UE
Le conclusioni del Consiglio europeo su crescita e lavoro
A conti fatti, la parola più ricorrente al Consiglio europeo dell’1 e 2 marzo è stata “fiducia”. È risuonata attorno al tavolo del “vertice di primavera”, tradizionalmente dedicato ai temi economici; è stata ribadita durante gli incontri bilaterali, le conferenza stampa, le dichiarazioni “volanti” rilasciate dai capi di Stato e di governo al termine del summit. L’Europa non è ancora fuori dal tunnel della crisi, ma di rigore, austerità, tagli e sacrifici si è ragionato abbastanza: sembra giunta l’ora di tornare a parlare di crescita, di “speranza”, persino di “solidarietà”, termine che non faceva capolino in sede Ue da molto tempo.I risultati. Il Consiglio europeo ha affrontato i temi economici (e in particolare gli aspetti della crescita e dello stimolo all’occupazione), ha fornito l’occasione per la firma del nuovo “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria” (ossia il “fiscal compact”), ha assegnato alla Serbia lo status di Paese candidato, ha affrontato la situazione in Siria (sanzioni, aiuti umanitari, azione politica sulla scena internazionale coordinata in particolare con la Lega araba) e quella in Bielorussia, dopo il ritiro delle rappresentanze diplomatiche dei 27. I leader hanno lasciato il palazzo Justus Lipsius, sede del Consiglio, rimarcando il fatto che si è guardato oltre la recessione, senza trascurare gli impegni per il rigore su debiti e deficit nazionali, indicando misure e impegni relativamente precisi per lo sviluppo, indirizzate su varie linee: mercato unico, occupazione giovanile, piccole e medie imprese, banda larga, project bond… Nelle Conclusioni sono segnalate inoltre le posizioni che l’Ue porterà in sede di G8, G20 e alla conferenza Rio +20 sull’ambiente e il cambiamento climatico. Alcuni nodi da sciogliere sono stati rimandati: ad esempio la consistenza del fondo salva-Stati permanente (Esm) verrà fissata entro marzo dai ministri finanziari; sull’ingresso di Bulgaria e Romania nell’area Schengen si tornerà a discutere nel prossimo mese di settembre.Nuove indicazioni. Resta il fatto che il vertice consolida alcune convinzioni. Anzitutto l’intesa ritrovata in sede Ue, con lo svolgimento di un summit “senza drammi” (come è stato più volte detto), segnala che in questi anni di crisi l’Europa sta imparando la lezione della condivisione dei problemi e della ricerca comune delle soluzioni. In secondo luogo il “fiscal compact” si dimostra più di un trattato “contabile”, dedicato esclusivamente a contenere i disavanzi e i debiti dei bilanci statali: appare piuttosto come un atto politico che rafforza la governance economica e in definitiva indica la strada per la salvaguardia del modello sociale europeo. Terzo punto, sul quale si è soffermato Herman Van Rompuy, confermato presidente del Consiglio Ue fino al 30 novembre 2014: “cresce il numero e il peso delle politiche esterne” che “vengono affrontate in sede europea in modo coordinato”, si tratti di Siria o di “primavera araba”, di Balcani o di democrazia in Russia, di politiche energetiche o di cooperazione allo sviluppo, di G20 o di lotta ai cambiamenti climatici.Per l’unione politica. A proposito del trattato “fiscal compact”, firmato da 25 Stati (Regno Unito e Repubblica ceca non aderiscono), Van Rompuy ha ricordato che “dopo la firma arriva il momento delle ratifiche. Dovete ora convincere i vostri parlamenti e gli elettori ha affermato, rivolgendosi ai capi di Stato e di governo – che questo trattato è un passo importante per riportare l’euro in acque sicure”. Il trattato diverrà infatti vincolante nel momento in cui lo avranno sottoscritto almeno 12 Stati firmatari e ora si presenta l’incognita dell’Irlanda che dovrebbe procedere a una ratifica per referendum popolare anziché per via parlamentare. Del resto vige la clausola che solo i Paesi firmatari potranno ricevere aiuti finanziari dal fondo salva-Stati (Esm) che entrerà in vigore a luglio e questo dovrebbe favorire il voto positivo degli irlandesi. Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione, ha commentato durante la cerimonia della firma: “Il trattato ridarà stabilità e fiducia alla zona euro e sancirà l’irreversibilità” della moneta unica. Angela Merkel, cancelliera tedesca, si è spinta oltre e ha dichiarato che il fiscal compact “è un passo importante verso una rafforzata unione politica”. Il trattato obbliga i Paesi aderenti a inserire la regola del pareggio di bilancio nelle rispettive legislazioni fondamentali, e preferibilmente nelle Costituzioni, e fissa i termini per la stabilità dei conti, sanzioni comprese.Cinque impegni. Le Conclusioni del vertice ricordano fra l’altro che “per il 2012 il Consiglio approva le cinque priorità di azione a livello Ue e nazionale enunciate dalla Commissione nella sua analisi annuale della crescita”. Gli impegni (con indicazioni operative) sono i seguenti: “portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita”; “ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia”; “promuovere la crescita e la competitività”; “lottare contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi”; “modernizzare la pubblica amministrazione”.