DON ALDO MEI
A cento anni dalla nascita del parroco di Lucca fucilato dai nazifascisti
L’arcidiocesi di Lucca celebra il primo centenario della nascita del servo di Dio don Aldo Mei, nato a Capannori, il 3 marzo 1912 e ucciso dalle SS la notte del 4 agosto 1944, a Lucca fuori Porta Elisa. Sabato 3 marzo, l’arcivescovo della diocesi toscana, mons. Italo Castellani, presiederà una solenne concelebrazione nella chiesa di Fiano, dove riposano le spoglie mortali del "parroco martire", dando così inizio all’anno centenario. Nella stessa mattinata, sarà inaugurata una mostra, con i cimeli e le reliquie del sacerdote martire del nazifascismo. Per l’occasione resterà esposto a Lucca il cofanetto reliquiario con il testamento che don Aldo scrisse nelle pagine bianche del breviario, tra un interrogatorio e l’altro, in attesa della sentenza e dell’esecuzione della condanna.
Martirio cristiano. La storia dell’arresto di don Mei, delle ore trascorse nel buio carcere della Pia Casa, del modo con il quale affrontò il processo e poi la fucilazione, ha solo una chiave di lettura nel martirio cristiano. L’arcivescovo di allora, mons. Antonio Torrini, nel primo anniversario della morte, ebbe a definirlo proprio come "martire della carità". In don Aldo il binomio santità e martirio è costantemente presente, fin dagli anni di preparazione al ministero e in molti passi del diario dove, tra l’altro si legge: "Voglio sacrificarmi come gli antichi martiri, o come i missionari, che, giorno per giorno, danno la vita per l’avvento del Tuo Regno!". Di martirio accettato con piena libertà e responsabilmente, da parte di don Aldo, testimoniò fratel Arturo Paoli, nella chiesa di Fiano: "Parlare di martire non è retorica, perché è morto davvero come un martire, perché martire è quello che muore sapendo perché muore e conoscendo il contributo che dà all’umanità, e non muore così perché preso in castagna, ma per qualcosa di superiore, cosciente di essere al servizio del mondo".
Fedele al Vangelo. L’ostilità nazista, anticattolica, si avverte in alcune brevi espressioni del testamento di don Aldo che, riferendosi ai soldati nazisti, scrive: "Anche in questo momento sono passati a insultarmi". La testimonianza di suor Margherita delle Vincenziane conferma che le sentinelle "lo deridevano e lo insultavano". Anche i Certosini furono ricoperti d’insulti e violenze di ogni genere, specialmente nel frantoio di Nocchi, dove più esplicita fu anche la provocazione da parte dei nazisti: "Dov’è il tuo Dio?". Don Aldo mantenne un atteggiamento mite e misericordioso, perdonando i suoi persecutori. La sua condotta di vita fu sempre trasparente e coraggiosa, ben sapendo dei rischi che correva, pur di restare fedele alla giustizia del Vangelo e non al diritto imposto dalla dittatura nazifascista. Scrivendo ai genitori confessava la sua profonda serenità di fronte alla morte, ben sapendo di aver fatto il proprio dovere: "Sono sereno in quest’ora solenne. In coscienza non ho commesso delitti. Solamente ho amato come mi è stato possibile. Condanna a morte 1° per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salva l’anima. 2° per aver amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti aver nascosto la radio". Il segreto di tanta forza fu solo la forza della carità e della fede.
La fede era il suo segreto. Adolfo Cremisi, il giovane ebreo nascosto e salvato da don Aldo Mei, rilasciò questa testimonianza dopo ben 22 anni dalla morte del sacerdote: "Don Aldo, nei difficili momenti che traversammo, ha sempre avuto una serenità che io gli invidiavo. Un giorno che gliene chiedevo il segreto compresi che in lui questo segreto era la fede, fede che lo animava e sosteneva in tutte le sue azioni e in tutti i suoi pensieri… Se fisicamente era di costituzione gracile, moralmente e spiritualmente era un gigante… Come uomo e come sacerdote è rimasto nel mio pensiero come la più grande persona che io abbia conosciuto sino ad oggi". Per la Chiesa di Lucca l’esempio di don Mei "offre la testimonianza di un amore senza confini e di una lealtà alla verità di Cristo che non accetta compromessi".