SCUOLA ED EUROPA

Entusiasmare i giovani

Il contributo specifico dell’insegnamento della religione cattolica

“La coesione sociale implica il dialogo su ciò che riguarda direttamente gli uomini: aspettative vitali, valori fondamentali e orientamento delle coscienze. Le scuole, come “microcosmi” nelle nostre società complesse e pluralizzate, e l’insegnamento scolare della religione, nella sua configurazione tipica europea – nella scuola pubblica -, sono il luogo per eccellenza per appropriarsi di questa competenza comunicativa”. Lo ha affermato Hubertus Roebben, dell’Università di Dortmund al XV Forum dell’Eufres (European forum for religion education in schools) che si conclude oggi a Guadarrama (Madrid). La scuola moderna, luogo per eccellenza del dialogo e dell’incontro/confronto tra le diversità – ha spiegato Roebben -, nella quale “ai bambini e ai giovani non solo bisogna insegnare come possono vivere e apprendere gli uni dagli altri, ma bisogna riconoscere il diritto fondamentale di acquisire la capacità di appropriarsi e fondarsi sulla propria posizione religiosa o non religiosa”, può offrire “un campo aperto per conoscere meglio la religione (la propria e quella altrui)”. Di conseguenza “la moderna formazione per professori di Religione dovrebbe stimolare e accrescere non solo la competenza socio-comunicativa e oggettivo-euristica, ma anche e soprattutto la competenza personale-esistenziale dell’aspirante docente di religione”.

Valori fondativi. Educazione scolastica, formazione dei docenti, attenzione educativa, contributo alla coesione dell’Europa sono stati i temi dibattuti nel corso dell’intero Forum dell’Eufres, dall’11 al 15 aprile. A partire dalla constatazione, dichiarata da Venerando Marano, ordinario di diritto ecclesiastico all’Università di Foggia, nella prima relazione del Forum, che “il tema religione è tornato al centro del dibattito sull’identità e sul futuro dell’Europa, grazie anche alla consapevolezza che la religione, e in particolare la religione cristiana, rientra a pieno titolo in quella “base cultural-spirituale” dell’Europa che è necessario conservare in vita e trasmettere”. Proprio l’elemento religioso – ha spiegato Marano – “ha concorso in misura determinante a elaborare i valori fondativi dell’Europa e la stessa identità dei popoli europei, e può svolgere un importante azione coesiva per progredire ‘uniti nella diversità’, secondo il motto che l’Europa si è data”, grazie anche all’impegno e alla cooperazione delle Chiese cristiane.

Svegliare il gusto per l’esistenza. In particolare, l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche d’Europa può contribuire a “entusiasmare le nuove generazioni e svegliare in esse il gusto per l’esistenza e la loro missione personale nel mondo”, ha detto Francesc Torralba, dell’Università Ramon Llull di Barcellona. “L’educazione religiosa scolastica – ha spiegato -, è un veicolo di nobilitazione della persona e della coesione sociale, quindi non solamente stimola il senso della fraternità tra tutti gli esseri umani, ma piuttosto educa e sviluppa la potenza cha fa possibile la edificazione di un mondo più unito, la forza amativa che si cela nell’interiorità dell’essere umano”.
Al simposio ha partecipato una quarantina di esperti provenienti da diversi Paesi europei, dal Portogallo alla Lituania, dall’Italia alla Polonia, dalla Croazia alla Germania, all’Austria, alla Repubblica Ceca. Tra le comunicazioni, le diverse modalità di formazione dei docenti di religione e le tendenze in atto in Europa, dall’attenzione alla preparazione teologica alla cura speciale delle competenze pedagogiche.

Alberto Campoleoni – inviato Sir Europa a Madrid