REGINA CÆLI
Dubbio degli apostoli e dono della fede
La realtà è nostra o ci pare che sia nostra, tutto quanto pensiamo, sperimentiamo e viviamo dentro di noi, deve rapportarsi, fare i conti con la misura del reale per non diventare preda di allucinazioni o di proiezioni. I parametri esterni ci obbligano: c’è luce o c’è tenebra, fa caldo o fa freddo, un evento mi ha rallegrato ma deve dimostrare in se stesso di trasmettere gioia oppure quella tristezza che mi incupisce.
Questa realtà, misurata, concreta e limitata, è stata non solo attraversata ma fatta propria dal Figlio di Dio che ha assunto la carne umana, quella nostra, quella reale che posso toccare.
Papa Benedetto in questa domenica del tempo pasquale vuole farci percepire la realtà del Cristo risorto e si affida a quel grande teologo e maestro che è stato Romano Guardini: “Il Signore è mutato. Non vive più come prima. La sua esistenza… non è comprensibile. Eppure è corporea, comprende… tutta quanta la sua vita vissuta, il destino attraversato, la sua passione e la sua morte. Tutto è realtà. Sia pure mutata, ma sempre tangibile realtà”.
Risorto non significa che sia stata annullata la Passione infatti “la risurrezione non cancella i segni della crocifissione”, ma anche questi segni mirabili e tangibili non producono molto effetto. I discepoli, esattamente come noi, ritengono, anche se espressamente non lo dicono, di avere i piedi per terra, perciò di essere capaci di distinguere tra il reale e l’irreale, tra una persona in carne e ossa e uno spettro: le mani e i piedi trafitti, ancora non smuovono il loro animo.
La seconda mossa del Risorto e sarà quella decisiva tocca un aspetto tutto umano che ci accompagna per tutta l’esistenza: il cibo. Solo una persona viva può consumare e mangiarsi del pesce arrostito, nello stato onirico sembra che mangi ma non consuma. “Grazie a questi segni molto realistici, i discepoli superano il dubbio iniziale e si aprono al dono della fede”.
Non si trattava quindi solo di una perplessità, quasi uno stropicciarsi gli occhi per essere certi di non trovarsi nel dormiveglia, si trattava proprio di un “dubbio” e radicale perché impediva loro di vedere la realtà nella luce nuova del Risorto.
Annullato il dubbio, ecco nel varco prospettarsi un’altra possibilità: “Si aprono al dono della fede”. La fede infatti non s’impone, non soggioga o vincola la persona, si propone e attende che la libertà si schieri.
Con quale conseguenza? Permettere loro “di capire le cose scritte sul Cristo ‘nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi'”, di ricapitolare cioè tutta l’elezione e la storia d’Israele, per secoli svoltasi sotto la guida del Creatore, il Dio Uno, e di trovare il suo punto d’incandescenza in Gesù Cristo. Egli stesso, lungo il cammino, con una tecnica esegetica tipica dei Maestri d’Israele, detta “collana”, ripassa sin dai primordi ogni evento che costituisce un singolo grano della collana, fino a formarla totalmente e completamente ma ancora priva della luce senza ombre che scaturirà quando il Maestro spezzerà il pane.
Allora andò così, ma oggi la “collana” non rischia di rimanere opaca? Papa Benedetto sa donarle il suo fulgore perché “incontriamo il Signore nella Celebrazione eucaristica”.
In questo evento tutta la storia trova la sua certezza, la sua forza di plasmazione che non ricade miserevolmente su se stessa ma guarda oltre, si sporge nella realtà ad accettare la realtà impregnata dalla viva forza del Risorto.
Non è la rievocazione di un fantasma oppure la commemorazione patetica di un evento passato, ma la “sua presenza reale tra noi, per mezzo della Parola e dell’Eucaristia”.
La trasmissione di questo realismo è fare il dono ai nostri bambini della Prima Comunione, non un rito di passaggio sociale, un gesto che non si può evitare senza temere un’emarginazione, oppure, è questo è il peggio, il momento dell’esibizionismo mondano.
Per questo, al nostro Pastore, sta a cuore la “sobrietà”, come segno visibile che se è festa è “festa della fede”.
Festa “dell’incontro personale con Gesù”, momento in cui si gettano delle radici che possono pervadere l’intera vita, che possono portare impresse la luce e la forza della “collana” che sostengono il Pane che viene spezzato.
L’unica strada perché una novità si scavi nella polvere dei secoli e possa destare i “testimoni dell’umanità nuova”.