serbia dall’Ue e di riavvicinarla alla Russia, dando così compimento ad un disegno che il presidente Putin persegue ormai da lunghi anni.Lo storico annuncio dell’adesione della Croazia al “club” dei 27 a partire dal 1° luglio 2013 ha portato l’Unione ancora più nel cuore dei Balcani: Bruxelles è ora chiamata a proseguire nello sforzo di “presenza diplomatica” nella convinzione del ruolo fondamentale che l’intera area balcanica è chiamata giocare nel futuro sociale ed economico dell’Europa del terzo millennio.(*) esperto in politiche balcaniche