UNIONE EUROPEA
Il futuro Centro europeo contro i reati online
Reati sulle persone, come l’adescamento via internet di minori, la tratta di esseri umani, molestie varie e lo stalking. Oppure frodi finanziarie, utilizzo illecito di carte di credito, reati inerenti le operazioni di e-banking e le prenotazioni online… Secondo la Commissione europea "ogni giorno nel mondo oltre un milione di persone è vittima della criminalità informatica" e "i profitti illeciti generati dal cybercrime potrebbero raggiungere i 388 miliardi di dollari". Per queste ragioni l’Esecutivo Ue propone di istituire un "Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica" al fine di "proteggere i cittadini e le imprese da queste crescenti minacce".
Punto di riferimento. Il Centro che dovrebbe opporsi al cybercrimine sarà istituito presso Europol, l’Ufficio europeo di polizia con sede all’Aia, nei Paesi Bassi; entrerà in funzione dall’inizio del 2013 con una dotazione annuale di 3,6 milioni di euro, con una trentina di esperti, che potrebbero presto salire a 50. Costituirà, come ha spiegato la commissaria agli affari interni Cecilia Malmström, "il punto di riferimento comune per la lotta alla criminalità informatica". Il Centro "mirerà anche a proteggere i profili dei social network dalle infiltrazioni criminali e contribuirà a contrastare i furti di identità online". "Milioni di cittadini dell’Unione utilizzano internet per usufruire dei servizi di e-banking, acquistare online, programmare una vacanza o rimanere in contatto con familiari e amici attraverso i social network. Il tempo che trascorriamo in rete ogni giorno aumenta e la criminalità si adegua: nessuno è al riparo dai reati informatici", ha spiegato la commissaria svedese il 28 marzo a Bruxelles.
Un mercato redditizio. La commissaria per gli affari interni ha poi precisato: "Non possiamo consentire ai criminali informatici di interferire nel nostro uso quotidiano delle tecnologie digitali. Il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica diventerà un nodo di cooperazione per la difesa di uno spazio virtuale libero, aperto e sicuro". I dati presentati dalla commissaria spiegano meglio l’iniziativa assunta dall’Esecutivo, peraltro annunciata oltre un anno fa. "Nel 2011 quasi tre quarti delle famiglie europee aveva accesso a internet dalla propria abitazione e nel 2010 oltre un terzo dei cittadini Ue ha effettuato operazioni bancarie online". Inoltre l’80% dei giovani europei "sono collegati attraverso le reti sociali online e ogni anno vengono scambiati a livello mondiale circa 8mila miliardi di dollari nel commercio elettronico". Così si spiega come mai i reati informatici siano in aumento: "Questi criminali hanno creato un mercato redditizio che ruota attorno alle loro attività illegali, in cui i dati di una carta di credito possono essere acquistati per un solo euro, una carta di credito contraffatta per circa 140 euro e le coordinate bancarie per appena 60 euro".
Media e social network. Una annotazione specifica riguarda il fatto che i reati informatici non risparmiano i mass media e i social network: secondo la Commissione circa 600mila account di Facebook sono "bloccati ogni giorno a seguito di vari tentativi di accesso abusivo" e nel 2009 (ultimi dati disponibili) quasi 7 milioni di computer sono stati infettati da virus informatici. Da qui si è giunti a delineare il profilo del Centro dell’Aia, cui sono per ora assegnati i seguenti compiti: segnalare agli Stati membri le principali minacce della criminalità informatica, "allertandoli sulle rispettive carenze di difesa online"; individuare "le reti organizzate dei criminali informatici e i più pericolosi autori di reati informatici"; fornire un sostegno operativo alle indagini, tramite assistenza ai magistrati. Non si esclude la creazione di "squadre investigative comuni" che tengano sotto controllo il web, pur nel rispetto dei diritti fondamentali, della libertà di espressione e della privacy.
Numeri in crescita. Per avere il via libera, si attende ora l’approvazione dell’autorità di bilancio Europol per assicurare i finanziamenti necessari. Ma sulla esigenza di questo Centro la Commissione si è spesa da tempo, mentre anche le altre istituzioni hanno in itinere provvedimenti relativi al cybercrime. Fra l’altro la Commissione sottolinea che i reati di questo genere sono denunciati in tutti i Paesi aderenti e con frequenza crescente. "Per svolgere questi compiti e assistere più efficacemente inquirenti e giudici degli Stati membri, il Centro puntualizza una nota dell’Esecutivo – raccoglierà informazioni provenienti da molteplici fonti: open source, industria privata, organismi di polizia e circoli accademici". Il nuovo Centro fungerà anche da "base di conoscenze per la polizia nazionale negli Stati membri, mettendo in comune le competenze e le iniziative di formazione in materia di criminalità informatica" su scala comunitaria. "Potrà inoltre rispondere ai quesiti posti dai magistrati così come dal settore privato su specifici aspetti tecnici e scientifici".