FAMIGLIA E SCUOLA
Emilia Romagna: una ricerca e un impegno più condiviso
Il rapporto tra famiglia e scuola in Emilia Romagna è stato il tema del convegno regionale svoltosi questa mattina (sabato 28 aprile) all’istituto Veritatis Splendor a Bologna al quale hanno partecipato i rappresentanti delle famiglie e delle scuole. "È importante stabilire un’alleanza fra le agenzie educative di oggi, in particolare fra la scuola e la famiglia, per far fronte all’attuale emergenza educativa" ha detto nel suo intervento di apertura il card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. "Ma ha aggiunto – ci sono due condizioni che vanno rispettate: la prima è che il diritto a educare appartiene originariamente alla famiglia, fondata sul matrimonio come afferma la nostra Costituzione, e tutti gli altri soggetti ricoprono un ruolo di cooperazione educativa a essa; la seconda è che sia la scuola sia la famiglia devono rispettare la natura e la responsabilità dell’altro soggetto".
La ricerca Agesc/Veritatis Splendor. Nel corso del convegno c’è stata la presentazione dei risultati della ricerca avviata dall’Associazione genitori Scuole Cattoliche (Agesc) e dall’istituto Veritatis Splendor, in collaborazione con l’Associazione genitori (Age), dal titolo "Quale rapporto famiglia-scuola in Emilia Romagna nell’attuale emergenza educativa". L’indagine, curata dalla sociologa e ricercatrice universitaria Carla Landuzzi, ha permesso, attraverso interviste con dirigenti scolastici e genitori presidenti dei consigli d’istituto delle scuole paritarie e statali della regione (dalla primaria alla secondaria di II grado), di rilevare problemi ed esperienze nel lavoro educativo della scuola con particolare riferimento alla relazione con la famiglia. Fra gli elementi più interessanti emersi si registra "una maggiore complessità rispetto al passato e nello stesso tempo una maggior consapevolezza del proprio ruolo" di docenti e genitori. "Tuttavia ha affermato Carla Landuzzi si sono verificate anche contraddizioni nelle risposte, soprattutto da parte dei genitori che presentano situazioni molto differenziate. Per esempio: emerge la percezione di non essere presenti nella formazione proposta dalla scuola, ma si sottolinea l’esigenza di essere presenti; fra i genitori compare una forte ricerca di aiuto nella scuola, ma è un aiuto che non viene trovato e/o non si vuole trovare; inoltre, c’è un riconoscimento dell’emergenza educativa, ma i genitori non vogliono essere coinvolti". Un altro aspetto che produce forti pressioni sulla scuola è la "complessità sociale, (il figlio unico, che porta ad avere relazioni con coetanei solo in ambito scolastico e non familiare). Un altro problema è dato dall’aumento della presenza di immigrati e l’uso delle nuove tecnologie, tutti fattori che modificano le richieste alle scuole".
Territorio e associazioni. "L’impegno di associazioni come la nostra ha detto la presidente regionale Agesc Lucia Giuglietta Morgillo , in sinergia con le altre realtà educative e culturali che cooperano sul territorio, è fondamentale per mettere in rete le famiglie, per fornire strumenti e occasioni d’informazione e formazione alla ricerca di soluzioni condivise. Siamo preoccupati per la situazione che si è determinata in questi anni a livello giovanile, ci siamo chiesti se è ancora possibile un radicamento territoriale delle associazioni e quale contributo potrà dare al superamento di tale emergenza educativa. Si tratta anche di trovare modalità nuove di rapporto con le famiglie e le scuole, affinché l’associazionismo dei genitori possa trovare una rinnovata accoglienza". Una proposta concreta è arrivata da Roberto Gontero, presidente nazionale Agesc: "Per affrontare questa emergenza educativa bisogna fare un salto di qualità, ovvero raggiungere uno stesso obiettivo educativo tra famiglia e scuola; e questo è possibile se si dà più spazio alle associazioni di genitori perché i genitori ‘impegnati’ sono quelli che si prendono più a cuore la questione educativa e di conseguenza sono una testimonianza per quei genitori che non sono impegnati a scuola". Davide Guarneri, presidente nazionale Age, invece, ha sottolineato che per trovare un terreno d’incontro tra scuola e famiglia il dato da cui bisogna partire è che la sfida educativa è compito degli adulti e non dei ragazzi. "Il dialogo fra scuola e famiglia parte dalla consapevolezza che sono gli adulti a doversi impegnare in questa sfida educativa, partendo col mettere da parte i luoghi comuni fra genitori e insegnanti, instaurando fiducia reciproca fra adulti (cosa molto difficile) e convincendosi che non si educa solo parlando male del male, ma parlando bene del bene ovvero cercando di essere propositivi e dare speranza. Gli snodi per mettere in pratica questo incontro fra genitori e insegnanti sono diversi: le riunioni, in cui bisogna ripristinare il collegamento fra partecipazione e rappresentanza; i colloqui docenti-genitori, che devono ritrovare uno spazio e un tempo propri e non devono essere sottovalutati; la condotta come patto di corresponsabilità educativa fra genitori e insegnanti; il regolamento d’istituto e così via".