OTTO MARZO

Non solo una data

La situazione e il ruolo delle donne nel tempo della crisi

"Mi sembra un segnale molto bello, perché implica un’attenzione da parte della Chiesa – sulla scia di quanto ha fatto Giovanni Paolo II con la Mulieris Dignitatem – alla questione femminile, all’insegna della volontà di dialogare di più con la donna, considerata una ricchezza per il ruolo che svolge nella Chiesa e nella società". È il commento di Giulia Paola Di Nicola, docente di sociologia a Teramo e a Chieti e condirettrice della rivista "Prospettiva persona", alla richiesta di Benedetto XVI, per il tempo di Quaresima, di pregare anche per le donne. M. Michela Nicolais, per il Sir, in occasione della Festa delle donne ha chiesto all’esperta di "fare il punto" sulla questione femminile, a partire da una riflessione su come le donne stanno vivendo questo momento di crisi.

In momenti di forte crisi come questo, il lavoro rischia di diventare un miraggio, soprattutto per i giovani, e le donne sono le prime vittime dei tagli…
"Sicuramente in tema di lavoro, come dimostra l’attività di questo governo, le cose stanno bollendo: sia il ministro Fornero sia il premier Monti hanno espresso chiaramente la volontà di aiutare le donne e i giovani, due categorie da privilegiare in un momento di crisi. È ormai dimostrato che più alto è il tasso di partecipazione lavorativa delle donne, più è alto il tasso di sviluppo di una nazione. Il lavoro delle donne è dunque una ricchezza per il Paese, e favorirlo non va inteso come un’attività di assistenza bonaria per salvaguardare categorie svantaggiate. È interesse dell’Italia, insomma, che la percentuale delle donne lavoratrici aumenti: oggi, invece, le donne sono le più svantaggiate, e quelle più giovani non riescono ad avere un futuro che vada al di là di un lavoro precario. Così gravano sulle loro famiglie e si rivelano il soggetto più fragile, le prime a essere espulse o discriminate quando si devono operare dei tagli".

C’è per le donne italiane, oggi, un pericolo di regresso o di ripiegamento anche in altri settori?
"Certamente il pericolo è sempre in agguato, e io credo che per scongiurarlo sia urgente attivare una comune strategia, attraverso un’alleanza tra mondo cattolico e mondo ‘laico’. Ad esempio, partendo dalla consapevolezza che il rapporto coniugale non è solo qualcosa di spirituale o di romantico, ma rappresenta una fonte di benessere per il Paese: se marito e moglie non vanno d’accordo, anche prima di arrivare a vere e proprie patologie che possono poi sfociare in separazioni o divorzi, lavorano male, i figli hanno problemi continuamente, e tutto ciò si riverbera nella società. A mio parere, i corsi per fidanzati andrebbero promossi non solo dalla Chiesa, ma anche dai Comuni: ci vuole un minimo di consapevolezza di ciò che il matrimonio, anche non religioso, comporta, e in questo senso la preparazione ad esso è un tema educativo che diventa anche impegno politico".

Perché, invece, gli stereotipi, come quello della riduzione della donna a puro "oggetto di piacere", sembrano non conoscere crisi?
"È vero che certi stereotipi sul mondo femminile, specialmente quelli all’insegna di una sessualità ‘usa e getta’, sono duri a morire, ma è anche vero che oggi molte donne, pur di ‘arrivare’, farebbero di tutto, e quindi sono loro stesse a ‘promuovere’ questo tipo di mentalità. Per questo è necessaria un’educazione alla corporeità femminile, che renda consapevoli le donne del valore del proprio corpo come ‘tempio dello Spirito’, il quale implica rispetto, valorizzazione di sé, capacità di non svendersi. Lo slogan più attuale, anche per molte donne, è che l’importante è avere successo e andare avanti: l’educazione, invece, si nutre della stima di sé, della cura di sé, dell’amore per il proprio corpo e per quello degli altri, per contrastare tutto ciò che rappresenta uno svilimento della propria dignità".

Crescono, inoltre, gli episodi di violenza di cui sono vittime le donne…
"Se leggiamo le cronache più recenti, ci accorgiamo di essere in presenza di un vero e proprio ‘femminicidio’: donne uccise per gelosia, per incapacità di accettare la fine di un amore, per vendetta o ritorsione nei confronti delle ex mogli e dei loro figli… Senza contare quelle stuprate, abusate o perseguitate dallo stalking… Credo che la Chiesa, oltre a denunciare la strage dei cristiani, debba alzare la sua voce anche per denunciare la strage delle donne".

Quanto incidono i modelli femminili proposti dai media sui sogni e sui progetti degli adolescenti?
"Uno dei dati più allarmanti, secondo me, è rappresentato dall’alta percentuale di donne – ma anche di uomini – che non lavorano e non studiano, rimanendo dunque a carico delle proprie famiglie d’origine. Una condizione, questa, che si trascina fino ai 40 anni, e che si trasforma in una colpa che le donne pagano e pagheranno sempre di più. Anche quando le donne studiano – e mediamente sono più brave dei loro colleghi uomini – nella loro biografia personale spesso si trovano a dover constatare che studiare non è servito a niente, vista la corruzione e il carrierismo diffusi. Per contrastare questo ‘clima’ ci vuole uno spirito controcorrente che non possiamo chiedere a tutti, ma che è in fin dei conti quello più aderente allo stile del Vangelo".