SCUOLA PARITARIA
Un dossier dell’Agesc su numeri, costi e risparmi
Un adeguamento dei fondi per il sistema scolastico paritario "da realizzarsi gradualmente nel giro di tre anni 200 milioni di euro in più all’anno usando un mix di strumenti che comprenda da una parte le convenzioni attualmente in atto e dall’altra una detrazione fiscale alle famiglie, in attesa di poter adottare strumenti più equi e adeguati all’interno delle norme generali per l’istruzione". A chiederlo, "in attesa che anche l’Italia adotti gli standard europei", è l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) nel dossier "Scuola statale e paritaria: numeri, costi e… risparmi" pubblicato ieri per offrire "un contributo informativo e propositivo". Il dossier evidenzia in particolare i costi della sistema scolastico statale e paritario dal 2006 al 2009, ultimo anno in cui si conoscono i dati del ministero dell’Istruzione. Dopo il calo progressivo dei finanziamenti al sistema di istruzione paritario, è gravissimo, secondo l’Agesc, l’ulteriore taglio di oltre 25 milioni di euro effettuato tra il 2009 e il 2011: da 521.924.948 a 496.876.000, pari al 4,8%, mentre gli studenti del sistema paritario sono aumentati ancora di circa l’1%.
Sussidiarietà al contrario. Nel 2007 l’Agesc aveva calcolato la spesa sostenuta dallo Stato per ogni studente di scuola paritaria. Le tabelle indicano un costo annuo per alunno di euro 584 nella scuola dell’infanzia (euro 5.828 nella statale), 866 nella primaria (6.525 nella statale), 106 nella secondaria di primo grado (7.232 nella statale) e 51 per le superiori (7.147 nella statale). Complessivamente il risparmio per lo Stato nel 2006 è stato di circa 6 miliardi di euro, a fronte di un finanziamento al sistema paritario di circa 532 milioni per un milione e 30 mila studenti. Per questo l’Agesc parla di "sussidiarietà al contrario, della famiglia a favore dello Stato". Dal 2006 a oggi la popolazione scolastica continua a crescere mentre la spesa di Stato ed Enti locali cala di un miliardo e 100 milioni: dai 55.752 milioni del 2006 (circa 532 alla scuola paritaria) ai 54.648 milioni del 2009 (circa 522 alla paritaria), secondo fonti Miur. "Con circa il 12% degli studenti, le scuole non statali paritarie hanno ricevuto un finanziamento che è inferiore all’1% della spesa pubblica complessiva commentano i ricercatori dell’Agesc . Per quanto riguarda i tagli, nel 2009 rispetto al 2006 sono stati nell’ordine del 2% sia per le paritarie che per tutta l’istruzione". Paragonando le cifre della scuola paritaria con quelle della statale, "in media per ogni alunno del sistema paritario risulta un risparmio per lo Stato di circa 6 mila euro (euro 5.974)".
Inadeguato l’impegno dello Stato. Ma i tagli subiti dal sistema scolastico paritario sono ancora più pesanti se si considera che fra il 2004 e il 2009 gli alunni disabili nelle scuole paritarie sono cresciuti del 7% l’anno (contro il 4,5% nelle statali) e gli alunni stranieri sono aumentati del 49%. Secondo l’Agesc, "l’impegno dello Stato nell’attuare i principi costituzionali della parità scolastica e dell’equipollenza di trattamento fra tutti gli studenti è inadeguato ed esiguo; i tagli in questi anni hanno riguardato in misura forte anche la scuola non statale; le campagne di opinione pubblica sui finanziamenti alle scuole ‘private a scapito della scuola statale sono assolutamente false". Considerando inoltre le differenze sulla distribuzione delle risorse pubbliche a livello regionale (da un massimo di euro 783 per abitante in Calabria a un minimo di 442 in Liguria), l’Agesc auspica una "vera razionalizzazione dei costi".
Investire in istruzione. Secondo l’"Education at a Glance 2011" dell’Ocse, gran parte dei Paesi membri finanzia il sistema scolastico non statale coprendo fra il 50 e l’80% dei suoi costi; in sei Paesi del Nord Europa il finanziamento supera l’80% e in Svezia arriva al 93%. "In questo momento di crisi dei conti dello Stato osserva l’Agesc un investimento simile non pare realisticamente proponibile né alla politica né all’opinione pubblica italiane, anche se esso, come è successo in Svezia, nel giro di un decennio porterebbe ad un abbattimento del costo della scuola statale superiore alle risorse destinate alle scuole non statali; purtroppo in Italia non è ancora possibile ragionare in termini economici sul tema della parità, perché prima vengono sempre i pregiudizi ideologici e le conseguenti campagne di disinformazione". Tuttavia è "possibile e ragionevole proporre un limitato incremento del finanziamento che, secondo la ricerca scientifica svolta dall’Università di Genova unitamente al Politecnico di Milano (da Luisa Ribolzi e Tommaso Agasisti), porterebbe lo Stato a risparmiare o comunque a non veder crescere le proprie spese". In pratica, afferma l’associazione, "la ripresa economica deve essere affiancata da un risveglio di tutta la società" e "in questo momento delicato investire in istruzione significa superare prima e meglio le difficoltà in cui versa il nostro Paese". Di qui la richiesta di "attuare anche economicamente la legge 62 e razionalizzare le spese dello Stato" se "davvero vogliamo aiutare" i conti pubblici e "lo sviluppo" dell’Italia.