GMG RIO 2013
I primi messaggi anche per le Chiese d’Europa
“Quando si organizza un grande evento come quello della Gmg è lecito domandarsi quale eredità ci lascerà. Il mio pensiero va, così, al XXXVI Congresso eucaristico internazionale di Rio de Janeiro del 1955 che lasciò alla nostra città, grazie all’opera dell’arcivescovo mons. Helder Camara, la Banca della Provvidenza di San Sebastiano, per assistere i poveri e gli emarginati”. Padre Cônego Manuel Manangão, direttore esecutivo del Settore sociale della Gmg di Rio de Janeiro (23-28 luglio 2013) torna indietro nel tempo per introdurre quello che, nel Comitato organizzatore della Giornata, è considerato uno dei temi da sviluppare, e non solo in questa fase preparatoria, il sociale. La piaga della droga. “Oggi afferma i nostri giovani sono colpiti dalla piaga del consumo e del traffico di stupefacenti che coinvolge tutti, famiglie, operatori sociali, pastorali, educatori, docenti. Dati del ministero della Salute parlano che l’età media nella quale si assume droga per la prima volta è di 13 anni. La Gmg vuole lasciare un’eredità in questo campo attivando un lavoro su tre livelli: prevenzione, accoglienza da parte di una rete di associazioni di coloro che hanno problemi di tossicodipendenza e dei loro familiari e la creazione di centri di assistenza e recupero”. “Ci sono tante famiglie e giovani che hanno bisogno di aiuto e non sanno a chi rivolgersi ricorda padre Manangão -. Nel documento di Aparecida del maggio 2007, diffuso dai vescovi dell’America Latina e dei Caraibi (Celam) al termine della loro assemblea, il problema della droga è descritto come una chiazza di petrolio che invade tutto. Non conosce confini geografici o umani. Attacca ricchi e poveri, bambini, giovani, adulti, uomini e donne. La Chiesa non può restare indifferente a questa piaga che sta distruggendo l’umanità, in particolare le giovani generazioni. Abbiamo bisogno di essere per loro un faro di speranza. Questa sarà la nostra sfida e la nostra eredità”. Il taglio sociale della Gmg di Rio è confermato a Sir Europa anche da mons. Orani João Tempesta, arcivescovo della città che tornerà ad ospitare una Gmg in America latina dopo 26 anni, l’ultima volta fu a Buenos Aires nel 1987. “Abbiamo introdotto nello spirito della Giornata afferma il presule – la preoccupazione per il sociale, promuovendo la creazione di centri selettivi per il recupero dalla dipendenza della droga e progettando anche un ospedale ad hoc a Rio de Janeiro. Ma ci sarà anche un evento dedicato all’ecologia”. Il tutto sullo sfondo della dimensione spirituale della Gmg, “una grande festa-testimonianza nella quale auspichiamo che i giovani mostrino al mondo la loro fede. Per l’America Latina e per il Brasile questa testimonianza lascia come grande segno ed eredità un riaccendersi della fede, un rinnovato desiderio che, ascoltando il messaggio di Cristo, un numero sempre maggiore di giovani decidano di seguire il Signore, vivendo la loro fede in qualunque ambiente”. Una missione continentale. Al tema sociale si coniuga anche quello missionario, più volte richiamato dall’arcivescovo di Rio e sottolineato dal tema della Giornata, “Andate e fate discepoli in tutto il mondo”. “Dallo svolgimento della Conferenza del Celam ad Aparecida nel 2007, la Chiesa in America Latina vive una vocazione alla missione a livello continentale. Tutte le nostre comunità si sono impegnate in tale direzione. Questo tema scelto per la Gmg è dunque il frutto dell’esperienza di apostolato e di missione che la Chiesa ha vissuto. Oltre a confermare il cammino intrapreso, dato che le nostre comunità, in generale, sono impegnate in una missione permanente e continentale, esso intende dare un nuovo impulso affinché questo spirito missionario mobiliti tutta la gioventù del pianeta”. L’immagine che la Chiesa brasiliana e di Rio sono impegnate a dare, ribadisce mons. Tempesta, “è quella del Cristo Redentore a braccia aperte per la quale la nostra città è conosciuta dal mondo intero come un simbolo di accoglienza sincera che il popolo carioca desidera dare a tutti, per moltiplicare le grazie che questo abbraccio offre, ovvero che il centro della nostra vita e del nostro lavoro è Cristo, annunciando a tutti la buona notizia per costruire la nuova umanità”. Sforzo missionario che passa anche attraverso la rivitalizzazione di un rapporto Chiesa-giovani offuscato dalle vicende di abusi sessuali commessi da religiosi e sacerdoti su giovani e bambini. “La Chiesa risponde l’arcivescovo – cerca di portare a tutti una vita di intensa conversione. Sfortunatamente alcuni problemi esistono, dato che la Chiesa è composta di persone, alcune delle quali possono incorrere in qualunque tipo di errore. Tuttavia, noi crediamo che sia lo stesso Gesù Cristo a parlarci e a guidarci per mezzo della sua Chiesa. Questa relazione tra la Chiesa ed i suoi fedeli si è sempre basata sulla fiducia, poiché il gregge riconosce la voce del Pastore, e si lascia guidare da Lui. La fiducia si alimenta e si ravviva nella stessa fedeltà di obbedienza a Cristo, del quale siamo i rappresentanti che Egli stesso ha scelto, nonostante le fragilità umane. Al tempo stesso, gli errori commessi devono essere sempre riconosciuti e sanati”. “Il grande tesoro della Chiesa e della Gmg conclude mons. Tempesta – sono i giovani, depositari delle speranze in un futuro dove Cristo sia riconosciuto e amato da un numero sempre maggiore di persone. Sono invitati e benvenuti a prender parte a questa grande festa mediante la presenza, la preghiera e la testimonianza di una fede ravvivata e solida, fondata nel Signore Gesù”.