TURCHIA

Con i passi della pazienza

Verso il riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica

L’annosa questione del riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica in Turchia è stata al centro dell’audizione, il 16 aprile, presso la Grande Assemblea nazionale turca, di mons. Ruggero Franceschini, presidente della Conferenza episcopale turca (Cet). L’incontro, si legge in una nota della Cet, è stato reso possibile grazie all’iniziativa dell’ambasciatore turco presso la Santa Sede, Kenan Gürsoy. Mons. Franceschini è stato accompagnato da mons. Louis Pelâtre, vicario apostolico di Istanbul, da mons. Georges Khazzoum (per gli armeno-cattolici), da mons. Yusuf Sað (per i sirocattolici) e dal portavoce della Cet, Rinaldo Marmara. Lo scorso 20 febbraio il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, è stato sentito dalla Commissione parlamentare che sta lavorando alla redazione della nuova Costituzione turca. In quella occasione il patriarca rappresentò alcune istanze, tra cui il riconoscimento delle comunità religiose come persone giuridiche, in modo che possano acquistare proprietà e beneficiare dei fondi comunitari. Il comunicato della Cet. Una riunione che “trascorsa in un clima sereno, lascia ben sperare… Con pazienza, dai colloqui intercorsi fra le due parti, si intravedono possibilità di raggiungere buone intese”. È quanto si legge in un breve comunicato in cui la Conferenza episcopale turca (Cet) traccia un bilancio della sua audizione presso la “Grande Assemblea”, corrispondente al Parlamento italiano, durante la quale ha esposto “i suoi problemi e le sue richieste da inserire nella nuova Costituzione che si sta preparando”. Come è noto, “la richiesta principale della Chiesa cattolica Latina è il suo riconoscimento giuridico come Chiesa in Turchia”. “I rappresentanti del Governo – riporta la nota della Cet – hanno comunque sottolineato che tale richiesta non dipende dalla nuova Costituzione, ma può essere accolta con una legge particolare. Nei prossimi incontri si prenderanno in considerazione i problemi delle proprietà delle Chiese, delle scuole, degli ospedali, e di altri beni di cui la Chiesa cattolica latina attualmente possiede i titoli di Proprietà. Con pazienza – termina il comunicato – dai colloqui intercorsi fra le due parti, si intravedono possibilità di raggiungere buone intese”.Un clima positivo. “Ho registrato un clima molto positivo intorno alla nostra principale richiesta, quella di ottenere il riconoscimento giuridico della Chiesa in Turchia. Trovo giusta la sottolineatura dei Rappresentanti del Governo, per i quali tale richiesta non dipende dalla nuova Costituzione, ma può essere accolta con una legge particolare”. E’ il commento rilasciato a SirEuropa dal presidente della Cet e arcivescovo di Smirne, mons. Ruggero Franceschini, riguardo l’audizione della Cet presso la “Grande Assemblea” turca. “Nei prossimi incontri – spiega il presule – si prenderanno in considerazione i problemi delle proprietà delle Chiese, delle scuole, degli ospedali, e di altri beni di cui la Chiesa Latina attualmente possiede i titoli di Proprietà rilasciati dal Sultano o dalla attuale Repubblica fino al 1936. Ci vuole tempo e pazienza, e non è facile”. Un eventuale riconoscimento giuridico permetterebbe alla Chiesa di rientrare in possesso di un discreto numero di immobili che faciliterebbero anche l’attività pastorale. “Purtroppo – afferma il Presidente della Cet – la nostra è una Chiesa numericamente piccola, che ha bisogno di un maggior numero di personale non solo per la celebrazione della messa, ma anche per comporre quella ossatura necessaria a portare avanti la pastorale ordinaria. Avere un Vicario Pastorale qui in Turchia è un sogno. Quello che in una Chiesa occidentale è prassi normale, qui diventa indispensabile ed estremamente prezioso”. Aggiunge mons. Franceschini: “Oltre alla mia archidiocesi di Smirne ho anche la responsabilità del Vicariato apostolico dell’Anatolia, che fu di mons. Padovese, è che è una Circoscrizione ecclesiastica molto importante, non solo per la superficie che è quasi tre volte quella della diocesi di Milano (dieci preti, cinque suore e pochi volontari), ma soprattutto perché è il luogo dove la Chiesa è nata e da dove è partita per portare il Vangelo al mondo. Se questa Chiesa non ha la possibilità di riunirsi, di incontrarsi, rischia di vanificare la preziosità del ‘tesoro’ che custodisce: l’eredità degli Apostoli”. Una Costituzione per madre. Una Costituzione che sia “come una madre che abbraccia tutti i suoi figli. Come cittadini cristiani, chiediamo gli stessi diritti dei cittadini turchi musulmani” dichiara l’Esarca Patriarcale Yusuf Sað, leader della chiesa siro-cattolica nel paese, all’indomani dell’incontro. La speranza è che “la nuova Costituzione metta in evidenza le libertà. Vogliamo una costituzione che accetti e abbracci tutti come una madre con i suoi figli. Non abbiamo aspettative diverse da quelle dei musulmani turchi: come siriaci cristiani che vivono su questa terra da 4500 anni, ci aspettiamo di avere gli stessi diritti dei cittadini musulmani turchi”.