CHIESA ED EUROPA

Un’anima per il continente

Concluso a Strasburgo incontro vescovi del Sud-Est Europa

“L’incontraci nella comunione in cattedrale è un segno di speranza per la nostra Europa che soffre la crisi e rischia di non vedere più il Cielo aperto sui propri Paesi e sui propri popoli”. Sono le parole pronunciate da mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, alla “Messa per l’Europa” che si è celebrata nella cattedrale di Strasburgo mercoledì 7 marzo. Una messa alla quale hanno partecipato i vescovi presidenti delle Conferenze episcopali di Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Conferenza episcopale Santi Cirillo e Metodio (Serbia, Montenegro, ex-Repubblica jugoslava di Macedonia), Grecia, Moldavia, Romania e Turchia. Erano presenti anche le persone impegnate nelle istituzioni europee: ambasciatori, responsabili e funzionari del Consiglio d’Europa, giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo, eurodeputati, autorità di Strasburgo e dell’Alsazia. Una “grande preghiera per l’Europa e per tutti coloro che sono diretti protagonisti della sua costruzione”. “È – ha aggiunto mons. Giordano – una testimonianza del posto di Dio nella sfera pubblica”.Essere più competenti delle questioni europee. Si è concluso così l’incontro dei presidenti di nove Conferenze episcopali del Sud-Est Europa a Strasburgo promosso, dal 5 al 7 marzo, dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) in collaborazione con la missione permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. “La questione più importante oggi – ha detto mons. Giordano – è quella che ci spinge a chiederci, se una civiltà può sopravvivere a lungo senza una grande religione che la sostiene e gli dia un’anima. E questo vale anche per l’Europa, questo continente che può vantare una lunga storia di civiltà e cultura. Dio è il punto di partenza per riuscire a guardare con uno sguardo nuovo la grande storia dei popoli e la cronaca quotidiana delle persone”. “Senza Dio – scriveva Benedetto XVI nella ‘Caritas in Veritate’ – l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”. Presentando quindi i motivi che hanno spinto in questi giorni a Strasburgo i presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa, mons. Giordano ha detto: “È urgente che i cristiani e le Chiese diventino sempre più coscienti e competenti delle questioni che sono affrontate a livello europeo e siano protagonisti nei luoghi dove si prendono le decisioni”.Il riconoscimento della personalità giuridica delle Chiese. Il riconoscimento della personalità giuridica delle Chiese cattoliche nei Paesi europei dove sono una minoranza. È uno dei temi “caldi” che è stato affrontato a Strasburgo dai vescovi del Sud-Est Europa, anche grazie alla presenza dei responsabili della Chiesa cattolica in Paesi come Grecia, Turchia e Cipro. Tra i temi particolarmente sensibili affrontati durante gli incontri con alcuni responsabili delle istituzioni europee, spicca dunque quello della libertà religiosa. “È stato importante – ha detto mons. Giordano a Sir Europa – rendere sensibili le istituzioni europee che ci sono difficoltà di libertà di religione che prendono talvolta la forma di marginalizzazione della religione dalla sfera pubblica e certe volte anche la forma di persecuzione. Occorre allora, da una parte, rendere sensibile l’Europa che esistono queste situazioni e, dall’altra, utilizzare tutti i mezzi che l’Europa ha, per affrontare la questione”. Mons. Giordano ha ricordato a questo proposito le sentenze della Corte che “sono giurisprudenza in questo senso. Solo un anno fa per esempio, abbiamo discusso la sentenza sul caso italiano Lautsi, una sentenza che ha affermato il diritto dei Paesi al rispetto delle proprie tradizioni, convinzioni e fede, una sentenza che è rimasta centrale nel dibattito”.Positivo faccia a faccia. “Le Chiese – ha aggiunto mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee – chiedono che siano riconosciute come personalità giuridiche così che possano meglio svolgere la loro missione con tranquillità e con la pari dignità che godono nei rispettivi Paesi le altre realtà religiose”. “Il Consiglio d’Europa – ha proseguito mons. Da Cunha – è poi un centro dove vengono discusse tematiche culturali e pre-politiche come la difesa della vita, della famiglia, della libertà di coscienza”. Questo incontro, ha concluso il segretario generale del Ccee, “è servito per ricevere informazioni sulla storia e sul funzionamento del Consiglio d’Europa. Abbiamo conosciuto le persone responsabili delle diverse istituzioni e individuato in che modo il Consiglio d’Europa può essere più utilizzato per il bene della Chiesa e dei popoli che questi vescovi rappresentano. Credo quindi che sia stato utile per il futuro”. Ne “esce la speranza che il Consiglio d’Europa possa fare eco alle preoccupazioni e alle attese della Chiesa. Ma anche la speranza che in questi giorni di confronto il Consiglio d’Europa conosca meglio le Chiese sapendo che esse sono interessate e attente a quello per cui si sta lavorando qui. Da questo faccia a faccia, non possono che uscire cose positive e non per un interesse privato per le Chiese ma per i popoli che esse rappresentano”.