GIOVANI E LAVORO

Con coraggio nella crisi

Progetto Policoro: un ”laboratorio di speranza per pensare insieme” sul territorio

"Un laboratorio di speranza per pensare insieme", e insieme "osare il coraggio della speranza". Questa l’immagine usata per descrivere l’impegno del Progetto Policoro da mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, aprendo ieri a Roma i lavori del 25° corso di formazione nazionale. L’appuntamento, che proseguirà in questi giorni alla Domus Marie, per chiudersi mercoledì 25 aprile con la partecipazione all’udienza con Benedetto XVI, è rivolto ai direttori diocesani e agli animatori di comunità delle 100 diocesi coinvolte nell’esperienza ecclesiale promossa, già dal 1995, dagli Uffici Cei problemi sociali/ lavoro e pastorale giovanile con la Caritas italiana. (Info: www.progettopolicoro.it).

Lavorare insieme. "Esistono infinite discussioni sul da farsi di fronte alla crisi perché si abbia un’inversione di tendenza. Ma il fare da solo non risolve il problema". Lo ha affermato mons. Casile, illustrando come "di fronte alla crisi di lavoro, perché non diventi crisi di vita", la Cei con la Caritas abbia elaborato una risposta ecclesiale alla disoccupazione e al lavoro nero che affliggono i giovani. "Lavorare insieme" per "evangelizzare il lavoro e la vita", "educare e formare al lavoro dignitoso", "esprimere insieme solidarietà e reciprocità", sono i tre punti. "Evangelizzare il lavoro e la vita – ha precisato mons. Casile – chiama in causa il verbo sperare, speranza da infondere nel cuore di ogni giovane". Educare al lavoro dignitoso significa "pensare". L’esprimere solidarietà e reciprocità, infine, "è sotto gli auspici del verbo osare", per scoprire talenti e risorse da investire etc. Tenendo insieme questi tre verbi, il "Progetto Policoro" ha coinvolto in questi anni le pastorali diocesane, animatori di comunità e diverse associazioni ecclesiali (Acli, Cisl, Gioc…). "I risultati raggiunti – ha concluso mons. Casile – sono quelli di aver restituito ai territori migliaia di persone libere e responsabili (disoccupati di ieri che oggi lavorano e hanno figli), e costituito centinaia di gesti concreti (cooperative, imprese, ditte…) che dicono la speranza possibile di costruire un futuro".

La speranza. "La dimensione della speranza è l’aspetto che maggiormente sta a cuore nella nostra azione pastorale, da tradurre in progetti e gesti concreti. Oggi si fa pressante la preoccupazione di San Paolo a vivere da persone rinnovate dall’azione di Cristo, protese verso il futuro, differenti da coloro che non hanno speranza". Ha detto don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana. Se "dare un senso alla vita mediante il lavoro è impegno primario di ogni persona, lo è di più per i giovani, in particolar modo in questo periodo di crisi generalizzata". Ma ancor di più nel momento "in cui futuro e speranza talora vengono alterati nell’inconsistenza del miraggio, il messaggio cristiano è capace di offrire la possibilità concreta di una vita altra". "La fede è liberazione dalla paura", ha rimarcato a sua volta mons. Nicolò Anselmi, responsabile del servizio Cei per la pastorale giovanile. In tal senso, il Progetto Policoro è un invito per i giovani "alla speranza, a buttarsi nella società affrontando le forze del male con la forza della fede".

Il suono di un altro tamburo. Questo momento di crisi "potrebbe diventare uno stimolo a guardare al proprio futuro in modo diverso: potrebbe forse voler dire che oggi tocca proprio a voi giovani, cambiare musica, dare un impulso nuovo alla società". Lo ha sostenuto nella sua relazione don Armando Matteo, docente di teologia fondamentale alla Pontificia Università Urbaniana. Oggi, ha detto, "sentiamo forte il bisogno di un rinnovato impegno per un mondo più umano". "Ci siamo appiattiti sulla ricerca del benessere materiale e personale. L’individualismo, il diffuso narcisismo, la dittatura del denaro sono alcuni dei motivi che guidano gli uomini e le donne di oggi". Tutto ciò "porta a non essere capaci più di cogliere il valore della sobrietà e della solidarietà". L’imporsi di questi atteggiamenti, tuttavia, ha osservato il relatore, in ogni caso sfida il nostro impegno. "Il Papa parla di nuova evangelizzazione indicando che essere cristiani significa andare controcorrente, un impegno che sappia sottrarsi alla musica alla quale la maggior parte delle persone ha affidato la propria esistenza". "Tocca ai giovani, in una parola – ha concluso – far risuonare il suono di un altro tamburo. Anche il vostro impegno nel Progetto Policoro rappresenta un grande segno di speranza: è l’attestazione del fatto che il lavoro non serve solo a fare soldi, ma costituisce pure un luogo di benedizione, è coltivare e far crescere qualcosa di nuovo, avere uno sguardo aperto sul futuro, portare alla luce potenzialità nascoste, sfidare luoghi comuni e slogan già fatti".