MEDIO ORIENTE
Pasqua in Siria, Egitto e Iraq
Sarà una Pasqua nel segno della speranza quella che si accingono a celebrare le varie comunità cristiane del Medio Oriente. Un atteggiamento per nulla scontato davanti ai grandi sommovimenti che da oltre un anno, ormai, agitano la regione che appare sempre più unita dal filo rosso di una rinascita dal sapore islamista come testimonia la crescita dei Fratelli Musulmani e dei Salafiti un po’ ovunque. I cristiani temono per il loro futuro, tuttavia non vogliono abdicare al ruolo di ponte e di dialogo che l’essere cittadini originari di queste terre conferisce loro. Contribuire alla rinascita del Paese natio può avvenire anche traendo forza dalla Resurrezione. Il Sir ha raccolto alcune testimonianze.
Egitto. "Nonostante i tanti problemi che affliggono l’Egitto celebreremo la Pasqua, insieme ai nostri fratelli ortodossi il 15 aprile, con tanta speranza nella certezza che il Signore saprà guidare il suo popolo verso il bene". Mons. Kyrillos William, vicario patriarcale per i copto-cattolici egiziani, descrive così lo spirito con cui la minoranza cattolica si appresta a vivere le prossime solennità pasquali. Non mancano, infatti, motivi di preoccupazione per quanto sta avvenendo nel Paese anche alla luce della candidatura alle elezioni presidenziali di Khairat el-Shater, membro dei Fratelli Musulmani, già usciti vincitori dalle recenti elezioni insieme ai Salafiti. Sono di questi giorni, poi, le polemiche scoppiate in seno all’Assemblea costituente, che dovrebbe stilare la nuova Costituzione del post-Mubarak, dalla quale sono usciti i membri rappresentanti le forze liberali e laiche, dei copto-ortodossi e dell’Università Al Azhar, che hanno accusato gli islamisti di eccessivo potere e di scrivere una Carta di impronta integralista. "In qualità di amministratore della Chiesa patriarcale copto-cattolica spiega il vicario ho scritto una lettera al generale Tantawi, capo del Consiglio supremo delle forze armate (Scaf) per esprimere il nostro disappunto per non essere stati chiamati a far parte della Costituente, nonostante all’interno della minoranza cattolica ci siano giuristi di grande fama e bravura che possono dare un ottimo contributo". Nonostante ciò, aggiunge mons. William, "andiamo verso la Pasqua senza timori per scontri o incidenti. Ci sono tantissimi musulmani moderati che sono con noi e impediranno ogni eventuale attacco. Ci governa la Provvidenza divina, per questo celebreremo con serenità e pregheremo per la rinascita dell’Egitto. Abbiamo, tuttavia, chiesto ai nostri fedeli di limitare ogni gesto esteriore non per paura ma per rispetto dei nostri fratelli copto-ortodossi che hanno perso il loro capo, papa Shenouda III".
Siria. Contiene un forte invito "alla speranza, alla fede e alla carità", davanti ai fatti dolorosi e sanguinosi che colpiscono alcune regioni del mondo arabo, Siria in testa, la lettera di Pasqua di Gregorios III Laham, patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, di Alessandria e Gerusalemme. Il testo, diffuso dal Patriarcato, richiama il significato della Resurrezione che "dona forza nel momento del dolore e della debolezza". "L’amore di Gesù scrive il patriarca è più forte della morte e trova espressione nella solidarietà e nella comunione, specie nel tempo della prova". Per il patriarca le crisi del mondo arabo sono come "un terremoto" sentito in modo particolare dai cristiani "esposti alla debolezza, alla fragilità e alla vulnerabilità. Ed è proprio in questa situazione che come cristiani siamo chiamati a ritrovare il nostro posto, la nostra vocazione e discernere il piano di Dio". Gregorios III esorta i cristiani ad "essere solidali con il nostro mondo arabo, dove abbiamo radici. È tempo che i cristiani riscoprano l’amore di Dio e si ricordino che sono i figli della Resurrezione. Ciò implica si legge nel testo la solidarietà con le realtà e i problemi dei loro Paesi, dei loro concittadini, contribuendo alla resurrezione della loro società dal momento che sono chiamati ad esserne sale e lievito". "Apparteniamo ad un piccolo gregge che è parte di uno più grande. La protezione del piccolo è per il bene di quello più grande, così che tutti abbiano la vita. Questo è il senso della Resurrezione. In questo tempo preghiamo per coloro che soffrono soprattutto in Palestina, Iraq, Egitto e Siria".
Iraq. In Iraq le celebrazione pasquali hanno preso il via già mercoledì 4 aprile con una Messa celebrata nel quartiere, un tempo cristiano, di Dora, teatro fino a pochissimi anni fa di violenti attacchi contro i suoi abitanti di fede cristiana ad opera di affiliati di Al Qaeda. "È un segno di speranza poter tornare a celebrare una messa in vista della Pasqua in questo quartiere, che ospitava tra le altre cose anche il seminario patriarcale dichiara il vicario patriarcale caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni la speranza alimentata dalla preghiera ci ha permesso di tornare. La Settimana Santa si è aperta nelle nostre chiese con una celebrazione delle Palme molto partecipata, nonostante non manchino i motivi di preoccupazione dovuti alla mancanza di sicurezza e, quindi, a temuti attentati". Tuttavia, aggiunge il vicario, "al momento non si registrano particolari episodi di violenza e questo fa ben sperare per il prosieguo della Settimana Santa, con la messa crismale, la Via Crucis di Venerdì Santo che si svolgerà all’interno delle chiese, per arrivare alla veglia pasquale e alla Messa della domenica di Pasqua, momento centrale per tutti i cristiani". Per tutte queste liturgie, conclude mons. Warduni, "abbiamo ricevuto dal Governo assicurazioni di protezione e di sicurezza per i luoghi di culto". Intanto dalla comunità musulmana giungono attestati di amicizia e di augurio per le imminenti festività.