LIGURIA

Insieme per migliorare

Verso un Testo unico sui rapporti tra Terzo settore e amministrazioni pubbliche

La Regione Liguria sta lavorando alla stesura di un Testo unico sul Terzo settore, rivedendo le norme che regolamentano i rapporti fra le oltre 2.500 organizzazioni sul territorio e la pubblica amministrazione. Il provvedimento è già al centro di un confronto informale fra i vari assessorati e l’annuncio è stato dato dall’assessore regionale al Welfare all’inizio di aprile a margine della presentazione dell'”Annuario ligure del non profit 2012″.Luci e ombre. Per Andrea Rivano, segretario regionale del Forum del Terzo settore e vicepresidente provinciale dell’Anspi di Genova (associazione nazionale san Paolo Italia), allo stato attuale dei lavori “emerge innanzitutto lo sforzo di raccogliere e coordinare tutte le norme speciali che disciplinano le diverse tipologie di enti quali organismi di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative, fondazioni e altri soggetti religiosi e non”. Dando per acquisito il valore semplificatorio di un tale approccio, “appare importante aver chiarito anche alcune ambiguità procedurali fin qui presenti, come l’incompatibilità della contemporanea iscrizione per un ente a due registri”. Allo stesso modo, “restano da esplicitare alcune semplificazioni, come ad esempio il fatto che tutti gli enti già iscritti vengano inseriti automaticamente nei nuovi registri, senza dover replicare l’iscrizione”. Rivano evidenzia che “dal punto di vista della rappresentanza, sparisce la titolarità esplicita del Forum del Terzo settore e nasce un ‘organismo unico’, qualora abbia al suo interno il 51% della quota di soggetti del settore”. Questo, aggiunge, “rappresenta, al di là della teorizzazione, una criticità operativa” perché la domanda è “come riuscirà, ad esempio, il frastagliatissimo ma, nello stesso tempo, ricchissimo mondo del volontariato a portare tale percentuale di rappresentanza”. Per Rivano, “sicuramente il punto rimane da approfondire e chiarire meglio, cercando di specificare il significato della percentuale indicata”. Un fatto da non sottovalutare è che “nel ridisegnare la Consulta del Terzo settore, spariscono le rappresentanze, ad esempio, delle varie Chiese e della Consulta della famiglia, con un risultato certamente non di sviluppo della partecipazione alla programmazione”. In conclusione, per il segretario regionale del Forum, si tratta di “un documento, in parte innovativo, specialmente nella sezione sui patti e sugli appalti, anche se necessita di ulteriori affinamenti, per non restare enunciazione di principi difficilmente applicabili e per recuperare la parte di specifico sostegno finanziario, indispensabile per una reale applicazione degli intenti teorici”.Un risultato significativo. Si tratta di “un risultato molto significativo, frutto di un impegno costante” ed “è evidente che solo un Terzo settore composto da organizzazioni mature e responsabili, certificate e riconosciute, sarà in grado di svolgere al meglio il proprio ruolo”. Claudio Basso, rappresentante delle Acli nel Forum ligure del Terzo settore e membro del consiglio direttivo del Centro servizi per il volontariato “Celivo”, ricorda che, all’interno del Terzo settore, operano organizzazioni attive in vari ambiti e che “questi ambiti sono regolati da leggi proprie, non sempre organiche tra loro proprio perché frutto di periodi storici differenti”. “Per validare l’impostazione del sistema di relazioni tra pubblico e privato e le procedure che ne conseguono – prosegue Basso – è chiaro che occorre definire una rappresentanza nel e del Terzo settore, cui arrivare con un percorso di evidenza pubblica” e “questo ci chiama a essere strutturati, nei fatti e non solo nella forma, come soggetti di rappresentanza di interessi generali e non meramente privatistici, rivolti ai soli nostri soci e associati”. Il rappresentante delle Acli ricorda che “in questa fase delicata di crisi di un modello sociale e di sviluppo, il nostro compito è individuare percorsi, anche innovativi, basati su azioni e attività basate su equità, giustizia sociale, sussidiarietà e sostenibilità”. In quest’ottica, l’idea del Testo unico “sta tracciando una ‘road map’ che è anche una sfida: la capacità di essere dentro i processi di trasformazione si accompagna alla nostra volontà di cambiare stili di vita, personale e associativa. Usciremo dalla crisi diversi da come ci siamo entrati”. Basso sottolinea “una criticità al di là delle formulazioni giuridiche che stiamo approfondendo per migliorare e precisare il Testo”. E questa riguarda il fatto che “le leggi sono messe in pratica dalle persone, che nei loro diversi ambiti di responsabilità sono chiamate ad applicarle e a farle applicare. O si avvierà contestualmente una profonda iniziativa di formazione comune tra operatori pubblici e operatori del privato sociale, o le disposizioni legislative resteranno lettera morta”.a cura di Adriano Torti(20 aprile 2012)