GIOVANI E POLITICA

Un segnale dal territorio

Hanno età inferiore ai 30 anni molti candidati alle elezioni amministrative (6-7 maggio)

Un argine al disimpegno, all’antipolitica, alla crisi dei valori, nel nome di un rinnovato interesse per la "cosa pubblica" animato dalla volontà di costruire il bene comune. In vista delle prossime elezioni amministrative, ma guardando anche oltre, stanno fiorendo sul territorio diverse iniziative di giovani intenzionati a impegnarsi in politica, in diversi casi dando vita a liste civiche. Mancano cifre ufficiali, ma il fenomeno appare significativo: Genova, Como, Ascoli Piceno, Reggio Emilia, Pordenone, Roma, Pozzuoli, per citare alcune delle città che stanno vivendo queste esperienze. È forse quella "nuova generazione di cattolici impegnati" cui la Chiesa ha più volte fatto appello negli ultimi tempi? Francesco Rossi, per il Sir, lo ha chiesto a Edoardo Patriarca, segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani.

Cosa rappresenta per il Paese questa fioritura d’iniziative locali che vedono protagonisti i giovani?
"Rispetto alla situazione attuale, di una politica – come la si sta vivendo ai livelli più alti – che ha ancora difficoltà a ritrovare la sua missione, questo è un segnale piccolo ma importante. E non posso dire che sia giunto inaspettato: nel corso della scorsa Settimana Sociale a Reggio Calabria (ottobre 2010) la sessione dedicata alle riforme istituzionali, ossia quella che più da vicino toccava l’aspetto politico, vide una presenza massiccia di giovani competenti e con il desiderio e la volontà di mettersi in gioco. Ecco, la presenza di queste liste civiche è oggi un segno che già s’intravide a Reggio Calabria".

Di fronte a una politica che, soprattutto a livello nazionale, appare arroccata su se stessa, qual è l’importanza di un impegno sul territorio?
"Certamente lo scenario nazionale è importante e auspichiamo che in questi mesi, in vista delle prossime elezioni politiche, sia possibile qualche cambiamento. Ma è proprio il locale il laboratorio dove investire, in cui per i giovani è più facile mettersi in gioco e sperimentare un protagonismo rispetto a forme ancora oggi ‘bloccate’, rigide. Ancora, qui si può meglio sperimentare la concretezza: i valori cari alla Dottrina sociale della Chiesa non vanno solo enunciati, ma declinati in concreto".

Dunque, parte dal locale il rinnovamento della politica?
"Sì, una nuova generazione di politici non può che nascere dal territorio. Per questo le esperienze che si stanno mettendo in campo costituiscono un laboratorio estremamente interessante e di grandissimo rilievo. La politica è il mestiere della mediazione, del trovare alleati perché il proprio progetto, nel quale si crede e per il quale ci si spende, possa andare avanti. A livello locale questo lo si può sperimentare con più immediatezza".

Molti giovani che stanno portando avanti queste iniziative sono cattolici e fanno riferimento alla Dottrina sociale. Dal suo osservatorio, qual è il loro ‘identikit’?
"I ragazzi che incontro in questi mesi e manifestano la volontà d’impegnarsi in politica hanno alla base quasi sempre un’esperienza associativa. Ciò vuol dire che all’interno dei percorsi associativi un seme è stato lanciato e ora sta crescendo. È importante che vi siano percorsi di sostegno e di educazione all’impegno politico. In secondo luogo questi giovani non sono affatto ingenui, ma al contrario ben coscienti di ciò che fanno e con la voglia di acquisire competenze".

C’è un compito che, in questo particolare momento, spetta alla Chiesa?
"Molti – e anche tanti giovani che già siedono nei consigli comunali – chiedono di essere aiutati in questo cammino. Alle nostre Chiese locali, agli adulti, all’associazionismo spetta il compito di sostenerli. Il che non significa sposare un’opzione politica piuttosto che un’altra. È finita la stagione delle paure, delle divisioni: sperimentiamo piuttosto che si può fare esperienza di fraternità anche dinanzi a una pluralità di visioni".

Recenti formazioni politiche con una nutrita presenza di giovani hanno cavalcato l’onda dell’antipolitica. E queste nuove realtà?
"Di fronte a movimenti populisti e rivestiti di antipolitica, questi ragazzi mi sembrano decisamente più realisti, consapevoli delle dinamiche attuali come pure delle regole democratiche. Sono giovani più consapevoli e meno velleitari rispetto al voler cambiare tutto e subito. Sanno come funziona il sistema politico, ne conoscono i limiti e le risorse".

Tutto questo fermento potrà arrivare a contagiare i "piani alti" della politica?
"Ci vogliono due movimenti convergenti, uno dall’alto e uno dal basso, in grado di realizzare una grande alleanza intergenerazionale per il futuro della politica. Chi è dentro deve aprire le porte, anche accettando il rischio di finire in minoranza, mentre questo impegno dei giovani va sostenuto dal basso, anche da parte di un Chiesa che non diventa parte del gioco, ma riconosce l’importanza della vocazione alla politica. Certo, il risultato non sarà immediato, servono tempo e pazienza per le grandi opere".