TOSCANA
Nuove infrastrutture e consumi responsabili per far fronte alla siccità
La Toscana rischia di rimanere senz’acqua. È allarme siccità. Negli ultimi 30 giorni, nell’anno in corso, è piovuto il 25% in meno di un anno fa. Se poi si prendono come riferimento gli ultimi 90 giorni è piovuto il 50% in meno del 2011. Per questo motivo la Regione ha deciso di correre ai ripari. La tabella di marcia regionale prevede un nuovo impulso alle opere già finanziate per ridurre i rischi di carenza idrica, un regolamento regionale che ottimizzi l’uso dell’acqua, azioni urgenti per avere una gestione ottimale delle risorse dell’invaso di Montedoglio (Ar) e un coordinamento delle autorità di bacino, delle Province e dei gestori del servizio idrico integrato per monitorare la situazione. È stata insediata una commissione composta da Regione, Province, Ato, Arpat, Autorità di bacino e gestori che avrà il compito di varare una serie d’iniziative per ottimizzare l’uso delle risorse disponibili e monitorare l’evoluzione della situazione. La Regione ha richiesto alle Province di fornire il quadro delle principali concessioni che riguardano gli usi plurimi della risorsa idrica (agricoltura, industria) e ha chiesto ai gestori di aggiornare i piani per l’emergenza idrica (piani che, per quanto riguarda l’ex Ato 4, che comprende Arezzo e parte della provincia di Siena, sono già in atto).No agli sprechi. “Sparite le piogge autunnali e invernali, speriamo in quelle primaverili”, dice Erasmo D’Angelis, presidente di Publiacqua, il più grosso gestore del servizio idrico in Toscana. “Ma ormai bisogna sempre più adattarsi al clima che cambia e mettere in campo investimenti in nuove infrastrutture e invasi e campagne per consumi responsabili. Non possiamo più solo dipendere dall’invaso di Bilancino: in questo inverno, per la prima volta, è pieno a metà”. Molto ridotte sono pure le portate delle risorse locali: pozzi, falde e torrenti. “Anche la neve caduta soprattutto nell’Alto Mugello continua non ha portato benefici perché si è sciolta soprattutto sul versante emiliano. L’emergenza ci costringe a una sovrapproduzione dei nostri grandi impianti con erogazione di una quantità d’acqua del 13% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Dobbiamo far fronte alle tantissime rotture, circa 300 in dieci giorni, e conseguenti perdite d’acqua causate dal gelo su tutto il territorio. In vista dell’estate con la Regione stiamo predisponendo piani di gestione in emergenza per ridurre i problemi anche nelle grandi città. Con l’Autorità di Bacino dell’Arno monitoriamo costantemente la situazione”. Di qui l’appello “a evitare sprechi e usi irresponsabili dell’acqua potabile. Bastano piccole accortezze, usiamola per esigenze strettamente potabili, alimentari e igieniche”.Più conoscenza. Per i geologi il problema è molto serio. Secondo Maria Teresa Fagioli, presidente dell’Ordine dei geologi della Toscana, “occorre una gestione più oculata della risorsa idrica e una conoscenza della quantità di acqua di cui la Toscana dispone, serve una gestione razionale delle acque” oltre che delle infrastrutture. “Buon senso vorrebbe continua – che ogni volta che si parla di limitazione dell’uso dell’acqua, come nelle emergenze idriche, si sapesse bene dove e quanta acqua abbiamo nelle falde, e magari anche di che qualità. Purtroppo, però, le acque sotterranee hanno il brutto difetto di non essere visibili. Per il loro studio, anche solo qualitativo, sono necessari strumenti tecnico-scientifici raffinati e un impegno conoscitivo approfondito e continuativo per ottenere stime attendibili. E troppo spesso, purtroppo, gli enti pubblici toscani si sono arresi davanti a tali complessità. Di qui la mancanza per la nostra Regione di un modello idrogeologico quantitativo di tutti gli acquiferi significativi e conseguentemente di un bilancio realistico per le acque sotterranee”. In Toscana non è disponibile una valutazione attendibile e costantemente aggiornata sulla risorsa idrica sotterranea, mentre altre Regioni come l’Emilia Romagna, evidenzia Fagioli, “sono riuscite ad avere una conoscenza idrogeologica del loro territorio dettagliata e costantemente aggiornata”. “C’è da domandarsi osserva come mai le tecniche di quantificazione e studio della risorsa idrica sotterranea non siano applicate dalla stragrande maggioranza dei nostri enti di controllo e di gestione, che preferiscono ancora applicare il solo principio geometrico’, ovvero usare il solo compasso per tracciare le aree di salvaguardia per i pozzi ad uso idropotabile”. Potrebbero essere realizzati nuovi invasi, anche più piccoli di Bilancino, ma soprattutto l’auspicio è “che, insieme con gli improcrastinabili interventi di monitoraggio, riparazione e manutenzione di quel colabrodo che è la rete di distribuzione acqua potabile, si ponga mano a un affinamento sistematico di conoscimento e programmazione dell’uso, su oggettive basi scientifiche, della risorsa idrica”.a cura di Simone Pitossi(16 marzo 2012)