TURISMO
Un itinerario fuori dalle rotte tradizionali
Dal 23 al 27 aprile si sono ritrovati a Cancun (Messico) i rappresentanti di 41 Paesi di 4 continenti per il VII Congresso mondiale di pastorale del turismo. Diversi i partecipanti italiani, tra cui mons. Mario Lusek, direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale del turismo della Cei. Luigi Crimella per il Sir lo ha intervistato.
Che bilancio si può trarre dai lavori del VII Congresso mondiale?
"L’appuntamento di Cancun è arrivato dopo otto anni dal precedente Congresso che si tenne in Tailandia. A Cancun si è cercato di rappresentare un nuovo volto del turismo, quello che fa la differenza, e che cerca di rispondere ai bisogni dell”homo viator’ di oggi: un turismo etico, umano, responsabile e consapevole. Molta attenzione è stata data allo sviluppo crescente che hanno i ‘luoghi della fede’ come destinazione di molti viaggiatori che danno origine al fenomeno del ‘turismo religioso’: Benedetto XVI nel messaggio di saluto al Congresso, li ha definiti ‘vere strade verso Dio… opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede’. Il Congresso ha altresì messo in guardia contro gli abusi del fenomeno turistico invitando a valorizzare il ‘Codice mondiale di etica del turismo’ nell’ambito delle iniziative pastorali".
Cosa cambia tra il turismo di una volta, più nazionale, e quello odierno, più globalizzato e spesso con prezzi e strutture low-cost?
"Il turismo contemporaneo si sta sviluppando e sta mutando. Viviamo dentro la società globale dei viaggiatori: chi per necessità, chi spinto dalla fame e dalla disperazione, chi dal bisogno di lavoro, chi per turismo. L’industria turistica intercetta questo bisogno profondo di andare lontano, di incontrare culture diverse. Si parte per dare risposte false a bisogni veri: i bisogni veri sono quelli di avventura, gioco, cambiamento, conoscenza, contatto con gli altri. Le risposte false sono le ‘mandrie’ di turisti in luoghi magici; i ‘villaggi’ turistici come ‘campi di concentramento’ con tutte le comodità; divertimentifici come Disneyland intesa come Mecca della società standardizzata".
Come si può porre la Chiesa nei confronti degli operatori turistici?
"Il panorama italiano è particolarmente variegato e ha enorme potenzialità: non dimenticando la specifica funzione della pastorale del turismo che è quella di educare alla fede e favorire la ricerca di Dio, ci sono alcuni aspetti che stanno assumendo la funzione di promozione non solo culturale e sociale, ma anche economica. Per questo crediamo molto in quella ‘cultura turistica’ che fa la differenza e si nutre di un pensiero forte: ecco, allora, le iniziative culturali e di formazione con le Università che si stanno allacciando in alcune parti d’Italia, il dialogo con i tour operator ‘laici’ che si occupano di mete religiose per la formazione dei loro accompagnatori che partirà in Lombardia prossimamente, i protocolli d’intesa tra diocesi e Conferenze episcopali regionali con Regioni, Provincie e Comuni su questo versante, lo studio e l’analisi dei flussi turistici, la presenza nelle iniziative di promozione del turismo quali la Borsa internazionale del turismo (Bit)".
È bene ipotizzare un "turismo religioso" specializzato, oppure meglio pensare a momenti e mete religiose all’interno di pacchetti turistici generali?
"È un termine ambiguo e rischioso: la Chiesa nel turismo non si presenta come un’azienda e non ha un marchio da vendere. La parola che più ci qualifica è ‘itinerario’. Ben vengano, quindi, itinerari, cammini, sistemi territoriali che veicolano e propongono anche gli aspetti religiosi di un territorio: la presenza di un ‘luogo sacro’ permea, impregna, plasma il territorio di atteggiamenti, comportamenti, stili di vita, valori o meglio lo identifica, ne manifesta il volto, lo caratterizza, lo promuove".
Quali possono essere dei percorsi innovativi della pastorale del turismo oggi?
"Quello di valorizzare la ‘via della minorità’: si parla spesso oggi di ‘Santuari minori’ o anche di luoghi ‘minori’. Non si tratta di un minorità religiosa, culturale e sociale dal punto di vista qualitativo e di ruolo, ma minore perché fuori dagli abituali circuiti di ‘itinerari’ ben consolidati, o fuori dalle rotte tradizionali, o non debitamente conosciuti e valorizzati. C’è una grande riscoperta dei luoghi ‘minori’. In Italia sono più di 3.500, questi luoghi dove ‘si è rivelata in modo particolare la gloria di Dio attraverso segni e prodigi, o dove si è manifestata la materna predilezione della Vergine Maria o del fraterno soccorso dei Santi. Luogo santo è il Santuario, dimora divina, meta privilegiata del pellegrinaggio’".
Che contributo può offrire la Chiesa per un turismo fattore di sviluppo sociale?
"Un turismo eco-compatibile, solidale, sociale, è in grado di combattere povertà e sottosviluppo e rendere protagoniste le popolazione locali del loro destino. Anche in Italia, con il Progetto Policoro e l’impegno di diverse organizzazioni di turismo sociale d’ispirazione cristiana, assistiamo al sorgere e consolidarsi di cooperative di giovani per la gestione e la valorizzazione a fini turistici dei beni culturali e del patrimonio culturale della Chiesa. Ed è un segno di speranza per questo tempo di crisi globale".