UCRAINA

Testimone silenzioso

120° anniversario della nascita del patriarca Josyf Slipyj

Il Consiglio Supremo dell’Ucraina ha approvato il 22 marzo una risoluzione in occasione del 120° anniversario della nascita del patriarca della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc), il card. Josyf Slipyj. Il documento è stato sostenuto da 361 deputati. È stata trasmessa al Governo la raccomandazione di istituire un comitato organizzativo per la preparazione e l’organizzazione della celebrazione della ricorrenza e per facilitare la pubblicazione delle opere di questo rinomato leader dell’Ugcc.Vita e opere. Josyf Slipyj è nato a Zazdrist il 17 febbraio 1892. È stato un ecclesiastico dalla triplice carriera: studioso, confessore della fede e portavoce dei cristiani perseguitati a livello internazionale. Dopo gli studi a Lviv, Innsbruck, Roma e Parigi, è diventato professore e poi rettore del Seminario e Accademia Teologica di Lviv (1928-1944). Nel 1939 è stato ordinato arcivescovo dal Metropolita Andrey Sheptytsky, del quale ha preso il posto come capo della Chiesa ucraina greco-cattolica alla morte di quest’ultimo, il 1 novembre 1944. L’11 aprile 1945, Slipyj è stato arrestato dalle autorità sovietiche e ha trascorso diciotto anni nelle prigioni staliniste, in campi di lavoro e in esilio in Siberia, dove si è guadagnato una reputazione per la sua volontà di ferro e come intrepido testimone della fede. Grazie all’intervento di Giovanni XXIII e del presidente John F. Kennedy, è stato rilasciato nel 1963 per poter partecipare al Concilio Vaticano II. Durante i 21 anni seguenti, Slipyj ha ispirato la vita dell’Ugcc in Occidente, istituendo l’Università cattolica ucraina e facendo costruire la cattedrale di Santa Sofia a Roma. È morto il 7 settembre 1984, e le sue spoglie mortali sono state portate a Lviv nel 1992, dove sono state sepolte che nella cattedrale di San Giorgio con la partecipazione di oltre un milione di fedeli.Testimone silenzioso della Chiesa. I vescovi dell’Ugcc hanno pubblicato un messaggio speciale a febbraio, proclamando l’Anno della Memoria del patriarca Josyf Slipyj e riferendosi a lui come una “incarnazione vivente del destino della Chiesa ucraina” e dell’intera nazione nel XX secolo. “Egli, come milioni di ucraini, è stato condannato alla tortura nei sotterranei della Nkvd/Kgb e al martirio nei gulag. Anche in prigione è stato un ‘testimone silenzioso della Chiesa’. Più tardi, nelle colonie (fuori dall’Ucraina), ne divenne la voce e il sostegno spirituale, non dimenticando mai i suoi connazionali, che erano ancora puniti in cattività”, si legge nel messaggio, che aggiunge che ancora oggi “non c’è tregua per la gravosa tradizione fatta di abuso di potere e disprezzo per la dignità umana, violazione dei diritti nazionali, culturali e religiosi, ricerca di onori e sete di potere”. I vescovi vedono l’atteggiamento del cardinale nei confronti dell’unità nazionale come una “luce che ci guida” nella situazione contemporanea in cui le persone sono “artificialmente divise da caratteristiche regionali, storiche, linguistiche e culturali”. Sottolineano inoltre che, grazie al patriarca Slipyj, la Chiesa nella diaspora non solo è sopravvissuta, ma è diventata una Chiesa globale, senza la quale oggi sarebbe difficile immaginare lo scenario della Chiesa cattolica nel mondo. “Sono per noi normativi due principi fondamentali con cui descriveva l’identità della Chiesa greco-cattolica ucraina: la comunione con il vescovo di Roma e la fedeltà alla tradizione orientale bizantina”, concludono i presuli, incoraggiando i fedeli a pregare per la gloria di Josyf Slipyj e partecipare ai festeggiamenti organizzati dall’Ugcc e dallo Stato per l’anniversario.Primi passi. Un doppio volume intitolato “Il patriarca Josyf Slipyj nei documenti dei Servizi di sicurezza sovietici (1939-1987)” è stato presentato il 7 marzo presso l’Università cattolica ucraina (Ucu) a Lviv. Curata dal Prof. Volodymyr Serhiichuk dell’Università Taras Shevchenko di Kiev, è la prima pubblicazione di documenti dei servizi di sicurezza sovietici riguardanti la vita e l’attività del capo dell’Ugcc. Il Direttore dell’Istituto di Storia della Chiesa dell’Ucu, Andrii Mykhailenko, ha sottolineato che rappresenta un grande contributo allo studio delle fonti per quanto riguarda la figura di Josyf Slipyj. “Analizzando i documenti possiamo vedere il conflitto fra due visioni del mondo assolutamente diverse e inconciliabili. Slipyj utilizzava normalmente la terminologia che risultava chiara per la Chiesa e l’ambiente ucraino, ma la controparte la interpretava come spionaggio e tradimento”, commenta lo storico. Secondo l’autore, il libro – che include protocolli di interrogatori, rapporti, mandati d’arresto, elenchi dei beni confiscati e altri documenti – mostra il vero atteggiamento del regime bolscevico nei confronti dell’Ugcc e i suoi sforzi per distruggerla.Prigioniero per amore di Cristo. Coraggioso è stato l’atteggiamento di Sua Beatitudine Josyf Slipyj durante quegli anni di sofferenza, e piene di umiltà e di devozione sono state le parole del suo testamento: “Ringrazio l’Altissimo per le percosse ricevute sia in carcere che in libertà. Lo ringrazio perché sono stato percosso e non glorificato dagli schiavi! Li perdono tutti, perché anch’essi sono solo strumenti nelle mani dell’Onnipotente, che mi ha chiamato e mi ha dato la sua benedizione per essere un prigioniero per amore di Cristo, tanto in cattività quanto in libertà!”.