CHIESE DEL NORDEST
Il card. Angelo Bagnasco ad Aquileia2: ”Dove c’è Dio c’è futuro”
Fin dall’inizio del suo ministero petrino, Benedetto XVI "ha richiamato l’attenzione sulla fede che si presenta oggi come il problema più urgente: la fede non di chi non crede, ma di chi crede. Una fede a volte tiepida e stanca, poco consapevole, non è in grado di riscaldare il mondo moderno che, dopo tante illusioni, spera di ritrovare il cielo e di scoprire che non è disabitato". Lo ha ricordato, oggi pomeriggio, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, durante la messa celebrata nella basilica di Aquileia, a conclusione del secondo convegno delle Chiese del Nordest.
Una freccia verso il cielo. "Sono molti ha affermato il porporato – i deserti che assediano il cuore degli uomini, forse anche il nostro: ma così mi sembra il deserto più grande e temuto è la paura di essere soli, orfani, gettati nel caso di un universo vuoto e freddo; spinti a ritirarsi dentro a una cinta che rassicuri ma che non ripara dalle intemperie". Il cardinale ha riproposto alcune delle domande che l’uomo moderno si pone: "Dove sto andando? Che cosa mi attende dopo il muro del tempo? Che senso hanno le gioie che stringo come l’acqua tra le mani, le fatiche che affronto, il dolore mio e di tanti, specialmente di chi è innocente?". Riprendendo sant’Agostino, l’arcivescovo di Genova ha evidenziato che "l’uomo, nel fondo di se stesso, è sempre uguale nel suo anelito alla felicità e alla vita. Le situazioni mutano, e con esse subentrano sollecitazioni nuove che dobbiamo conoscere, e che poco o tanto conosciamo perché viviamo nel tempo, ma il cuore umano resta ferito, segnato da un’inguaribile nostalgia di cielo, di bene, di verità, di gioia". Anche se la polvere "rende opaco lo sguardo e attenua le voci dell’anima", "l’uomo resta uguale a se stesso, come una freccia posta verso il cielo". Ed "è in questo costitutivo e provvidenziale paradosso che Dio aspetta le sue creature. Le attende come un padre i suoi figli riottosi e dimentichi, forse ingrati e ribelli. Ma li attende, e la sua attesa non è inoperosa, ma ci precede sempre".
La vera gioia. "Come possiamo si è chiesto il card. Bagnasco corrispondere meglio alle attese del mondo? Attese di trascendenza, di qualcosa che rompa il cerchio soffocante del materialismo e liberi lo spirito, perché possa librarsi verso l’alto e così meglio vivere il tempo?". In realtà, "la fantasia dello Spirito, che il Risorto ha inviato alla sua Chiesa, ispira la passione per le anime". Ricordando la manifestazione di Gesù ai discepoli dopo la Risurrezione, il presidente della Cei ha indicato la prima risposta che viene dal Vangelo: "Il mondo ha bisogno di vedere attraverso la comunità cristiana unita e gioiosa il volto del Risorto, il cielo". Ma, è stata la nuova domanda, "le nostre comunità sanno vedere il Signore, sanno aiutarsi a vederlo nei solchi dei cuori, nella vita della gente, nella storia?". Per il porporato, "la gioia cristiana è tanto più vera quanto più si trova in mezzo alle difficoltà, più vera perché riposa solo nella presenza del Signore e non sulla nostra efficienza". Allora, ha osservato l’arcivescovo, cresce "un più convinto impegno ecclesiale come scrive il Papa a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede". "Quell’aggettivo ‘nuova’, non può riferirsi innanzitutto a una rinnovata comunità cristiana, capace di vedere il Risorto e, quindi, di vivere e di comunicare la gioia?", ha sostenuto il cardinale.
Dove c’è Dio c’è futuro. Riferendosi, poi, ai dubbi di Tommaso, che, assente durante la prima apparizione, non si fida della parola dei suoi compagni, l’arcivescovo di Genova ha chiarito: "La comunità dei discepoli deve essere una comunità di fiducia e di affidamento". È dunque "una comunità solida quella che il Signore vuole, una comunità centrata su di Lui, ma dove i rapporti reciproci sono fluidi e affidabili, le diffidenze e i primaziati sono dissolti anche se rinascono ogni giorno in un dinamismo umano che viene vinto dalla grazia rovente dello Spirito. Una comunità dove la fede degli uni sostiene l’incredulità di altri, e così la preghiera e l’amore". Il presidente della Cei ha ricordato, infine, "l’amore misericordioso di Dio che si fa perdono e grazia. In questa seconda domenica di Pasqua, dedicata alla divina misericordia, ci viene ricordato che abbiamo bisogno del perdono come della luce. Ma anche che il mondo vuole incontrare uno sguardo di misericordia e di perdono per sentirsi riabilitato ai suoi stessi occhi, per poter riconoscere la sua presunzione di voler fare a meno di Dio". Per il card. Bagnasco, "ogni uomo ha bisogno di sentirsi rigenerato per guardare al domani con fiducia, per ricominciare la vita. Tanta violenza nasce dal non sapersi perdonati, fissati nei propri errori, e quindi senza futuro, come se il tempo dovesse essere un continuo ritorno del male e della vergogna". Ma, ha concluso, "così non è, e il mondo deve sapere che dove c’è Dio c’è futuro. Deve sapere che la gioia è possibile, e devono leggerla sul volto dei cristiani, sul nostro volto".