FAMILY 2012

Un tempo propizio

Intervista con il card. Ennio Antonelli

“Famiglia lavoro e festa sono tre dimensioni costitutive essenziali della vita umana, della vita buona dell’uomo, quindi dello sviluppo pieno della persona e della società”. Lo afferma il card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, a proposito del tema del settimo Incontro mondiale delle famiglie, che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno (www.family2012.it); l’intervista pubblicata è il primo di una serie di servizi giornalistici che nascono da una collaborazione tra il Sir (www.agensir.eu) e il Pontificio Consiglio per la famiglia (www.familia.va) in preparazione, appunto, dell’Incontro mondiale.Eminenza, il tema prescelto per l’Incontro mondiale di Milano è “La famiglia: il lavoro, la festa”: ci vuole parlare del senso di questa scelta e come si legano questi tre elementi?”La famiglia, il lavoro, la festa non sono tre termini giustapposti ma costituiscono un unico tema: l’interazione tra queste tre realtà è che si tratta di tre dimensioni costitutive essenziali della vita umana, della vita buona dell’uomo, quindi dello sviluppo pieno della persona e della società. Sono messi insieme fin dal primo capitolo della Genesi, dall’inizio della storia della Salvezza, dalla Creazione. Dio è l’autore del matrimonio e della famiglia, è l’autore del lavoro e agli uomini dice ‘dominate la terra, addomesticatela, governatela, lavoratela’; Dio è anche autore della festa, perché benedisse il settimo giorno, che è il giorno del riposo. Un tempo che non è un semplice rilassarsi, ma è la compiacenza per la bellezza del lavoro svolto della Creazione, per la bellezza delle finalità che si stanno perseguendo, del progetto che si sta realizzando: il riposo è pienezza di significato e gioia di vivere”. È possibile armonizzare questi tre aspetti in qualche modo?”Sì, e ne devono prendere coscienza, soprattutto, la pubblica opinione, la politica, l’economia. Bisogna creare un lavoro a misura di famiglia e non a misura d’individuo, come tende ad essere oggi, occorre conciliare le esigenze del lavoro con quelle della famiglia, il lavoro professionale e il lavoro domestico, la maternità e l’occupazione. È poi urgente cercare di recuperare il senso e i valori della festa, che è il tempo della gratuità, del gioco, della contemplazione, delle relazioni tra le persone, dell’amicizia, degli affetti, della famiglia, della comunità e soprattutto, direi, il tempo della preghiera e quindi del rapporto con Dio, ma anche rapporto con la natura, con l’arte e con tutto ciò che ha valore in se stesso e che non viene perseguito strumentalmente”.Non le sembra, però, che soprattutto in Occidente ci sia una certa stanchezza e anche rassegnazione sulla possibilità di una tale armonizzazione?”Indubbiamente, soprattutto l’Europa sta vivendo una grossa crisi, che preoccupa la Chiesa e le famiglie, ma comincia a preoccupare anche la politica. C’è una crisi della famiglia, che significa crisi dei matrimoni, che sono sempre di meno, a favore delle convivenze libere; ci sono sempre più divorzi e sempre di più single per scelta. Si sta promuovendo una civiltà degli individui, appunto, che può illudere soprattutto i giovani, dando l’impressione di una maggiore libertà, ma che in realtà finisce per diventare solitudine e noia. C’è poi la crisi della natalità, con una media di un figlio o poco più per donna, un dato che non garantisce più il ricambio generazionale. In questo modo si va incontro all’invecchiamento della popolazione, alla crisi economica e sociale perché mancheranno le risorse per sostenere una moltitudine di anziani, poi alla crisi culturale, alla crisi d’identità di popoli. C’è anche la crisi dell’educazione: i figli hanno bisogno dei genitori, indispensabili per il loro equilibrio psicologico, umano, per la loro educazione ai valori fondamentali; il fatto che i bambini si ritrovino senza padri o madri per via di separazioni, divorzi o per via del lavoro incide indubbiamente sulla formazione delle persone e dei futuri cittadini”.Dal suo osservatorio ‘privilegiato’, come sta procedendo la preparazione a questo settimo Incontro mondiale delle famiglie? “Il volume con le catechesi preparatorie all’evento è stato tradotto in ben 11 lingue, compreso l’arabo; abbiamo molti contatti via Internet,: significa che nelle Chiese del mondo si sta usando questo materiale e molti vogliono avere uno scambio di idee. In diversi Paesi si sta facendo, si è fatta, la cosiddetta ‘settimana della famiglia’, a volte una ‘tre giorni’, a volte dei congressi; ci sono le iscrizioni che cominciano ad affluire e quelle delle delegazioni ufficiali dei vari Paesi, circa un centinaio, composte da un vescovo, un sacerdote e una coppia di sposi con, eventualmente, i loro figli. Il Pontificio consiglio della famiglia si sta poi attivando, anche attraverso degli sponsor, per aiutare a far venire le famiglie dei Paesi più in difficoltà. Grazie a questi contributi dovrebbero giungere rappresentanti dal Congo, Ciad, Rwanda, Sri Lanka, Perù, Cuba e Albania, e altri potrebbero aggiungersi”.