PASQUA

Dalla paura alla gioia

L’omelia di Pasqua del patriarca di Gerusalemme, Fouad Twal

La paura delle donne davanti alla tomba vuota di Cristo come quella che "proviamo oggi quando non riusciamo a scorgere il suo Volto e la sua Parola né nei discorsi politici, né nel mondo economico, né nella famiglia. Davanti a questo vuoto la paura ci invade". Dalla paura alla gioia della Resurrezione: è stata la riflessione proposta dal patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, nell’omelia della messa di Pasqua, celebrata questa mattina nella basilica del santo Sepolcro a Gerusalemme.

Testimonianza viva. "Paura per gli eventi in Medio Oriente che minacciano la nostra regione, i nostri popoli, noi cristiani, gettando un’ombra sulla nostra gioia" ha detto il patriarca che ha invitato i fedeli ad armarsi "di fede, di coraggio, della gioia del nostro incontro con Gesù, per annunciare a tutti i nostri fratelli la sua risurrezione e la sua vittoria. Ciò è particolarmente vero per i fedeli dei nostri Paesi che hanno paura". E qui la denuncia di Twal si fa forte: "paura di fronte alle agitazioni e ai disordini in corso nelle nostre regioni; paura di fronte ad un futuro incerto o addirittura oscuro. I politici e la comunità internazionale si preoccupano poco della nostra libertà e della nostra sorte. Gli interessi personali calpestano la buona volontà di coloro che cercano di avanzare verso la pace e la giustizia. I martiri contemporanei testimoniano la Risurrezione di Cristo, così come ne sono segno le processioni, le pietre di Gerusalemme, i prigionieri in nome di Cristo. Con il nostro comportamento e la nostra coscienza, dobbiamo essere una testimonianza viva per la gente dei nostri paesi, per i nostri pellegrini e per i turisti. Malgrado il Venerdì Santo sia durato a lungo, con pesanti segni di morte per noi e per i nostri paesi, si sente il canto della Risurrezione: Cristo è risorto! Le difficoltà e le disgrazie che ci hanno colpito, e che ci colpiranno ancora, non faranno vacillare la nostra fede, ma aumenteranno la nostra perseveranza, il nostro senso di appartenenza a Gerusalemme e alla nostra Chiesa. Cristo, il Vivente, trionfa sempre sul male". Tuttavia, ha avvertito il capo della Chiesa di Gerusalemme, "molto spesso, i discepoli di Cristo non trovano davanti a sé né comprensione, né accoglienza, né risposte. Nella storia della Chiesa, molti hanno pagato con la vita il prezzo della loro testimonianza: schiere di martiri hanno versato il proprio sangue per la sola ragione di essere cristiani e di aver proclamato la Buona Novella della Risurrezione e della vittoria di Cristo. E questo slancio non è mai venuto meno fino ad oggi e non cesserà mai".

Pregare per la primavera araba. Twal si è poi soffermato sulla cosiddetta "Primavera araba" augurando un tempo di "riforme per un futuro migliore". "Nei paesi arabi intorno a noi – ha ricordato – una gioventù entusiasta ha scosso la polvere dai propri piedi e da una storia oscura, di miseria, totalitaria. Si è armata, alla ricerca di una nuova vita contraddistinta da giustizia, libertà e dignità. Si tratta di una generazione nuova, di giovani che cercano la risurrezione e la riforma per i propri popoli. Una forte volontà e la fiducia in un futuro migliore sono i soli strumenti a loro disposizione per giungere a questi cambiamenti. Aiutiamoli con la nostra preghiera, con l’incoraggiamento, con il consiglio di armarsi di ragionevolezza, restando fedeli ai propri paesi e alle conquiste raggiunte". "Ci auguriamo – ha proseguito il patriarca – di poter cantare insieme a loro un giorno il nostro Alleluia, nonostante il pericolo e i rischi che li minacciano, e che ci minacciano tutti. Nonostante molte siano le parti interessate intenzionate a raccogliere i frutti di questa rivoluzione senza averne preso parte. Tuttavia, le riforme sono indispensabili. Seppelliamo dunque nella tomba di Cristo le nostre inclinazioni mondane, le nostre divisioni religiose, la nostra violenza, la nostra mancanza di fede e le nostre paure. Vivremo così una vita nuova, secondo la ‘nuova evangelizzazione’, compiendo il desiderio del Signore, nello spirito del prossimo Sinodo di ottobre". "Dobbiamo deporre l’uomo vecchio e rivestire l’uomo nuovo che significa essere allo stesso tempo un buon cittadino che crede al bene e alla pace e che vive e lascia vivere e rispetta gli altri popoli. Da questa tomba – è stata la conclusione – si è diffusa la luce, si è diffusa la pace. Ed oggi, qui, la luce e la pace devono sorgere nuovamente. Domandiamo al Signore che realizzi questo nostro sogno, per la Terra Santa e per il mondo intero".