FINANZA ED ECONOMIA
Le ”sfide” della globalizzazione a 50 anni dalla Pacem in terris
"Abbiamo bisogno di strutture che regolano sia la finanza internazionale, sia l’economia, sia la ricerca. Ma queste strutture devono badare a una maggiore trasparenza delle pratiche, associata ad un sistema di controllo". Lo ha detto mons. Roland Minnerath, arcivescovo di Dijon (Francia), presentando oggi ai giornalisti in sala stampa vaticana le conclusioni della XVIII sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che si è svolta dal 27 aprile al 1° maggio sul tema: "The global quest for ‘Tranquillitas Ordinis. Pacem in terris. Fifty years later". Nell’ultima sessione dei lavori, ha informato mons. Minnerath, i partecipanti si sono confrontati su "quali sono i principi di un nuovo ordine globale", 50 anni dopo la storica enciclica, per molti versi profetica, di Giovanni XXIII. "Nessuno pensa ad un’autorità che governerebbe il mondo intero, sarebbe un’utopia", ha precisato il relatore, ma oggi "dobbiamo porci l’esigenza di una regolazione del mondo globalizzato". I partecipanti al convegno del dicastero della Santa Sede hanno proposto, a questo riguardo, una "visione molto realista", grazie alla quale "nessuno Stato perde la propria sovranità". Al centro della proposta, ha informato il relatore, c’è "l’esigenza di trasparenza, di procedure verificate, in cui ognuno deve rendere conto di come lavora nei vari ambiti".
Trasparenza e controllo. "Trasparenza e controllo", secondo mons. Minnerath, sono le parole-chiave che rappresentano "il modo migliore per affrontare la questione di una regolazione del mondo globalizzato", all’insegna "del primato della persona e del principio di sussidiarietà". "Esiste un ordine creato, che vale anche per l’organizzazione della società, e che trova la sua fonte nella persona umana". E’ questo, ha sottolineato infatti il relatore, il presupposto fondamentale della "Pacem in terris", i cui quattro pilastri sono "la verità, la libertà, la solidarietà e la giustizia". "Fare il punto sui nuovi segni dei tempi" è stato il primo obiettivo che si sono posti i partecipanti al convegno, soffermandosi sui "nuovi sviluppi delle scienze fisiche, biologiche, neurologiche, genetiche, che ci mettono davanti ad una nuova concezione dell’uomo, e i cui risultati ci inducono a capire meglio come la visione che ci viene dalla rivelazione è oggi integrata dallo sviluppo di queste nuove scienze". Ai tempi della "Pacem in terris", l’Unione Europea aveva 6 fondatori, oggi 24, ha fatto notare mons. Minnerath, osservando che "il mondo oggi è cambiato non solo sull’aspetto istituzionale, ma anche sulle aspettative degli uomini: nessuno può ignorare la crisi in atto e i grandi cambiamenti indotti dal fatto che la società non è più quella di 50 anni fa. Oggi, con la crescente secolarizzazione, i parametri morali sono molto cambiati nella società".
La vera dignità. "Vedere, alla vigilia dell’Anno della Fede e del Sinodo sulla nuova evangelizzazione, quali sono quelle verità che vengono dalle scienze naturali e sociali, per valutare in che modo ciò può aiutare la fede, ma anche coloro che non credono, a vivere meglio nella società". Così mons. Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha sintetizzato i lavori della plenaria. Cinquant’anni dopo la "Pacem in terris", ha affermato Margareth Archer, dell’Università di Warwick, "il panorama internazionale non è più quello della Guerra Fredda, ma di un mondo globalizzato e di una crisi finanziaria ed economica che affligge molti Paesi. Anche la pace è in pericolo, dove il nazionalismo e gli odi religiosi e razziali espongono intere società a conflitti violenti". La lezione dell’enciclica di Giovanni XXIII è che "non è possibile identificare il bene comune senza riferirsi a ciò che la persona umana rivendica per la sua vera umanità. L’uomo in società è fatto per vivere in pace con in suo vicino, nella giustizia, nella verità, nell’amore e nella libertà". "Oggi ha fatto notare la relatrice i valori fondamentali dell’essere umano, nei quali la dignità umana come tale viene messa in questione, sono ancora una volta oggetto di dibattito, e la Chiesa considera suo dovere difendere nella nostra società quelle verità e quei valori nei quali è i gioco la vera dignità di ogni essere umano". Tra gli altri temi affrontati nella plenaria, la questione della legge morale naturale, "ignorata in molti settori della società", e le "nuove possibilità" offerte dalla comunicazione digitale, che se correttamente utilizzata può diventare anche "strumento di pace".