ANGELUS

Uno squarcio inatteso

Che cosa significa “trasfigurazione”?

Buon per noi che gli apostoli non hanno capito quanto Gesù annunciava! Gliene sono grata.
Balza, infatti, sempre in primo piano e con vigore il dissidio fra la nostra logica umana e la logica evangelica che Gesù incarna: "…perché non ragionano secondo Dio, ma secondo gli uomini".
Non solo quindi possiamo sentirci simili nel nostro cammino, ma trovare anche conforto e ragione, perché il Maestro ha donato quella chiave che consente di passare per ogni evento, per ogni difficoltà, trasfigurandola.
Che cosa significa "trasfigurare"?
Non far quadrare il cerchio e risolvere dubbi, agitazioni, problemi con il colore rosa, una superficialità emotiva e parole persuasive, ma indicare in Sé stesso un mistero in due battute che si compenetrano: il presente, gravido della sua Passione Morte, che attende però solo di essere trapassato dalla Luce del futuro, su cui ci è dato di gettare uno sguardo per restarne colpiti una volta per sempre.
Uno squarcio inatteso, come un dono inaudito che sorprende, strappa perciò la nostra storia, in cui "il buio fitto della sua passione e morte" provocherà sgomento, timore e scandalo, con un’anticipazione luminosa che può modellare diversamente l’esistenza. Sul monte alto, dinanzi ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù "fu trasfigurato", narrano i Vangeli.
Anche noi conosciamo una qualche esperienza di "trasfigurazione" quando la gioia rende diversi i tratti del volto di una persona, quando una forte ispirazione artistica colpisce e si trasmette con e attraverso una persona particolarmente comunicativa. L’arte è stata, nel corso dell’umanità peregrinante, sempre una grande mediatrice di spiritualità e di speranza.
La "luce sfolgorante" però che si irradia dal Volto e dalle vesti di Gesù possiede una valenza diversa: è Luce da Luce, Luce eterna e immutabile, dono di grazia. In questa luce noi possiamo già vederci come il Padre ci vede, nella pienezza, perché Mosè ed Elia (tutta la rivelazione al popolo d’Israele) accanto al Figlio rappresentano quella dimensione che ci attende e cui aneliamo.
Non lo diciamo da noi, dal basso, da quella che può essere una ricerca di senso nella vita e per la vita, quindi autoreferenziale e rassicurante, ma ne riceviamo il dono dall’alto, dalla stessa fonte perenne della Luce, dal Padre.
Non è una luce esteriore che conosce il tramonto, l’esaurimento della batteria o anche l’estinzione, è una "luce interiore", è Gesù stesso che chiede di abitare la tenebra per illuminarla dal di dentro, Egli è "la lampada che non si spegne mai".
Lampada però che va alimentata, per il fatto di essere dono gratuito, non esime dalla cura, dall’attenzione, papa Benedetto, oggi nell’omelia alla messa in una parrocchia di Roma e all’Angelus, ne precisa la modalità nel ritagliare "ogni giorno qualche momento per la preghiera silenziosa e l’ascolto della Parola di Dio".
Fissare gli occhi sulla Croce non produrrà più orrore e rifiuto ma susciterà una consapevolezza nuova, nutrita dalla comprensione che "la strada per giungere alla gloria, la strada dell’amore luminoso che vince le tenebre del male, passa attraverso il dono totale di sé, passa attraverso lo scandalo della Croce".
L’esodo del popolo d’Israele è stato un percorso di liberazione dalla schiavitù d’Egitto, ma anche dal proprio cuore indurito che doveva aprirsi all’ascolto dell’Altissimo, proprio come il nostro esodo nella storia, dalla nascita alla morte, che può, perché vive in un regime di libertà, raggomitolarsi come un porcospino per difendersi dalle inquietudini, dalle obiettive e reali difficoltà, ma può anche fondarsi sulla fede e dilatarsi in una sicurezza che non nega il male, non nega le ferite inferte e tanto meno le rimuove. Ricevuto il dono è necessario lasciarlo incidere sulla nostra pelle il "mistero di sofferenza", che è poi la "beata passione", per la sola ragione che è "mistero di amore straordinario di Dio".
Tutti cerchiamo sempre di passare da un registro di provvisorietà a uno di stabilità, di definitività (non solo economica che, però, non è proprio da sottovalutare), ne consegue che se Luce è presente ed offerta può diventare "esodo definitivo".
Non solo avvolti dalla Luce ma diventati noi stessi Luce, possiamo transitare protetti e sicuri, affrontare la nostra Passione e Morte, perché Egli, prima di noi e per noi, vi è passato.
Ci attende "la porta verso la libertà e la novità della Risurrezione", non balorda sensazione ma reale vittoria "di Dio, del Bene, dell’Amore".