CHIESA E CINEMA
Un prete e ”Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini
Ha convinto Pierpaolo Pasolini, a film già ultimato, a tornare sul set de "Il Vangelo secondo Matteo" per girare le scene dei miracoli e della Risurrezione. Senza la sua mediazione, inoltre, il primo "Francesco" di Liliana Cavani non avrebbe avuto il "via libera" alla distribuzione, osteggiata in molti ambienti. Questo, in sintesi, il ritratto di mons. Francesco Angelicchio "don Checco", come lo chiamavano familiarmente i suoi parrocchiani la cui figura è stata ricordata oggi, al centro Elis di Roma, in occasione del 90° anniversario della nascita di Pierpaolo Pasolini. Durante l’incontro, è stata presentata un’inedita intervista Rai di Rossella Alimenti con mons. Angelicchio, da cui si evince che "il ruolo di don Francesco nella realizzazione de ‘Il Vangelo secondo Matteo’ di Pasolini è stato determinante". A farlo notare è stato Michele Crudele, direttore del Centro Elis, che si trova nel quartiere di Casal Bruciato, uno dei luoghi frequentati dal regista, vicino alla casa che lo accolse a Roma, a Rebibbia, oggi diventata per volere del Comune una "casa della poesia". Mons. Angelicchio avvocato romano e primo italiano che ha chiesto l’ammissione all’Opus Dei, ordinato sacerdote nel 1955 e chiamato da Giovanni XXIII a istituire e dirigere il Centro cattolico cinematografico è morto nel 2009 a 88 anni proprio al Centro Elis, da parroco di San Giovanni in Collatino, all’interno del complesso.
Senza devozionismi. "Mons. Angelicchio, che allora era direttore del Centro cattolico cinematografico, si assunse la responsabilità presso le sedi della Chiesa ufficiale, e il film andò in onda ed ebbe molto successo". Così la regista Liliana Cavani ha raccontato il suo rapporto con don Francesco, cominciato nel 1966, quando girava il suo primo "Francesco", realizzato grazie alla Rai come "film a bassissimo costo", girato dal punto di vista di "un cronista dell’epoca, che vuole percepire la realtà di Francesco mentre accade nelle strade di Assisi". Allora, l’impatto di una pellicola con simili caratteristiche era "molto forte", ma anche grazie alla mediazione di mons. Angelicchio il film venne presentato al Festival di Venezia ed "ebbe molto successo". Fu sempre tramite don Francesco che Liliana Cavani conobbe e incontrò Pierpaolo Pasolini, in una "lunga intervista" a casa sua. "Il ‘Francesco’ di Liliana Cavani fu uno tsunami", ha testimoniato Ettore Bernabei, all’epoca direttore generale della Rai: "Non era latte e miele, tipico della tradizione cattolica, era un Francesco che affrontava problemi duri, come la ricchezza e la povertà". "Bisogna aver pazienza e seminare, proprio come ha fatto don Francesco", ha detto Bernabei citando per analogia il successo dei film tv sulla Bibbia e di "don Matteo": "Quando i temi religiosi vengono narrati senza devozionismi, ma con realtà, aiutano la gente a riflettere".
Spin doctor. Una sera, più o meno all’ora di cena, arriva una telefonata inattesa. All’apparecchio è il Papa in persona, che chiede a un sacerdote di recarsi immediatamente nei suoi appartamenti privati. Protagonisti della storia: don Francesco Angelicchio che narra l’episodio nell’intervista rilasciata a Rossella Alimenti e Paolo VI. La richiesta, che può sembrare insolita, è quella di essere il "selezionatore personale" di film lo spin doctor in ambito cinematografico, si direbbe oggi per un Pontefice. "Non vorremmo chiudere questa finestra sul mondo che è il cinema", il desiderio del Pontefice. Il primo film che "don Checco" consiglia a papa Montini e che vedono insieme, come le altre pellicole, ogni settimana è "L’ultimo inverno" di Ingmar Bergman, il primo film italiano "Otto e mezzo" di Felllini. Molto ricco di umanità è il racconto che "don Checco" fa della genesi de "Il Vangelo secondo Matteo". "Ho avuto un brivido, Dio ce la mandi buona", il primo commento del sacerdote appena saputa la notizia dell’idea di Pasolini dal suo produttore, Alfredo Bini. "Poi mi ha raccontato come è nato il film: era in viaggio ad Assisi, ospite della Pro Civitate Christiana ha trovato il Vangelo in stanza e, nello stesso pomeriggio in cui Giovanni XXIII era in viaggio per Loreto e stava per fare una tappa nella città di san Francesco, si è letto tutto il Vangelo di Matteo, e ha detto: ‘Qui viene fuori un film su Gesù Cristo, c’è tutta la sceneggiatura’". Della sua vocazione sacerdotale, mons. Angelicchio dice: "Stavo andando per la mia strada, pensavo di farmi una famiglia. Sono stato dirottato da Gesù". Poi il ricordo dell’udienza concessa a Roberto Rossellini da Paolo VI, grazie alla sua mediazione: "Lui entrò, io rimasi in anticamera per lasciarlo libero di parlare", racconta "don Checco" riferendosi al regista: "Ma dopo un po’ il Papa mi chiama e mi dice: ‘Venga, mi sta dicendo cose molto interessanti…’". E così sono nati gli "Atti degli Apostoli", miniserie per la tv firmata dal padre del Neorealismo. Negli anni Settanta mons. Angelicchio fu nominato parroco della chiesa di san Giovanni Battista in Collatino che sorge nel complesso Elis, un centro di formazione promosso da fedeli dell’Opus Dei su desiderio di Giovanni XXIII e che fu inaugurato da Paolo VI nel 1965 in un quartiere difficile.