ECONOMIA E LAVORO
Censis e Cavalieri del lavoro: idee e proposte per la competitività
Per rilanciare l’economia nazionale e la competitività del sistema-Paese "più che una riforma occorrerebbe una rivoluzione della Pubblica amministrazione". Ad affermarlo al Sir è il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, a margine della presentazione, questa mattina nella capitale, della ricerca "Idee e proposte per la competitività del sistema-Italia – Osservatorio sulle medie imprese dei Cavalieri del lavoro" realizzata dallo stesso Censis. Definendo le imprese guidate dai Cavalieri del lavoro "la punta di diamante di quell’eccellenza imprenditoriale italiana che rappresenta uno dei punti di solidità e di maggiore forza del nostro Paese", Roma le descrive come "vitali e pronte a ripartire".
Innovazione e competitività. L’economia, aggiunge Roma, "si può riprendere perché ci sono molte opportunità al di là della crisi, ma l’Italia è un Paese bloccato da tutta la dimensione pubblica: burocrazia, giustizia, fiscalità. In Italia c’è confusione normativa e tempi troppo lunghi, mentre chi ha intenzione di rischiare e innovare deve potersi muovere in una logica di trasparenza, fluidità, affidabilità e rapidità". Benito Benedini, presidente della Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro, si sofferma sui "fattori di successo" delle imprese aderenti: "Innovazione, garanzia di qualità e affidabilità del prodotto, brand, presenza all’estero", ma conferma: "Oggi servono misure strutturali e organiche finalizzate a rilanciare l’economia e la competitività". Secondo l’indagine, condotta tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012 su 153 imprese guidate dai Cavalieri del lavoro, nel primo semestre 2011 il 56% di queste aziende ha incrementato il proprio volume d’affari, c’è stata una tenuta dell’occupazione (il 53,4% non ha subito variazioni degli organici) e una ripresa degli investimenti.
Presenza all’estero. Ciò che maggiormente contraddistingue queste imprese è la forte proiezione sui mercati internazionali dove è presente, seppure con modalità diverse, il 90,9% delle aziende. Per la sola componente manifatturiera le percentuali arrivano a toccare il 100% tra le imprese della meccanica allargata e il 92,9% nel "made in Italy". Complessivamente, il 52% del fatturato dipende dai mercati stranieri. Oltre ad essere attive sul fronte dell’export (il 75,5%), una quota importante di aziende ha avviato processi di internazionalizzazione più organizzati, strutturando in modo stabile la propria presenza all’estero: il 41,8% dispone all’estero di punti vendita o altre strutture distributive gestite direttamente, il 37,3% possiede stabilimenti produttivi oltre confine.
Responsabilità sociale e strategie per la crescita. Più della metà delle aziende analizzate (il 52,9%) riconosce il valore della responsabilità sociale, e prevede all’interno dei contratti aziendali strumenti di integrazione del welfare per i dipendenti, come fondi pensioni e polizze sanitarie. Il 42,3% adotta politiche di conciliazione "finalizzate a venire incontro alle esigenze delle donne": flessibilità oraria, voucher per l’assistenza, asili nido aziendali. Quanto alle strategie per la crescita, i Cavalieri del lavoro hanno priorità chiare. Il 45,3% fa leva su "strategie espansive" nel tentativo di allargare il proprio mercato. Il 36,8% si orienta su "strategie selettive" finalizzate ad insediarsi in nicchie ad elevato valore aggiunto. Il restante 15,1% ha adottato "strategie di difesa dalla concorrenza". In particolare, tra le imprese il cui fatturato dipende per oltre la metà dai mercati esteri, l’83,6% sta potenziando la propria presenza oltre confine e il 74,5% sta cercando nuovi sbocchi.
Le priorità per il sistema-Italia. L’indagine ha inoltre raccolto le valutazioni dei Cavalieri del lavoro sugli interventi ritenuti prioritari per rilanciare la competitività del sistema-Paese. Chiamati a indicare i principali problemi che affliggono l’Italia e ne frenano la crescita, questi imprenditori mettono al primo posto l’evasione fiscale (62,5%) e il debito pubblico (53,9%). Seguono l’eccesso di burocrazia (41,4%), la bassa qualità della classe politica (37,5%), l’alto livello di corruzione e di clientelismo (25,7%), le difficoltà congiunturali globali (19,7%), la presenza di vaste aree di lavoro improduttivo (15,8%). Ci si attende "un cambio di passo da realizzare innanzitutto in ambito legislativo e amministrativo: riforme del fisco, del mercato del lavoro, snellimento burocratico, riduzione del debito, lotta all’evasione". Tra i Cavalieri del lavoro prevale comunque una "visione positiva del futuro". Il 76% pensa che, sebbene l’Italia stia attraversando una fase difficile, "riuscirà a venirne fuori". Per il 91,9% il Paese sarà ancora, nel 2020, parte integrante della moneta unica europea. Il 61,9% crede che l’Italia rimarrà una delle dieci maggiori economie del mondo, ma solo il 43,4% ritiene che la condizione economica degli italiani sarà migliore di quella attuale. Questa, in estrema sintesi, la "ricetta" per rilanciare la competitività del sistema-Italia: più semplificazione e meno burocrazia (l’82,9%), più infrastrutture (70,4%) e maggiore flessibilità del lavoro (67,1%).