CATECHISMO DI DOMENICA

Non è impossibile

Il card. Bagnasco rilancia a famiglie e parrocchie ”un’idea, una possibilità”

Fino a non molto tempo fa, in un mondo in cui “il sentire comune era ritmato ed imbevuto di mentalità cristiana, la catechesi parrocchiale si presentava come ‘catechesi per la dottrina cristiana’” . Il Concilio Vaticano II “ha preso atto delle mutazioni derivanti da una secolarizzazione crescente” e la catechesi “ha assunto la dimensione di ‘catechesi per la vita cristiana’ sottolineando l’acquisizione e la maturazione di una mentalità di fede”. Oggi, invece, “dobbiamo pensare ad una ‘catechesi per l’iniziazione cristiana’” ossia “una catechesi che inizia a vivere e comprendere l’esperienza cristiana attraverso la dimensione sacramentale”. È un passaggio dell’intervento che l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ha tenuto ieri pomeriggio in occasione del convegno catechistico regionale che si è svolto presso il seminario diocesano.

Passione per Cristo. “La passione per la catechesi – ha detto il cardinale – è passione per Cristo e nella iniziazione cristiana dei piccoli significa anche mettersi accanto ai genitori, perché si sentano interpellati nel loro dovere di educare cristianamente i figli”. Nel suo intervento, il card. Bagnasco ha ribadito più volte l’importanza di coinvolgere le famiglie: “Non bisogna mai scoraggiarsi ed arrendersi nel tentare di coinvolgere la famiglia superando la ‘delega in bianco’ da parte di quei genitori assenti dall’educazione alla fede dei figli e sostenendoli nel caso prendano coscienza delle loro difficoltà educative”.

Nodi fondamentali. Il cardinale ha parlato di “nodi fondamentali dell’azione catechetica” di tipo “inclusivo”. Ha invitato a “non vedere contrapposizione tra Vangelo e formulazioni dottrinali” e a “non contrapporre conoscenza ed esperienza”. Quindi ha richiamato la necessità di “favorire la formazione alla globalità della vita cristiana” invitando i catechisti ad “educare i ragazzi alla Liturgia Eucaristica conducendoli al cuore delle cose rifuggendo ad ogni superflua esteriorità e lungaggine per celebrare in modo sobrio ma sentito il mistero santo di Cristo”. Dopo aver ricordato che “la domenica è il giorno in cui tutta la comunità si pone in stato di iniziazione ed assolve il suo compito di iniziare le nuove generazioni”, ha domandato “perché non pensare alla domenica, giorno dell’assemblea liturgica, del riposo, dell’accoglienza nella carità, come giorno in cui incrociare la dimensione catechistica e la partecipazione fruttuosa alla liturgia”. “Fare il catechismo alla domenica è un’idea, una possibilità, non dobbiamo arrenderci di fronte all’ipotesi. È difficile ma non impossibile” ha aggiunto citando l’esempio di alcune parrocchie della diocesi di Genova in cui questo già avviene. ” È un dato di fatto – ha aggiunto – che alcune parrocchie hanno mantenuto, o sono riuscite a ripristinare, il catechismo domenicale”. Il risultato, ha spiegato il card. Bagnasco, è “avere la famiglia riunita, i genitori che portano i bambini in parrocchia la domenica per il catechismo e per la messa”. In questo modo “si crea un rapporto anche con la famiglia, non solo con il bambino, che è tutto un vantaggio per il bambino stesso”. L’auspicio, quindi, è che questa pratica si possa ampliare, “anche se bisogna fare i conti con la realtà e quindi con la disponibilità dei catechisti e dei genitori e magari con gli impegni sportivi dei bambini”: “Questa dimensione domenicale della vita comunitaria potrebbe permettere di superare la contrapposizione tra l’impegno catechistico verso i piccoli e quello verso gli adulti”.

I catechisti non demordano. Il card. Bagnasco ha parlato anche della fragilità delle famiglie, ricordando che “in giro c’è una banalità terrificante a tutti i livelli” ma, nello stesso tempo, ha esortato i catechisti a “non demordere e a non lamentarsi troppo”. Dopo aver precisato di non avere “ricette”, ha presentato diversi esempi concreti. “Ringraziamo che i genitori portano i loro figli al catechismo – ha detto – perché, anche se li ‘parcheggiano’, li portano. Ci sono Paesi in Europa dove i genitori non fanno neppure battezzare i figli mentre da noi, anche se non si può dire se sia per convinzione o per convenzione, la maggior parte delle famiglie chiede ancora i sacramenti per i propri figli” e di questo “ringraziamo il cielo e prendiamo il buono che c’è”. Il cardinale ha parlato anche delle “coppie di conviventi che vengono a fare il corso di preparazione al matrimonio perché hanno deciso di sposarsi in chiesa”. In casi simili, ha spiegato, “ringraziamo che vengono, vediamo il lato positivo”. Infine i problemi relativi alla prima comunione o alla cresima dei figli. In questo caso, ha concluso, “è bello che i genitori facciano la comunione ma, al giorno d’oggi non bisogna insistere più di tanto per non mettere in difficoltà i bambini o i loro familiari”.