TERREMOTO ABRUZZO

Non bastano i mattoni

La ricostruzione non avverrà senza ripresa economica e occupazionale

Nella ricorrenza del terzo anniversario del terremoto le immagini dei media hanno mostrato ancora una volta la faccia impietosa di una città distrutta, raccontando di una ricostruzione che ancora non è partita. Ma c’è un’altra ricostruzione che attende, meno visibile ma, forse, persino più importante. E’ la ricostruzione del tessuto economico dell’intero territorio aquilano. Una rinascita indispensabile per dare un futuro alle famiglie e ai giovani, senza la quale la ricostruzione degli edifici non sarà solo impossibile, ma rischia di divenire inutile.

Le radici della crisi. Una recente indagine condotta dall’Ufficio Studi "Michelangelo Ciancaglini" per Cisl Abruzzo, fotografa bene questa situazione. Nonostante i tentativi di invertire la tendenza, i dati del terzo trimestre 2011, dimostrano un aumento della disoccupazione del 1,3%, che si attesta ai livelli del pre-sisma. "Non bisogna dimenticare – spiega al Sir Paolo Sangermano, segretario provinciale della Cisl L’Aquila – che la crisi economica in Abruzzo ed in particolare a L’Aquila è iniziata nel 2001. Una situazione aggravata dal sisma. I dati dimostrano livelli occupazionali stabili semplicemente perché vi è stata la crescita degli occupati nell’edilizia passati da 5 a 15 mila unità. A entrare in crisi sono stati, invece, i settori trainanti della nostra economica". Complessivamente, rispetto al 2010, le esportazioni delle imprese aquilane sono calate del 10%: la farmaceutica ha perso il 19,11%, il settore gomma e materie plastiche il 32,66% e le apparecchiature elettroniche il 35,9%. Delle mille attività commerciali e artigianali che operavano fino al sisma nel centro storico, solo 600 hanno riaperto nelle zone periferiche mentre 400 restano chiuse. Nel 2010 hanno chiuso più imprese artigiane (574), rispetto a quelle che hanno aperto (534). A crescere è solo il settore dei servizi, aumentato di 6 mila addetti rispetto a prima del terremoto.

Aumentano le famiglie nel bisogno. Dati che si trasformano in volti e storie agli sportelli della Caritas diocesana dove dal terremoto ad oggi sono state accolte 1942 persone, di cui 428 nel corso del 2011. "Il numero delle famiglie che non ce la fanno – racconta al Sir il direttore Paolo Montesanti – è in costante aumento. Famiglie che non riescono a far fronte alla perdita del lavoro". Secondo i dati dell’INPS a fine 2011 a L’Aquila i disoccupati erano 3.668 a cui si aggiungono 1.394 persone in mobilità e 3.833 in cassa integrazione. "Purtroppo – spiega Sangermano – a fronte di una diminuzione della Cassa integrazione ordinaria o in deroga, cresce quella straordinaria. Un brutto segnale perché si tratta spesso dell’anticamera della mobilità".

L’incubo del mutuo. Le difficoltà delle famiglie sono in molti casi legate ai mutui che gli aquilani devono continuare a pagare anche se hanno la casa inagibile: condizione necessaria per mantenerne la proprietà e beneficiare dei contributi per la ricostruzione. "Nonostante gli appartamenti a carico dello stato o il contributo di autonoma sistemazione – continua il direttore della Caritas – le rate da pagare sono per tanti troppo elevate. Riceviamo persone tempestate dalle telefonate degli istituti di credito, un’insistenza che è insostenibile per chi non ha mai avuto problemi economici. Per aiutarli abbiamo costituito un’equipe di difesa bancaria che offre consigli legali e sulle possibilità di risparmio. Sempre nel campo del sostegno economico sono stati avviati tre progetti di assistenza finanziaria con Etimos, "Abbraccio onlus (in collaborazione con la Caritas Triveneto) e Fondazione Iubilantes".

Quali vie di uscita. Guardando alle soluzioni per il segretario della Cisl la ripartenza economica è necessariamente legata alla ricostruzione. "Si era parlato – spiega Sangermano – di fare di L’Aquila il più grande cantiere d’Europa, ma non è avvenuto. L’inizio vero della ricostruzione rilancerebbe l’economia dell’intero Abruzzo, ma se questo non dovesse avvenire in tempi brevi c’è il rischio del collasso del territorio". Secondo il rapporto pubblicato nei giorni scorsi dal Commissario per la Ricostruzione, dal 2009 ad oggi, sono stati destinati al rilancio economico 66 milioni di euro. A questi si aggiungeranno presto 90 milioni di euro in arrivo dall’Unione Europea. Segni di speranza che si aggiungono alle novità introdotte dalla recente ordinanza del governo, ma soprattutto al progetto "Abruzzo verso il 2030. Sulle ali dell’Aquila". Il progetto, realizzato dall’Ocse in collaborazione con l’Università di Groningen e promosso da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, è partito dall’analisti del territorio, puntando il dito contro la "frammentazione in termini di prospettive e vedute" considerata la responsabile della mancata ripresa. Da qui la proposta di un cambio di marcia verso un nuovo modello di sviluppo che parta da una prospettiva allargata. "E’ questa la strada da percorrere – conclude il segretario della Cisl – perché da questa crisi potremo uscire solo se sapremo ragionare non nell’ottica del singolo territorio, ma da una prospettiva dell’intera regione". 

a cura di Michele Luppi, inviato Sir a L’Aquila