CATTOLICI E POLITICA

Qualcosa di nuovo

Toscana: un percorso delle 18 diocesi per dare concretezza all”’Agenda di speranza”

(Firenze) – Domani nella basilica di san Lorenzo, a Firenze, con l’incontro "Cattolici protagonisti nella Toscana di oggi" prenderà il via un percorso nelle 18 diocesi toscane per l’attualizzazione, a livello regionale, dell’"Agenda di speranza" emersa dalla Settimana Sociale di Reggio Calabria. Alle 9.30 ci sarà il saluto di mons. Giovanni Santucci, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli e delegato per la pastorale sociale della Conferenza episcopale toscana. Alle 10 il colloquio con mons. Arrigo Miglio e Giuseppe Savagnone. Padre Antonio Airò, incaricato regionale della pastorale sociale, presenterà poi la proposta del percorso regionale. Alle 12.30 la Messa presieduta dal card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, e concelebrata dai vescovi della Toscana.

Itinerario spirituale e operativo. "Ci diamo appuntamento a Firenze – spiega mons. Giovanni Santucci – per un incontro che sia occasione per proporre alla nostra Regione un itinerario spirituale e operativo allo stesso tempo, che possa essere strumento di riflessione e di azione per i cattolici prima di tutto e per tutti al fine di affermare alcuni valori e principi che rischiamo di smarrire nelle convulse scansioni del tempo della convivenza, della politica e dell’economia". Secondo mons. Santucci, quello che viene proposto "è un impegno culturale, di conquista d’idee e convincimenti, prima ancora che politico o sociale, perché un camminare insieme è possibile quando è condivisa la meta". "Guardiamo alla vita – aggiunge – con la luce che ci viene dalla fede. Non abbiamo risorse, spirituali o morali, diverse dagli altri protagonisti della scena di questo mondo, ma abbiamo una luce che ci permette di orientare il cammino". "Mi pare bello – conclude il vescovo – pensare che questo appuntamento per studiare e riflettere, per motivare e proporre una visione nuova del rapporto vita-lavoro, nasca in Toscana, dove un umanesimo straordinario ha sempre trovato accoglienza ed espressioni, dalla pittura alla poesia, dalla musica alla scultura. Dobbiamo sentirci provocati e dare il meglio di noi perché il bene, il bello, il buono che sono doni di Dio, trovino modo di diventare storia".

Una boccata di aria fresca. "Le Chiese della Toscana, con i loro pastori, hanno deciso di prendersi un tempo di studio e di progettazione che possa portare energie nuove e una boccata di aria fresca alle nostre strutture, alle nostre abitudini pastorali, alle mentalità con cui guardiamo e andiamo incontro all’uomo di oggi e ai suoi bisogni", afferma p. Antonio Airò, indicando la direzione del cammino. La parola "protagonisti" (nel titolo dell’intontro), secondo p. Airò, riguarda "l’atteggiamento con cui ci mettiamo di fronte a questa occasione. Possiamo recepirla come una delle molte iniziative, un po’ rassegnati, un po’ svogliati, subendola più che facendola propria", oppure "leggere i segni dei tempi e decifrare in essi che qualcosa di nuovo, sotto la crisi, sta maturando e si sta muovendo". Tra i temi forti che i cattolici devono affrontare, quello del lavoro "che torna prepotentemente ad essere la questione essenziale della vita di molti, e quindi l’occasione di un dialogo fecondo con l’uomo di oggi sulla cultura del lavoro, cioè sulla vocazione di ciascuno a costruire un mondo migliore e abitare cieli nuovi e terre più pulite". Da non dimenticare, poi, "l’urgenza della questione educativa che attraversa la società di oggi, come una spaccatura tra le generazioni (dal ruolo della famiglia, dei media e della scuola, all’incertezza sul futuro, alla sete di speranza), specie in ambito giovanile". "Queste – conclude il religioso – sono solo alcune delle situazioni che, nascoste dentro le pieghe della crisi, possono costituire un’occasione preziosa per una Chiesa che guardi all’uomo con occhi di simpatia e che voglia raggiungerlo per annunciare la fecondità del Vangelo nella vita quotidiana, personale e sociale. Tuttavia saremo protagonisti di una stagione nuova solo se ci sosterremo reciprocamente, mobilitando e motivando persone e idee".

La fede e le opere. Ma a quale titolo i cattolici si occupano di temi sociali? Don Leonardo Salutati, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, risponde così: "Un problema che di continuo riemerge è quello della competenza della Chiesa in campi tecnici ed empirici come l’economia, la politica, la tecnica. Secondo l’opinione di molti non è compito della Chiesa trattare queste cose. Di fatto, però, tutti i Papi, a partire da Leone XIII, ribadiscono il dovere e il diritto a trattare gli argomenti economici e politici, rivendicando una competenza etica. Infatti, pur non avendo soluzioni tecniche, sistemi o programmi economici e politici da proporre, la Chiesa è, come dice la ‘Sollecitudo rei socialis’, ‘esperta in umanità’". "Ancora oggi – prosegue don Salutati – vi è chi predilige la trasformazione della società e chi la trasformazione dei cuori. Però la visione cristiana non ha mai separato la fede dalle opere ed è cosciente che esiste un progetto di Dio non soltanto sul singolo uomo, ma anche sull’intera storia dell’umanità che ha il suo traguardo nel Signore Gesù".