ANGELUS

Pietra viva e orante

Benedetto XVI indica la strada che porta al tempio di Gesù

Nelle rivolte studentesche e sindacali quante volte vi è capitato di giustificare ogni gesto di violenza rifacendosi al gesto di Gesù che scaccia dal tempio i venditori di animali e i cambiamonete?
A me spesso, anzi troppo spesso, creando confusioni di piani e di interventi, talvolta lasciandosi trasportare dalla collera e rispondendo a violenza repressa con violenza esplicita.
Papa Benedetto ci introduce nell’intento di Gesù e ci offre la chiave interpretativa su piani diversi, profetico e politico rivoluzionario, di quello che è un “gesto simbolico”. E come tale va letto e conosciuto.
Se accadesse oggi in uno dei grandi santuari da tutti venerati, pur anche fuori dal recinto orante, l’autore quale fine farebbe? Una denuncia scatterebbe all’istante, dovrebbe ripagare i danni, chi lo salverebbe dall’ira dei commercianti?
Niente di tutto questo accadde a Gesù. Dove si trova il bandolo? Va ricercato nella “autorità”, infatti i discepoli Gli dissero “dimostraci che agisci veramente a nome di Dio”.
Gesù non fu mai un violento, un agitatore di folle, un mestatore "al pugno il pugno", avrebbe potuto imboccare questa strada e fare… carriera… sarebbe stato l’ennesimo tiranno, l’ennesimo duce, di quanti lo precedettero e, purtroppo, lo seguirono.
Il culmine della sua carriera fu la Croce. Indubbiamente per “odio dei nemici” ma più profondamente perché scuote, con forza dirompente, la violenza stessa.
Alla violenza Egli oppose l’estrema violenza non violenta della morte e di quale morte poi, “il suo è lo zelo dell’amore che paga di persona, non quello che vorrebbe servire Dio mediante la violenza”.
Questo il “suo segno”, cioè “la sua morte e risurrezione”.
E il nostro, oggi? Se non vogliamo finire nel branco dei distruttori, di coloro che protestano danneggiando e, spesso, sono solo assoldati per scatenare la rabbia accumulata nella loro vita male impostata e peggio vissuta.
La Pasqua, la meta del cammino del quaranta giorni che stiamo percorrendo, magari con fatica e con giornate pesanti, racchiude il grande segno che può, se lo vogliamo incidersi nella nostra vita come “il culto dell’amore”.
Sono le solite buone parole rivolte a placare chi stenta e vorrebbe ribellarsi? È quella sorta di panacea universale che assomiglia ad una camomilla quando ci sarebbe bisogno di un forte energetico?
Può anche essere, se ci si arresta sulla soglia delle parole ma se le si declina nel concreto la camomilla si rivela una bevanda di potenziale dirompente:
– “purificare i nostri cuori e i nostri spiriti e liberarci dalle nostre paure e dai nostri dubbi”: il lavoro precario e la tentazione dell’assalto a tutti i costi, magari illeciti, per impadronirsene; le trame occulte che ledono la fama altrui per mettere noi stessi sul piedistallo; la sguardo invidioso verso chi riesce e noi ci constatiamo all’ultimo posto;
– rovesciando le posizioni di cui sopra: allontanando lo sguardo da chi si trova rapito e seviziato nel deserto; pensando alle proprie vacanze quando i vicini non riescono a sfamarsi; non prestare attenzione agli appelli dei piccoli che vengono assoldati e fatti diventare guerriglieri… e chi più ne ha più ne metta.
Il gesto profetico di Gesù fora il suo presente e ci colloca già in quel Tempio che è il Suo Corpo e ben sappiamo che possiamo lasciarcene plasmare per grande e immeritato dono.
Quale la via?
Diventare “pietra viva” di questo edificio, pietra orante “nella fecondità del silenzio e della preghiera”. Chi ha battuto questa via, anche solo per qualche momento, sa che questa dolce violenza di attenzione allo Spirito, è l’unica che porta pace e felicità.
“Il Sacramento della Penitenza” ci consente di lasciare sempre “rinnovare in noi” la presenza di Gesù e diventare “un nuovo Tempio, in cui Egli abita”. Da cui non deve scacciare nessuno ma solo infondere nuova carica al “culto dell’amore”, che, diciamocelo chiaramente, non ci è congeniale perché ci tocca nelle profonde fibre dell’egoismo. Se lo avvertiamo, magari incipiente in noi, allora la Pasqua è vicina!