PARLAMENTO UE

Nell’interesse dei cittadini

Le decisioni dell’ultima plenaria

Mercato interno, infrastrutture energetiche, Servizio europeo di azione esterna: il Parlamento europeo, dopo la plenaria della scorsa settimana a Strasburgo (12-15 marzo), torna a Bruxelles per i consueti lavori delle commissioni e dei gruppi politici. Ambiente, bilancio, allargamento. Molteplici i temi legislativi che vengono trattati in questi giorni nella sede dell’Eurocamera, oltre a due speciali conferenze: in quella del 21 marzo l’Assemblea Ue, insieme ai rappresentanti del Parlamenti nazionali, prepara la conferenza Rio+20; il 22 marzo, invece, eurodeputati e parlamentari dei 27 Stati aderenti trattano del bilancio comunitario 2013 alla presenza del presidente della Commissione José Manuel Barroso e del primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt. Fra gli argomenti definiti in aula nella plenaria di marzo sono state votate tre risoluzioni inerenti l’allargamento. A proposito dell’Islanda – nonostante l’acceso dibattito interno sull’ingresso nell’Unione, i contenziosi sulla pesca e la mancata soluzione del problema “Icesave”, la banca on line islandese fallita, che raccoglieva capitali soprattutto nel Regno Unito e nei Paesi Bassi – si indica una adesione non lontana nel tempo. Sulla ex Repubblica iugoslava di Macedonia il Parlamento chiede d’altro canto che sia stabilita la data per l’inizio dei negoziati d’adesione. Molti invece i dubbi espressi sulla Bosnia-Erzegovina, visti i progressi troppo lenti delle riforme interne per avvicinarsi all’Ue.Lotta comune al diabete. L’ultima plenaria si è espressa anche su aspetti che toccano direttamente la vita dei cittadini. Una risoluzione approvata ad ampia maggioranza ha posto l’attenzione sul fatto che l’Ue abbia bisogno di una strategia comune per combattere il “crescente problema del diabete”. In particolare si indica la necessità di concentrare gli sforzi sulla ricerca, la prevenzione, la diagnosi precoce. Proprio dalla risoluzione emergono dati preoccupanti circa la diffusione della malattia, che colpisce attualmente oltre ai 23 milioni di persone, di ogni età, mentre altre 32 milioni “soffrono di alterata tolleranza al glucosio e presentano un’elevata probabilità di sviluppare il diabete” nel corso della vita. “A causa del dilagare dell’obesità e dell’invecchiamento della popolazione europea si prevede un aumento del numero di persone affette” da tale malattia in Europa “pari al 16,6% entro il 2030”. Problemi particolari sono legati al fatto che un elevatissimo numero di persone convive a fatica con gli effetti della malattia senza sapere di esserne colpito; “ogni anno i decessi riconducibili al diabete nell’Ue sono circa 325mila, ossia uno ogni due minuti”; nella maggior parte degli Stati membri “più del 10% della spesa sanitaria è imputabile al diabete”. Il diabete, si sottolinea, “è spesso diagnosticato troppo tardi, e ciò può avere conseguenze gravi per la salute”; per questo l’emiciclo sollecita gli Stati “a fare della diagnosi precoce una priorità assoluta nei loro programmi nazionali”.Eredità transfrontaliere. L’Euroassemblea si è poi occupata delle cosiddette “successioni tranfrontaliere”, argomento particolarmente delicato per il quale sorgono di frequente conflitti giuridici. Il regolamento in itinere mira a “facilitare l’esecuzione delle volontà testamentarie ed evitare lunghi e costosi processi nel caso di un cittadino europeo deceduto in un Paese diverso da quello d’origine il cui testamento coinvolga più di un sistema giuridico nazionale”. Si fa ad esempio il caso di una donna tedesca che si sposa con un francese e va a vivere in Belgio: grazie alle nuove misure potrebbe decidere se i suoi eredi erediteranno secondo la legge tedesca o quella belga. Il relatore, il deputato Kurt Lechner, ha spiegato che le successioni transfrontaliere rappresentano il 10% del totale nell’Ue, ovvero quasi 450mila casi l’anno per un valore economico, si stima, di 123 miliardi di euro. Il regolamento (sul quale occorre ora un definitivo accordo tra Parlamento e Consiglio Ue), che comunque non modifica le legislazioni nazionali in materia, introdurrebbe due nuove regole. “Se qualcuno muore in uno Stato membro diverso da quello d’origine, l’eredità sarebbe, in principio, gestita secondo le leggi dell’ultimo Paese dove si ha avuto la residenza abituale, dai suoi tribunali e autorità. In questo modo, si eviterebbero conflitti che si potrebbero creare nel caso che più tribunali di diversi Paesi si dichiarino competenti su uno stesso atto testamentario”. In secondo luogo “una persona che redige il proprio testamento avrebbe la possibilità di scegliere che sia la legge del suo Paese d’origine a regolare le ultime volontà”. Tale scelta rappresenterebbe un nuovo diritto per i cittadini europei, diritto che garantisce “la possibilità per chiunque viva all’estero di conservare il legame con il Paese natale” e “vedere cosi le proprie volontà rispettate secondo le disposizioni nazionali, ad esempio nel caso di una donazione in vita”.