DON PEPPINO DIANA
Profanata la tomba: sabato un appuntamento di preghiera
Ignoti, nella scorsa notte, hanno profanato, nel cimitero di Casal di Principe, la tomba di don Peppino Diana, sacerdote ucciso dalla camorra e dalla violenza del clan dei casalesi nel 1994. Hanno trafugato un Follaro d’oro che era riposto sulla tomba del sacerdote. Il Follaro era una targa d’oro che raffigurava una mano, donata da don Luigi Ciotti, presidente di Libera, tre anni fa, dopo aver ricevuto il riconoscimento. Oltre alla targa sono scomparsi anche due candelabri che il sacerdote portava con se ogni volta che usciva con gli scout e doveva dire messa all’aperto.
Offesi e indignati. Il coordinamento provinciale di Caserta e il Comitato don Peppe Diana, racconta il coordinatore Valerio Taglione, si sono subito attivati con gli organizzatori del Follaro d’Oro "per fare in modo che una copia dell’onorificenza torni al suo posto sulla tomba di don Diana". Insomma, "l’indignazione per questo gesto è tanta". Si tratta di "un gesto grave perché colpisce la memoria che rappresenta l’avvio del percorso di risalita dall’abiezione dell’esperienza mafiosa sui nostri territori". Geppino Fiorenza, referente regionale di Libera, ammette: "Quanto è successo ci ha scosso e turbato. Non importa se si tratta di un furto opera di un ladro qualunque o un vero e proprio attentato da parte della camorra, simbolicamente molto pericoloso e significativo". Il referente regionale di Libera ricorda che "ci sono tante scuole che stanno visitando in questo periodo la tomba di don Diana". "Siamo offesi e indignati", chiarisce Fiorenza. "Avevamo programmato come Libera regionale un seminario di riflessione e formazione sabato 21 aprile a Villa di Briano per tutti i referenti locali e provinciali afferma don Tonino Palmese, referente regionale di Libera -. Manterremo questo appuntamento, ma prima, alle 9,30 ci vedremo tutti al cimitero di Casal di Principe sulla tomba di don Peppe per un momento di preghiera e un atto di omaggio al sacerdote ucciso dalla camorra. Questo è il segnale che vogliamo dare in risposta a quello brutto del furto".
Analizzare il contesto. Anche padre Domenico Pizzuti, sociologo gesuita che risiede nel quartiere di Scampia a Napoli, ritiene che "il furto avvenuto sulla tomba di don Diana sia da stigmatizzare", ma "occorre analizzare il contesto per cercare una risposta a quanto è successo". "Purtroppo osserva il religioso non ci sono solo i capi clan della camorra, ma in quelle zone c’è tutto un contesto di affiliazione, di mentalità di illegalità, di passività di fronte alla criminalità. Né si può escludere il gesto di un vandalo, anche se questo apparirebbe più strano essendo don Diana una figura molto nota, emblema del riscatto di quelle terre dalla camorra". Ma, aggiunge il gesuita, "come in tutte le cose, se ci sono, da un lato, movimenti di riscatto e di volontà di vincere l’illegalità e la camorra, ci sono, dall’altro, anche forze negative che cercano di resistere e contrastare la voglia di positività che pure emerge in quelle zone". Non bisogna dimenticare, infatti, rammenta il sociologo, che "è molto alta la percentuale dei comuni commissariati nell’area casertana". Inoltre, "sono stati arrestati molti capo clan della camorra, ma ciò non basta". È necessario, perciò, secondo padre Pizzuti, "innescare strategie virtuose e buone pratiche dal punto di vista culturale e lavorativo e intervenire con un’azione di civiltà, che faccia imparare il senso di rispetto di ciò che è pubblico e che cosa è il bene comune". Altrimenti, "il contesto rimane pesante, oscuro e con troppe ambiguità e con giovani senza prospettive". Nel dare una risposta positiva "ha un ruolo molto importante la Chiesa, che può essere presente nella vita delle persone attraverso il catechismo, l’oratorio, la preparazione dei genitori ai sacramenti dei figli". E poi, sottolinea il religioso, "è importante che gli esempi di testimoni come don Diana non siano dimenticati".
Insieme si vince. "Sono molto dispiaciuto per il furto è stato il commento di don Luigi Ciotti – e sono turbato; accettai quel premio dopo aver concordato con gli organizzatori che lo avrei consegnato alla famiglia di don Giuseppe perché in questa terra tanta parte di quello che si sta costruendo dopo le macerie lasciate dalla camorra lo si deve proprio alla figura di don Diana; quella targa ci ricorda che dovremo continuare a intrecciare le nostre mani con quelli che vogliono voltare pagina. Il cambiamento nasce dal mettersi insieme: è il noi che vive e vince".