UNIONE EUROPEA
Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, agli studenti dell’Università Cattolica
Non ci può essere crescita senza stabilità e non c’è stabilità senza solidarietà. È questa la via per uscire dalla crisi tracciata dal presidente della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso, davanti ai giovani che, questo pomeriggio, hanno affollato l’aula magna dell’Università Cattolica di Milano per assistere al primo incontro del ciclo "Colloqui sull’Europa", organizzato dall’Istituto di economia e finanza dell’ateneo.
Il rilancio degli Eurobond. "La crisi ha spiegato Barroso è stata causata da due elementi che si sono amplificati a vicenda: da un lato una crisi finanziaria, segnata da comportamenti irresponsabili e, dall’altro, l’elevato debito pubblico dei nostri Stati". Una crisi che ha evidenziato la necessità di "sviluppare meccanismi rapidi d’intervento", rilanciando il cammino d’integrazione verso il passaggio da "un’unione monetaria a un’unione economica". Da qui la soddisfazione di Barroso per l’approvazione, nei giorni scorsi, da parte di 25 Stati dell’Unione del "Fiscal Compact" che prevede forme di controllo più rigide da parte dell’Ue sui bilanci degli Stati che vi hanno aderito (tutti a eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca). Una misura considerata "essenziale per il nostro futuro" perché "ha rafforzato la nostra governance economica". Il passo successivo, secondo il presidente della Commissione, dovrebbe essere il rilancio degli Eurobond. "L’unione monetaria ed economica ha bisogno di una mutualizzazione del debito", ha ammesso Barroso che, nonostante l’opposizione di alcuni Paesi, considera la possibilità di emettere titoli europei come "una parte indispensabile della politica economica", soprattutto nei confronti dei "mercati globali".
Tre sfide per il futuro. Quello tracciato da Barroso è un quadro complesso in cui l’Unione è chiamata contemporaneamente ad affrontare "sfide interne ed esterne". "Ritorno da un viaggio in Cina e India ha proseguito dove mi sono reso conto di come se vogliamo difendere gli interessi e i valori europei, oggi abbiamo bisogno dell’Unione europea più che mai". Correggere i debiti pubblici dei Paesi in difficoltà è stato il primo passo, ma ora è necessario lavorare su crescita e occupazione, ha proseguito Barroso che ha sottolineato come "l’Italia, così come altri Paesi, ha preso decisioni coraggiose per ristrutturare la propria economia". Le parole "crescita" e "occupazione" sono risuonate più volte nel discorso del presidente che ha però invitato a non commettere gli errori del passato. "Quella di cui abbiamo bisogno ha spiegato è una crescita sostenibile che non può essere basata su un aumento irresponsabile del debito pubblico". Un’altra parola centrale è stata "innovazione". Non a caso, prima di arrivare all’Università Cattolica, Barroso ha fatto tappa ad Ispra, in provincia di Varese, dove all’interno del Centro di ricerca della Commissione Europea (Joint Research Center) ha inaugurato il nuovo "European Crisis Management Laboratory".
Il ruolo dei cittadini. L’intervento del presidente della Commissione europea si era aperto, dopo il saluto del prorettore vicario della Cattolica, Franco Anelli, con un saluto in italiano: "Sono felice di essere qui, in questa Università dove trovo gli stessi valori a cui s’ispira l’Unione europea: una realtà aperta alle idee delle persone, dove lo spirito d’innovazione convive con senso di comunione e appartenenza". Nel suo discorso Barroso ha anche voluto rimarcare l’unicità del progetto europeo: "L’Ue non è uno Stato federale ma un’Unione di Stati, non c’è niente di simile al mondo". Rispondendo alle domande degli studenti, a chi gli chiedeva del prosieguo del cammino d’integrazione europea, Barroso ha detto con una battuta: "L’Unione europea non deve essere poi così male se tanti chiedono di entrare e nessuno di uscire". Con il sorriso sulle labbra non ha nascosto, però, la necessità di "costruire una comunità politica più forte", un percorso in cui diventa centrale il coinvolgimento delle istituzioni a tutti i livelli. "La gente ha precisato parla spesso di Europa riferendosi a Bruxelles e a Strasburgo, ma anche Milano è Europa. Solo insieme possiamo andare avanti in questo progetto". Per fare questo è necessario il coinvolgimento dell’opinione pubblica, dei media e dei cittadini stessi. "In alcuni casi ha continuato Barroso assistiamo a un utilizzo della sussidiarietà (uno dei principi cardine dell’Ue) contro l’Unione". Barroso ha fatto l’esempio dell’istruzione e di una gestione nazionale che spesso finisce per far crescere le barriere tra Stati invece che abbatterle. Infine un accenno al percorso di allargamento con un riferimento a Serbia e Islanda. "Ci vuole prudenza e molto dipenderà dalla capacità di questi Paesi", ha concluso Barroso, ribadendo come sia "nel nostro interesse che l’Europa abbia una dimensione continentale".