EDITORIALE
L’economia sociale di mercato sotto una nuova minaccia
A gennaio, i vescovi della Comece hanno fatto un commento positivo sull'”economia sociale di mercato” che secondo gli stessi vescovi è al cuore del progetto dell’Unione europea. Il mercato stesso, che opera sulla base di criteri di “rendimento e ricompensa”, non riesce a tener conto di altre esigenze umane. Perciò gli strumenti di protezione sociale risultano essenziali affinché “un dignitoso livello di vita possa essere garantito a tutti i cittadini”. Parte dello scopo del governo consiste nel farsene garante, e quest’obbligo spetta alla stessa Ue, non solo agli Stati membri.Il concetto di economia sociale di mercato è stato molto presto sottoposto a una rinnovata sfida, e da una fonte autorevole: Mario Draghi, il presidente della Bce, la Banca centrale europea.Tuttavia, ciò che ha detto Draghi è in contrasto con il modo in cui alcuni lo hanno interpretato. Secondo costoro egli avrebbe sostenuto, in modo drammatico e minaccioso, che difendere l’Euro “comporterà necessariamente rinunciare a un modello sociale basato sulla sicurezza del posto di lavoro e su abbondanti ammortizzatori sociali”.Draghi, però, stava segnalando un pericolo, non raccomandando un orientamento politico. Un inviato del “Wall Street Journal” gli ha chiesto: “Pensa che l’Europa si ridimensionerà rispetto al modello sociale che l’ha definita?”. Draghi ha risposto: “Il modello sociale europeo ha già ceduto nel momento in cui vediamo quali sono i tassi di disoccupazione giovanile prevalenti in alcuni Paesi. Queste riforme sono necessarie per aumentare l’occupazione, in particolare l’occupazione giovanile, e quindi la spesa e il consumo”. Queste parole in realtà difendono almeno alcuni aspetti del modello sociale: se le cifre della disoccupazione giovanile comprese tra il 40% e il 50% sono “prevalenti”, dare la priorità all’occupazione giovanile rappresenta un obiettivo urgente e socialmente responsabile.In ogni caso, Draghi è un banchiere centrale. Nella crisi attuale, la sua esperienza e quella dei suoi colleghi risulta cruciale. I banchieri, però, non sono né i nostri leader politici, né le nostre guide etiche o filosofiche. Non spetta alla Bce decidere arbitrariamente, per esempio, che tipo di posto di lavoro per giovani adulti possa essere considerato un lavoro dignitoso, o quali lavori non farebbero altro che sfruttare la loro disperazione, o quale dovrebbe essere la priorità in termini di protezione sociale tra gli altri obiettivi politici.Le scelte economiche richiedono sempre un arbitrato politico. Vogliamo favorire la crescita in modo che l’equa distribuzione sia rinviata a tempo indeterminato come nel famoso “modello trickle-down” (secondo la teoria del “trickle-down”, termine usato in politica negli Stati Uniti, gli sgravi fiscali o altri benefici economici forniti dal governo alle imprese e ai ricchi portano benefici ai membri più poveri della società, migliorando l’economia nel suo complesso, ndr)? Oppure vogliamo insistere su standard elevati di protezione sociale in modo che la crescita complessiva venga rallentata, ma vengano incoraggiate condizioni di vita accettabili? Come può l’Ue sostenere il governo greco negoziando tali tensioni sotto una pressione estrema?Ciò che conta per i mercati è il denaro (ricchezza crescente, profitti in crescita e non da ultimo crescenti ricompense per chi opera all’interno del sistema). I poveri, che non hanno potere d’acquisto, sono resi insignificanti. L’idea dell'”economia sociale di mercato” relativizza e controlla proprio l’impatto del principio di mercato. Nella tradizione sociale cristiana, in particolare, non c’e “bene comune” senza giustizia per i poveri.Nel 1991, molto prima della crisi attuale, l’enciclica “Centesimus Annus” sosteneva che un’economia libera (in contrapposizione all’economia del libero mercato) presuppone “una certa eguaglianza tra le parti, in modo tale che una parte non sia così potente da ridurre praticamente l’altra alla sottomissione”. La libertà umana comporta, quindi, delle limitazioni alla libertà di mercato, al fine di promuovere obiettivi sociali e ambientali più ampi.