UNIONE EUROPEA
Le parole di Herman Van Rompuy, presidente rieletto del Consiglio europeo
Pubblichiamo un ampio stralcio del discorso di Herman Van Rompuy pronunciato ieri, in occasione dell’accettazione del reincarico a presidente del Consiglio Ue.
È per me un grande onore aver ricevuto il vostro invito unanime a mantenere la carica di presidente del Consiglio europeo per un secondo mandato. Poter essere al servizio dell’Europa in una fase così decisiva è un privilegio, oltre che una grande responsabilità. Poiché la carica di presidente a tempo pieno del Consiglio europeo esiste da poco più di due anni, spero che mi consentirete, a cavallo tra un mandato e l’altro, di condividere alcune riflessioni su questa funzione, formulate sulla base della mia esperienza e in prospettiva futura.
Il punto di partenza è naturalmente la crisi del debito sovrano, scoppiata poco dopo il mio insediamento, che ha improntato il nostro lavoro e la funzione che ricopro. Ho cercato di sfruttare al meglio la continuità del mio mandato, che ci ha permesso di mantenere una rotta chiara anche in condizioni avverse. In un certo senso, il mio compito è vigilare sulla fiducia: favorire la comprensione reciproca attorno a questo tavolo, sapendo che il dovere di tutti noi è mantenere viva la fiducia dei cittadini nell’Unione. […]
Si è trattato di una crisi senza precedenti, per intensità e dimensioni. Nel pieno della tempesta abbiamo dovuto riparare la nave. Sono state necessarie decisioni drastiche: abbiamo cercato di affrontare le radici della crisi riducendo il debito e il disavanzo ciascuno nel proprio Paese, rendendo le nostre economie più competitive, aiutandoci a vicenda e restando uniti. In questo percorso abbiamo compreso in quale misura siamo diventati interdipendenti e, oggi, ne traiamo insegnamento. Dalla task force sulla governance economica che due anni fa mi avete chiesto di presiedere fino al "Trattato sul patto di bilancio", il cammino è stato lungo. Oggi, l’Unione europea è molto più preparata ad affrontare la crisi in corso e a evitare che situazioni analoghe si verifichino in futuro.
Nel fronteggiare queste sfide, abbiamo dovuto adeguare anche i metodi di lavoro dell’Unione. Ciò non è servito soltanto allo scopo immediato di tenere sotto controllo la crisi, ma consentirà altresì all’Unione di realizzare il proprio destino politico. In quanto custode dell’unità dei 27, ho sempre insistito nel coinvolgere tutti gli Stati membri tutti e 27, anche quando si trattava dei 17 della zona euro e tutte le istituzioni. Il mio obiettivo è pervenire a decisioni che ciascuno possa sostenere e difendere nel proprio Paese. Tutto questo richiede tempo e cosa ancor più importante fiducia. Mi sono adoperato per stabilire relazioni di fiducia con tutti voi, anche nelle capitali; con gli attori istituzionali a Bruxelles, soprattutto con il presidente della Commissione; nonché con i nostri partner sparsi in tutto il mondo. […]
Nel mio secondo mandato intendo rimanere fedele al mio stile e ai miei metodi di lavoro. Ho sempre agito nello spirito del Trattato e continuerò a farlo. Come sapete, sono in particolar modo orientato ai risultati. Utilizzerò la continuità del mio mandato per garantire che le decisioni prese intorno a questo tavolo producano risultati e che tutti noi siamo all’altezza degli impegni assunti a livello individuale e collettivo. Quanto al futuro, non è una sorpresa che la mia prima priorità resterà l’economia. L’economia è la nostra ancora di salvezza. Senza una solida base economica i nostri modelli sociali e le nostre forme di stato sociale sono a rischio e non possiamo svolgere alcun ruolo sulla scena mondiale.
Stiamo già raccogliendo i primi risultati del lavoro svolto per stabilizzare la zona euro. Ma si richiede di più. Insieme dobbiamo riportare l’Europa sulla strada della crescita strutturale e dei posti di lavoro. Sfruttare l’intero potenziale del nostro vasto mercato. Utilizzare il bilancio centrale dell’Ue per incentivare la competitività e l’occupazione. Investire in innovazione, istruzione e tecnologia verde, proprio nel momento in cui riduciamo i disavanzi. Ci corre l’obbligo di dare una prospettiva positiva quanto a posti di lavoro e prosperità, in uno spirito di equità e giustizia. Dobbiamo convincere i cittadini di tutta Europa che i loro sacrifici in questi anni di crisi non sono stati vani, ma che al contrario stanno dando risultati e che la zona euro, infine, ne esce rafforzata: questa deve essere la nostra maggiore preoccupazione ed è il solo modo per raggiungere il cuore e la mente di tutti gli europei.
La parola "Europa" è stata per molto tempo un simbolo di speranza, incarnando pace e prosperità. La crisi ha fatto sì che questa equazione fosse messa in questione. È compito mio e nostro adoperarsi perché l’Europa diventi nuovamente un simbolo di speranza, speranza in un futuro migliore per tutti.