FAMILY 2012
Il card. Dionigi Tettamanzi apre il ciclo di incontri sui giovani
"Se noi adulti e prima di tutto le famiglie siamo il luogo e l’espressione di un’esperienza umana matura, intessuta di ideali e testimonianze positive, non possiamo non sentire il bisogno di custodire, nel senso più bello e nobile del termine, i nostri giovani e renderli protagonisti responsabili di quell’impresa esaltante e impegnativa che è la vita umana: un’impresa che, se ha in noi e in chi ci ha preceduto le sue radici, nei giovani ha non solo i suoi frutti, ma anche un ulteriore principio di crescita e di rinnovamento". È questo l’assunto di base della riflessione che il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, ha proposto giovedì 12 aprile presso il Centro congressi della Fondazione Cariplo a Milano, in occasione dell’incontro dedicato a "I giovani: come dialogare con le nuove generazioni", primo dei quattro appuntamenti di taglio socioculturale organizzati dalla Fondazione Milano Famiglie 2012 insieme al Gruppo Sole 24 Ore.
A partire dall’ascolto. Nel suo colloquio con Alberto Orioli, vicedirettore del quotidiano economico, il card. Tettamanzi ha sottolineato che un dialogo proficuo e costruttivo fra adulti e giovani può svilupparsi soltanto a partire dall’ascolto. Questo, a sua volta, presuppone una capacità di accogliere l’altro che nasce all’interno della famiglia, ma che si deve estendere a tutta la comunità sociale, per valorizzare le nuove generazioni: "La risorsa più importante del nostro Paese è davvero quella umana’, cioè le persone concrete e le loro qualità, in termini d’istruzione, di valore e di carattere. In questo senso i giovani sono terreno fertile, apertura al nuovo, risorsa preziosa e necessaria. Ma questo chiede di favorire una circolazione virtuosa fra le generazioni".
La logica del dono. Spesso, però, i giovani devono fare i conti anche con una situazione professionale precaria e con la conseguente mancanza di disponibilità economiche per fare scelte coraggiose, come comprare una casa o creare una famiglia. Un possibile supporto può derivare, secondo l’arcivescovo emerito di Milano, da "un nuovo patto fra le generazioni", capace di tracciare "la via per dare un futuro alla nostra società, alla generazione dei figli ma anche a quella dei padri". Una solidarietà che deve essere declinata secondo "la logica del dono che, se fatto in verità, produce un di più’ di bene che è molto più grande della somma algebrica del dare e dell’avere".
Incontrarsi sui social network. Il dialogo con i giovani può trovare ulteriori possibilità d’incontro nelle tecnologie digitali. Le nuove generazioni frequentano con una assiduità i social network, luoghi d’incontro virtuale che possono sortire effetti positivi o negativi a seconda dell’uso che se ne fa. "Queste nuove forme di comunicazione è la riflessione del presule offrono oggettivamente nuove possibilità, che però interpellano la libertà e la responsabilità di coloro che le mettono in atto. Il desiderio mio, ma penso di tutti, è che questa comunicazione possa sempre più concretizzarsi in uno scambio non di parole vuote e insignificanti, ma di contenuti detti e ascoltati, capaci di generare un pensiero dialogante e solidale, in grado di costruire quei ponti e quelle collaborazioni di cui oggi la nostra società frantumata e conflittuale ha bisogno". Bisogna altresì essere capaci di leggere le vere istanze che muovono la forte ansia di comunicare che anima la generazione giovanile. Secondo l’arcivescovo emerito "è tragico avere la sensazione che molti adulti non si accorgano di come da quest’ansia possa sprigionarsi una rabbia che rende difficile, se non impossibile, il dialogo" e può provocare nei giovani "la delusione di non essere accolti come protagonisti nei vari ambienti di vita e di cultura: il lavoro, la scuola, la ricerca, il darsi un futuro".
In città e nelle periferie. Sugli stessi temi hanno portato il loro contributo gli altri relatori presenti. Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica di Milano, ha tratteggiato un quadro sociale che vede spesso una distanza fra i giovani delle città e quelli delle periferie, sottolineando la difficoltà nella ricerca di lavoro che anche le analisi curate dalle Acli hanno evidenziato. Il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, ha richiamato alcuni nuclei tematici espressi dal card. Tettamanzi, sottolineando la necessità di riscoprire legami di relazione capaci di costruire una comunità vera, che quelle virtuali non possono sostituire. Ai giovani vanno offerte anche occasioni di partecipazione culturale, oltre che formative e professionali. La "buona" comunicazione resta la strada maestra per attivare un dialogo con le nuove generazioni proficuo ed efficace a tutti i livelli.
(13 aprile 2012)