LUCIO DALLA
Oggi pomeriggio a Bologna l’ultimo saluto al cantautore
La chiesa più grande di Bologna non è bastata per accogliere, oggi pomeriggio, l’affetto dei tanti giunti a dare l’ultimo saluto a Lucio Dalla. A due giorni dal rientro della salma del cantautore nella “sua” Bologna, alle 14.30 la campana dell’Arengo ha suonato a lutto e la bara, dal cortile del palazzo comunale trasformato per l’occasione in camera ardente, ha attraversato piazza Maggiore (da lui cantata in “Piazza Grande”) tra gli applausi della folla per entrare nella basilica di San Petronio. Alle canzoni dell’artista che uscivano dagli altoparlanti allestiti all’esterno si sono sostituite le note dei canti liturgici. “Eccomi, Signore, io vengo”, mentre la bara attraversava la navata centrale.
Il successo e il limite. “Domenica scorsa egli era qui per partecipare alla Messa”, ha esordito mons. Gabriele Cavina, provicario generale dell’arcidiocesi, che ha presieduto l’eucaristia, affiancato dal domenicano p. Bernardo Boschi e dal benedettino dom Idelfonso Chessa, entrambi amici di vecchia data di Lucio Dalla. Oggi, invece, “la basilica di san Petronio è piccola per contenere l’affetto dei bolognesi e degli amici di Lucio” nel giorno dell’estremo saluto terreno. Che è pure, ha ricordato mons. Cavina, il giorno in cui “avrebbe compiuto gli anni”. “La morte è in verità il definitivo compimento degli anni della vita”, ha aggiunto riflettendo sull’usanza degli auguri a ogni compleanno. Non è per dire che la morte si sta avvicinando, ha osservato, bensì “facciamo gli auguri intendendo che così si sta procedendo nel cammino della vita,che ha un suo esordio e una luce finale”: una luce, e non “il baratro”. Con gli auguri, “forse inconsciamente, facciamo professione di fede oltre la morte”, ha proseguito il provicario, annunciamo “quel ‘secondo tempo’, parafrasando Lucio”. Infine, un ricordo del cantautore scomparso, di quella “umiltà” che lui “ci ha fatto vedere sapendo unire il successo alla consapevolezza dei suoi limiti e non nascondendo la sua fede”.
Una profonda sete di Dio. Dove “la terra finisce, là comincia il cielo”, ha esordito nell’omelia p. Bernardo Boschi citando il testo di una canzone di Dalla del 1967 (“Il cielo”) e ricordando quando, con la sua mamma e pochi amici, Lucio festeggiava i compleanni. Ora, invece, “hai tutta Bologna che celebra con te questo compleanno”, ha aggiunto rivolto direttamente al cantautore scomparso. “Ci ha lasciati più tristi, più soli”, ha affermato, rilevando tuttavia come lui stesso non avrebbe voluto vedere tristezza al suo funerale. Poi il legame con la città “Bologna ha perso un figlio vero”, con i tratti tipici della bolognesità, dall'”aspetto schivo” a “quella sottile ironia”, dalla “profondità” alla “creatività” e la sua capacità di essere “amico di tutti”. Nel ricordarlo come artista che “lasciava scolpite nelle nostre anime la parola e la musica”, p. Boschi ha fatto riferimento alla fede di Lucio Dalla, una fede non ostentata, ma mai nascosta: egli, ha detto il domenicano, nutriva “una profonda sete di Dio, dell’assoluto” e in un mondo “così assediato, mediatico, rumoroso, dove tutti parlano” e “nessuno ascolta”, “Lucio trasmetteva gioia perché attingeva a questa fonte”.
Nel cielo limpido. “La sua fede ha concluso l’omelia il religioso passava attraverso l’uomo”, con un’attenzione per “tutta l’umanità”. E in questo pomeriggio domenicale in tanti sono venuti a salutarlo: c’erano gli amici del mondo della musica e quelli che incontrava passeggiando per Bologna, o nelle altre città che frequentava, le autorità e i senzatetto, giovani e anziani accomunati dall’amore per la sua musica. La cerimonia funebre è proseguita con le preghiere dei fedeli lette dal priore di Bose, Enzo Bianchi, quindi verso la fine il ricordo dei frati francescani di Assisi e del suo “pupillo” Marco Alemanno. Dopo la benedizione finale, la bara è tornata sulla piazza, la gente lo ha salutato ancora una volta mentre l’auto si avviava verso il cimitero. All’imbrunire a Bologna rimangono le note delle sue canzoni riprodotte di continuo e dal maxischermo davanti al palazzo del Comune una sua immagine, di spalle, che guarda il cielo. “Se ieri stavi con noi sotto il cielo di Dio, ora stai in quel cielo limpido”, hanno scritto i frati del Sacro Convento di Assisi. Non è la fine, per lui è cominciato il secondo tempo.