FAMILY 2012
America Latina: il sociologo cileno Pedro Morandé Court
Pur in una situazione estremamente variegata e in forte cambiamento, in America Latina la famiglia resta "il punto di riferimento più importante, il luogo in cui le persone trovano accoglienza, protezione e felicità, nonostante siano aumentate le denunce per violenza domestica e il tasso di maschi che uccidono le loro conviventi resti molto alto". La conferma viene dall’analisi di Pedro Morandé Court, docente di sociologia alla Pontifica Università Cattolica di Santiago del Cile, che interverrà al Congresso teologico-pastorale inserito all’interno del VII Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio 3 giugno) con una relazione su "La famiglia e il lavoro oggi: tra opportunità e precarietà".
In una lunga intervista al mensile del Pime "Mondo e Missione" (che nel numero di maggio dedica uno speciale di 32 pagine all’Incontro mondiale delle famiglie), il sociologo anticipa alcuni nuclei tematici della sua riflessione.
Il mercato del lavoro sudamericano vive alcuni aspetti ancora lontani dalla realtà occidentale, a partire dal fatto che mentre l’Europa si trova nel pieno di una crisi economica da cui ancora non s’intravvede l’uscita, l’America Latina nell’ultimo decennio ha fatto registrare un tasso di crescita significativo. Questo fenomeno ha permesso una consistente diminuzione della disoccupazione e ha consentito alle donne d’inserirsi nel mondo del lavoro remunerato per portare in casa un secondo stipendio, tuttavia in parallelo è molto elevato l’indebitamento per il costo dell’educazione dei figli e per il massiccio incremento dei consumi.
Secondo Morandé Court, a essere particolarmente vulnerabili in questa fase sono "le famiglie del ceto medio, che non ricevono sussidi dallo Stato, come i più poveri". È vero che la quota di persone sotto il livello di povertà è diminuita, grazie alle politiche focalizzate sulla riduzione che hanno fatto calare il lavoro precario e l’economia informale, tuttavia "c’è ancora molto da investire nell’educazione, nelle nuove tecnologie, nelle infrastrutture e soprattutto nelle energie rinnovabili, specie in quei Paesi che non dispongono di petrolio".
Fra gli elementi di debolezza del sistema famiglia rispetto al mondo del lavoro, c’è anche il progressivo calo di potere delle organizzazioni sindacali. Il sociologo cileno è convinto che la ragione principale sia "il crescente impatto del settore dei servizi, che esige personale più qualificato e livelli d’istruzione più elevati", ma un altro fattore di peso è la crescente concorrenza fra le imprese, per cui "i lavoratori qualificati e specializzati hanno sempre alternative di lavoro interessanti e di fatto gli anni di permanenza nello stesso posto di lavoro sono diminuiti". Un cambiamento da non trascurare riguarda anche le nuove generazioni, che "stabiliscono le proprie reti per via elettronica e hanno minori livelli di associatività organizzata".
Fra le più importanti conquiste sociali della famiglia latinoamericana, Morandé Court sottolinea l’inserimento della donna nel sistema educativo e nel mercato del lavoro, che definisce "la rivoluzione più importante del secolo XX in questa regione". Questo cambiamento "ha avuto effetti molto positivi sulla famiglia, dal punto di vista delle entrate addizionali che fornisce e per il miglior livello educativo", ma non è privo di effetti collaterali: "Quando non si è riusciti a corresponsabilizzare i maschi nei lavori domestici nonché nella cura ed educazione dei figli, ha significato un enorme stress per la donna e un certo abbandono dei figli stessi". Per alleviare questa tensione fra lavoro femminile e incombenze familiari "ci vorrà ancora tempo".
Un altro nodo da sciogliere è quello della violenza subita all’interno della famiglia soprattutto dalle donne, anche in conseguenza del loro inserimento nel mercato del lavoro: avendo raggiunto una maggiore autonomia, "hanno obbligato i maschi a ridefinire il proprio ruolo domestico, perché per gli uomini non è più sufficiente essere l’unico sostegno della famiglia". Ma a volte la violenza domestica si deve anche all’alcolismo o al consumo di droghe, fenomeni difficili da debellare.
A favorire un’evoluzione positiva non saranno certo le politiche di aiuto alla famiglia, dato che fatta eccezione per il Messico nessun Paese dell’America Latina le ha varate, come sottolinea il sociologo: "Ve ne sono per l’infanzia, per gli anziani, per le donne, per i disabili e per diversi componenti della famiglia, ma non esiste una politica della famiglia come tale, che la consideri nella sua totalità".
In questo quadro di luci e ombre, è fondamentale l’impegno della Chiesa cattolica sia nella pastorale sia a livello pubblico. "La Chiesa conferma Morandé Court a Mondo e Missione’ dedica un enorme sforzo pastorale alla famiglia, preparando le persone al matrimonio, accompagnandole in momenti di crisi e aiutandola a formare i figli attraverso la sua estesa rete scolastica, che è di ottima qualità. Non ha avuto lo stesso successo nei confronti delle politiche pubbliche, dove il pluralismo e la diversità dominanti non considerano la famiglia come protagonista rilevante dello sviluppo".
(07 maggio 2012)