CHIESA ED EUROPA
Incontro dei vescovi del Sud-Est Europa a Strasburgo
“La nuova evangelizzazione e le sfide della secolarizzazione” passano anche attraverso le istituzioni europee. Per questo le Chiese europee sentono la responsabilità di essere “presenti in questi fori” promuovendo “un dialogo tra fede e ragione”, “una testimonianza della carità che diventa anche segno della presenza di Dio”. A spiegare le ragioni che hanno spinto quest’anno i presidenti di nove Conferenze episcopali del Sud-Est Europa a recarsi a Strasburgo, dove ha sede il Consiglio d’Europa, è mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). All’incontro – promosso dal 5 all’8 marzo dal Ccee in collaborazione con la Missione permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa sono presenti i presidenti dei vescovi di Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Moldavia, Romania, Turchia e della Conferenza episcopale internazionale Santi Cirillo e Metodio. A Strasburgo i vescovi stanno incontrando alcuni responsabili del Consiglio d’Europa con i quali discutono di democrazia, diritti dell’uomo, dimensione religiosa del dialogo interculturale, nonché delle ultime sentenze presso la Corte europea, specialmente quelle legate alla religione e alla Chiesa. Momento particolarmente importante sarà la Messa per l’Europa, mercoledì 7 marzo nella cattedrale di Strasburgo. Alla celebrazione, che sarà presieduta dall’arcivescovo della città, mons. Jean-Pierre Grallet, sono invitate numerose persone impegnate nelle istituzioni europee: eurodeputati, ambasciatori e funzionari del Consiglio d’Europa, giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo, membri di comunità e organismi ecclesiali che partecipano al cammino europeo.”Obbligati ad essere protagonisti”. “Il Consiglio d’Europa sottolinea mons. da Cunha fa parte di quelle realtà nate nel dopoguerra che volevano essere promotrici della pace e della giustizia”. Rispetto dunque alla difesa dei diritti umani e di alcuni valori fondamentali, “la nascita del Consiglio d’Europa prosegue il segretario generale del Ccee – è stata senza dubbio un passo importante”. La domanda a cui stanno cercando di dare una risposta i vescovi europei presenti a Strasburgo è: “Come fare per promuovere la verità dell’uomo e della donna, la vera ecologia umana che i Papi, da anni, invitano a porre al centro dell’attività politica?”. Da Cunha sottolinea come i diritti dell’uomo, lo Stato di diritto e la democrazia siano “valori che sono considerati comuni e trascendenti a ogni cultura. Ma quali sono domanda – i fondamenti di questi valori? Per noi è impossibile parlare di valori senza un riferimento alla dignità dell’uomo, e quindi al Creatore e alla natura da lui creata”. Da qui la necessità per la Chiesa di entrare anche nei contesti istituzionali europei. “La questione spiega mons. da Cunha – è politica, ma ancora prima è pre-politica, culturale, perché riguarda il significato della vita personale e sociale, e quindi i fondamenti della convivenza umana. Come Chiesa siamo sicuramente coinvolti”, “obbligati ad essere protagonisti”. L’interesse verso il Consiglio d’Europa, perciò, è dettato dal fatto che “qui si definiscono linee e quindi si fa cultura, modo di pensare che dopo diventa legge e proposta educativa per tutti i giovani”. La voce delle minoranze. “Nonostante le difficoltà e le sofferenze, ogni popolo, ogni nazione ha la sua ricchezza, i suoi valori”, e se qualcuno venisse lasciato fuori “ne uscirebbe un’Europa che non è fedele al progetto dei suoi fondatori, che l’hanno pensata come casa comune dove tutti i popoli che la abitano hanno la stessa dignità, gli stessi diritti e gli stessi obblighi”. A parlare a nome di una Chiesa di minoranza, come spesso si trova la Chiesa cattolica nel Sud-Est Europa, è mons. Anton Cosa, vescovo di Chisinau (Moldova), guida spirituale di 20 mila cattolici sparsi nelle 18 parrocchie presenti sul territorio nazionale. “Una nazione spiega mons. Cosa – posta tra la cultura latina e slava, tra Oriente e Occidente. Con un passato travagliato e doloroso che ha oggi molto da dare e da dire. I moldavi aggiunge – cercano un’esperienza che li conservi nella propria identità e li sostenga in questo loro cammino. Non è possibile per una nazione piccola come la nostra vivere isolata: se fossimo obbligati a farlo, sarebbe un suicidio”. Parlando dell’incontro di Strasburgo, lo vede come “un momento di comunione e di condivisione, ma anche di confronto con realtà verso le quali l’Europa ci orienta per una convivenza pacifica e fraterna in una società che è diventata sempre più eterogenea a causa dell’immigrazione”. All’Europa i vescovi chiedono “apertura verso la religione e la Chiesa, che significa apertura ai valori europei che ancora sono cristiani, e speriamo restino sempre ancorati alla loro radice cristiana”.