FRANCIA

Ritrovare un ideale

Cattolici e presidenziali: intervista con mons. Hippolyte Simon

Luci puntate nel fine settimana sulla Francia dove, domenica 22 aprile, i francesi saranno chiamati alle urne per eleggere il presidente della Repubblica tra i quattro candidati in lizza: Nicolas Sarkozy, François Hollande, François Bayrou e Marine Le Pen. Mai schierata per un candidato o l’altro, la Chiesa cattolica francese è più volte scesa in campo per invitare i cittadini a non disertare le urne e aiutarli nella scelta di voto indicando alcuni “principi non negoziabili” tratti dalla dottrina sociale della Chiesa. Alla vigilia del voto, Maria Chiara Biagioni, per Sir Europa, ha chiesto a mons. Hippolyte Simon, arcivescovo di Clermont e vicepresidente della Conferenza episcopale francese, di fare il punto su come è andata la campagna elettorale.

Perché i vescovi francesi hanno più volte invitato i cittadini a non disertare le urne? Si registra anche in Francia una certa crisi della politica?
“Qualche anno fa i vescovi hanno pubblicato un documento dal titolo ‘Riabilitare la politica’ perché si avverte una certa fatica da parte dei cittadini a seguire quanto sulla politica riportano i media, con discorsi che si ripetono, confusione nelle dichiarazioni e soprattutto promesse non sempre mantenute. Per cui parlerei piuttosto di una disaffezione nei confronti dei discorsi politici”.

È solo colpa dei media?
“No, non è colpa solo dei media. La causa va forse ricercata nel fatto che i politici sono spesso presenti nei media e si presentano con dichiarazioni illusorie, come per esempio promettere ai cittadini avvincenti cambiamenti di vita per poi essere costretti dopo qualche anno a mettere in atto politiche di rigore. Dunque all’inizio la gente crede e cede alle promesse per poi rimanere delusa. Per questo, non bisogna farsi trascinare dai discorsi che i politici esprimono sui media ma occorre guardare la realtà delle cose più in profondità e si sa che questo processo di discernimento non è facile”.

È per questo motivo che lo scorso ottobre la Conferenza episcopale ha pubblicato, in vista delle presidenziali del 2012, un documento in cui vengono indicati principi fondamentali sulla base dei quali valutare i candidati?
“Sì, chiediamo soprattutto di capire in coscienza chi sono i candidati che appaiono – non soltanto in base ai discorsi ma nella realtà dei loro programmi – i più vicini a quei punti indicati”.

E alla fine di questa campagna elettorale, come è andata?
“Direi che è mancata concretezza. Per esempio non si è parlato della guerra in Afghanistan, non si è parlato dei programmi nucleari militari, non si è parlato dei problemi demografici o di educazione. Si è poi veramente parlato poco di Europa”.

Ci sono, quindi, pochi elementi concreti per fare una scelta di voto?
“Le persone che si sono presentate le abbiamo viste all’opera nel governo e quindi si possono valutare in base a quello che hanno fatto in passato. Sono persone che conosciamo. Si può dire comunque – ma questo è un errore del sistema francese – che si confonde l’elezione del presidente con l’elezione del primo ministro. E si è quindi poco parlato delle questioni che dipendono direttamente dal presidente come i temi della giustizia, l’equilibrio dei media, l’Europa”.

Ma la politica è in crisi?
“No, non siamo arrivati a questo punto. C’è un proverbio che dice: ‘Nelle dittature l’ordine è apparente e il disordine è nascosto. Nelle democrazie, il disordine è apparente e l’ordine è nascosto’. Bisogna quindi fare anche attenzione a non lasciarsi scoraggiare dal disordine apparente e vedere come, nonostante tutto, la democrazia funzioni. Ma per fare questo è necessario saper discernere, non lasciarsi prendere dall’agitazione o da uno sguardo superficiale. Ci sono i problemi ma le istituzioni in Francia funzionano”.

Quale ruolo hanno svolto i cattolici?
“Noi non difendiamo l’interesse dei cattolici ma una concezione del bene comune. E se presentiamo dei principi che ci sembrano fondamentali, non lo facciamo per difendere degli interessi categoriali dei cattolici ma per difendere la concezione che abbiamo del bene comune, della Francia e dell’umanità”.

Dunque i cattolici non sono schierati né a destra né a sinistra?
“Certo, non c’è nessun partito che corrisponde pienamente a quanto indicato. Occorre quindi sapersi districare tra le varie proposte e prendere una decisione in coscienza”.

Quindi nessuna indicazione di voto?
“Ma certo, non abbiamo mai avuto e non abbiamo la minima intenzione di controllare il voto dei cattolici”.

Di che cosa ha bisogno la Francia oggi?
“Ha bisogno di ritrovare un ideale e una grande prospettiva. La generazione degli anni ’60 aveva davanti a sé il grande ideale di costruire il progetto europeo. Oggi molti giovani non credono più in questo progetto. Quello che manca, quindi, è avere un orizzonte ampio e aperto. Credo che in ultima istanza il problema non sia tanto politico ma spirituale. Ciò di cui ha bisogno la Francia è che ritrovi una ricchezza di vita interiore che sia la fonte di un impegno generoso per gli altri. Quello che manca alla Francia è la fonte spirituale di un impegno”.

Anche i candidati alla presidenza non hanno questo orizzonte?
“Non mi permetterei mai di dare un simile giudizio. A questa domanda devono rispondere loro. Posso però lanciare loro questo appello: che abbiano una vita interiore ricca perché generi impegni generosi”.