Legge sulla blasfemia in Pakistan: incontro a BruxellesEntrata in vigore nel 1986, la legge sulla blasfemia in Pakistan sta mietendo numerose vittime, accrescendo le forme di discriminazione verso le minoranze religiose nel Paese rispetto alla maggioranza islamica. Tale legge contempla nei casi estremi la condanna a morte. Secondo i dati forniti dalla Commissione nazionale di Giustizia e pace (Ncjp), un organismo della Chiesa cattolica pakistana, dal 1986 all’agosto 2009, almeno 964 persone sono state incriminate. Di queste, 479 sono musulmani, 119 cristiani, 340 ahmadi, 14 indù. Joseph Francis, pakistano cristiano che vive nel Regno Unito alla guida dell’organizzazione non governativa Center for Legal Aid Assistance & Settlement, in visita al Parlamento europeo lo scorso 7 marzo, ha confermato il drammatico quadro che vige in Pakistan. Francis ha particolarmente ricordato la vicenda di Asia Bibi, la prima donna condannata a morte nel 2010 per effetto della legge. L’incontro con Francis è avvenuto a un anno (2 marzo 2011) dall’omicidio del ministro pakistano Shahbaz Bhatti, cattolico, impegnato proprio a difendere le minoranze religiose nel suo Paese e contrario alla legge sulla blasfemia. Le principali vittime della legge sono del resto le donne: secondo il Ncjp, una donna su due viene avvicinata nel tentativo di convincerla a lasciare la religione professata e ad abbracciare, spesso dietro violenze, l’islam. In continuo aumento sono inoltre i procedimenti penali contro i nuovi convertiti al cristianesimo. Il risultato é che il Pakistan secondo quanto affermato all’Europarlamento – è un Paese non solo economicamente compromesso, ma anche “paralizzato a livello delle istituzioni democratiche e delle strutture della società civile”. Joseph Francis ha concluso la sua visita ricordando che “le minoranze religiose in Pakistan sono vittime di una discriminazione costituzionale: la libertà religiosa e i diritti sono solo sulla carta, non nella realtà”. Schulz (Parlamento Ue): sicurezza nelle centrali nucleariL’Ue27 “dipende per il 30%” dall’energia atomica”, ma “sul nucleare le posizioni sono diverse in Europa”. A un anno dal disastro di Fukushima “il dibattito deve proseguire e comunque occorre assumere maggiori iniziative per garantire la sicurezza dei cittadini”. Martin Schulz, presidente dell’Europarlamento, ha aperto il 12 marzo la sessione plenaria dell’Assemblea con una dichiarazione sulla “triplice catastrofe che ha colpito il Giappone un anno or sono”, l’11 marzo: prima il terremoto, quindi lo tsunami e infine l’esplosione di tre reattori della centrale nucleare di Fukushima. Schulz ha reso omaggio alle 19mila vittime della tragedia, le decine di migliaia di feriti, le 340mila persone rimaste senza casa. “Abbiamo ammirato la dignità e il coraggio con la quale il popolo giapponese ha affrontato tali eventi e quegli eroi senza nome che sono entrati nella centrale per evitare il peggio”. Il presidente dell’emiciclo ha quindi soffermato l’attenzione sul “controverso dibattito” sviluppatosi in Europa; ha ricordato che sono stati realizzati stress test su 143 centrali nel territorio dell’Unione e che “la Commissione presenterà una relazione finale al Consiglio europeo del prossimo giugno”. “Quelle centrali che non hanno superato i test ha aggiunto Martin Schulz dovrebbero essere chiuse”. Il presidente ha quindi citato il problema connesso dello smaltimento delle scorie radioattive e la necessità di proseguire negli impegni assunti dai 27 Stati Ue sul fronte del risparmio, della efficacia e della differenziazione delle fonti energetiche.Commercio del cacao: accordo contro sfruttamento dei minoriUn accordo internazionale sulla produzione e commercio del cacao che vincoli i firmatari a migliorare le condizioni di lavoro in questo settore, specialmente per evitare lo sfruttamento minorile. È uno dei temi che erano posti nell’agenda della sessione plenaria dell’Europarlamento del 12-15 marzo a Strasburgo. Una risoluzione presentata al vaglio dell’emiciclo afferma che l’Ue, “quale principale consumatore mondiale di cacao, deve assicurarsi che non ci sia sfruttamento della forza lavoro minorile durante la raccolta delle fave di cacao”. Una nota del Parlamento europeo segnala infatti che “secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro oltre 215 milioni di bambini in tutto il mondo vengono utilizzati come manodopera” e alcuni studi indicano in particolare che i “bambini potrebbero essere stati obbligati a lavorare nelle fattorie di cacao in Ghana e in Costa d’Avorio”. Nel testo dell’accordo internazionale l’articolo 42 stabilisce che i Paesi aderenti “si adopereranno per migliorare il tenore di vita e le condizioni di lavoro delle persone che lavorano nel settore del cacao, compatibilmente con il loro grado di sviluppo e in ottemperanza dei principi riconosciuti a livello internazionale”.