CATECHESI IN EUROPA

I valori delle nonne

Intervista con padre Luc Mellet (Francia) sul sondaggio Ccee

Famiglia, amici, scuola, parrocchia. Dal sondaggio europeo promosso dal Ccee sullo stato della catechesi in Europa emerge che "l’iniziazione cristiana non si può pensare come una realtà estranea alla vita reale dei giovani e delle loro relazioni". La presentazione del sondaggio europeo (sono state "ascoltate" circa 4 mila persone di 11 Paesi europei diversi) ha aperto i lavori del XII Congresso europeo per la catechesi che fino al 10 maggio riunirà a Roma circa 70 persone tra vescovi e direttori nazionali degli uffici e organismi nazionali responsabili della catechesi. Sir Europa ha intervistato padre Luc Mellet, responsabile del Servizio nazionale per la catechesi in Francia.

Dunque di nuovo la famiglia, anche in questo campo, gioca un ruolo essenziale?
"La famiglia è luogo di educazione fondamentale alla vita ma quando si parla d’iniziazione cristiana diventa anche un luogo d’interazione dove ogni membro, genitori, figli, fratelli e sorelle, dà testimonianza. In questo contesto gioca un ruolo sempre più fondamentale la figura della nonna: è sempre più percepita come il membro della famiglia determinante per l’educazione alla fede dei più piccoli: è lei che invita alla preghiera, ad andare in chiesa, a fare regali durante le feste cristiane. Dunque rappresenta un anello di congiunzione nella tradizione cristiana di una famiglia".

Forse perché rappresenta una generazione anziana legata a un’identità cristiana perduta?
"Sì, testimone forse di un’identità cristiana che si è andata perdendo ma che le persone stanno ancora ricercando. La nonna diventa, dunque, testimone vivente di valori".

La famiglia è però oggi in crisi? Se non c’è la famiglia, come si comunica la fede?
"In una situazione in cui la famiglia si comprende in maniera diversa rispetto al passato, in un momento in cui questa istituzione è in crisi, nulla toglie alla famiglia il suo valore e la sua importanza. Spesso si nota come sono i bambini che spingono i genitori a fare un primo passo verso la fede. E ciò succede quando i bambini sono invitati in parrocchia per seguire il catechismo o da movimenti o associazioni. Nell’inchiesta abbiamo ascoltato casi di genitori che hanno scelto di sposarsi in chiesa perché sollecitati dai loro figli. La famiglia è in crisi. È vero, per questo dal sondaggio emerge l’importanza di altri luoghi. Emergono in particolare gli amici, soprattutto durante l’età dell’adolescenza, periodo in cui i ragazzi puntano alla loro autonomia e prendono le distanze nei confronti della famiglia. A questo proposito, dal sondaggio emerge la difficoltà che incontrano gli adolescenti quando si sentono isolati perché diversi rispetto al gruppo dei loro amici. Quando il ragazzo cristiano è isolato, non ha amici con cui condividere la fede, è per lui molto difficile continuare".

Eppure i cristiani in Europa devono ormai abituarsi a vivere in una situazione di minoranza…
"L’inchiesta non è una sentenza. Registra semplicemente lo stato d’animo con cui le persone vivono il loro cammino di fede. È vero che in un contesto di vita in cui la fede cristiana è divenuta minoritaria, occorrerà tenere sempre più conto che Dio sta scomparendo dall’orizzonte della società di oggi. Significa allora che nel cammino dell’iniziazione cristiana, bisognerà riapprendere a dire la presenza di Dio tra noi e la presenza di un Dio che agisce nella vita di oggi. Il Dio vivente è la prospettiva finale di tutto il nostro lavoro di nuova evangelizzazione e d’iniziazione cristiana".

Spesso i corsi sono poco attraenti, alcuni addirittura noiosi…
"La situazione è molto diversa da Paese e Paese e, quindi, non si può assolutamente generalizzare. Detto questo, dal sondaggio emerge che quando si parla di religione in maniera impersonale, solamente informativa o quando i professori non sono molto attraenti, i giovani si allontanano. Bisogna quindi lavorare perché i corsi di religione e la proposta religiosa non siano solo di tipo culturale e d’informazione su ciò che crede il cristiano, ma proposte di vita da accogliere. Non dunque una catechesi d’informazione ma una catechesi che chiama. Un appello all’atto di credere. È ovvio che è un appello da motivare ma non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che la fede è un dono di Dio che sicuramente non dipende da noi. A noi spetta solo il dovere di non essere degli specialisti ma dei testimoni".

Che cosa dire oggi ai bambini che in questo periodo fanno la prima comunione?
"Quella che state vivendo è la tappa di un cammino. È una tappa della storia del nostro rapporto con Dio che non può finire mai. Abbiamo tutta una vita per approfondirlo e svilupparlo. È un cammino di ricerca e di conoscenza che durerà tutta una vita: questo cammino lo farai insieme ad altri cristiani, in parrocchia, in comunità, nei movimenti. Non sarete lasciati soli: dietro di voi c’è la Chiesa. Vale la pena fare questa esperienza perché se decidiamo di vivere in questa dinamica ecclesiale, scopriamo che le attese più nascoste dentro di noi e il nostro infinito desiderio di amare possono realizzarsi e la nostra umanità può crescere".