FAMILY 2012
Gerolamo Fazzini, direttore editoriale di “Mondo e Missione”
Cresce l’attesa per l’arrivo a Milano di nuclei familiari da tutto il mondo, in occasione del VII Incontro mondiale delle famiglie (30 maggio 3 giugno) ormai alle porte. Le testimonianze verbali e concrete delle famiglie provenienti da ogni angolo della terra saranno tra i punti di forza dell’evento: il dialogo fra esperienze e situazioni diverse sarà per le famiglie ospitanti e per tutti i partecipanti un patrimonio prezioso. Gerolamo Fazzini, direttore editoriale del mensile del Pime "Mondo e Missione", sottolinea alcuni elementi peculiari della famiglia "globale".
All’Incontro mondiale delle famiglie sono attesi pellegrini anche da molto lontano. Che cosa lega la nostra realtà a quella del Sud del mondo?
"Un comune denominatore può essere la dinamica universale del rapporto con la modernità. Tutte le famiglie del mondo, pur in modo diverso a seconda dei vari contesti in cui vivono, sono sfidate da questo tema che, con l’introduzione delle nuove tecnologie, assume volti differenti. Pensiamo, per esempio, allo scollamento fra gli adulti e le giovani generazioni, protagoniste nell’uso dei nuovi media. Il problema è macroscopico in alcuni contesti tecnologicamente avanzatissimi, come per esempio il Giappone, dove gli adolescenti sono esposti al rischio di un’involuzione pericolosissima, ma riguarda molti altri Paesi".
Una differenza ulteriore riguarda il processo di urbanizzazione, che coinvolge trasversalmente l’Occidente industrializzato come i Paesi meno avanzati. Quali sono i problemi aperti?
"Se pensiamo all’Africa, una delle questioni aperte è il forte rischio di sfaldamento della famiglia tradizionale, che si caratterizza come nucleo allargato. A seguito di un’urbanizzazione selvaggia, alcune metropoli africane stanno diventando esplosive. Il Cairo, Lagos, Nairobi per fare alcuni esempi sono città che sfiorano o sfondano i 10 milioni di abitanti. Quando le famiglie si urbanizzano, si sfaldano i rapporti interni e quelli parentali: non ci sono più i nonni e gli zii, così i genitori a volte rimangono soli e i figli rischiano di andare allo sbando. Questo fenomeno, relativamente recente, produce conseguenze sociali molto pesanti".
Al Family 2012 si annuncia una folta presenza di famiglie dalle Filippine. Come vive questo Paese la contaminazione con la modernità?
"Le Filippine soffrono di problemi economici strutturali e il suo Pil da anni riceve un contributo fondamentale dalle rimesse degli immigrati. Su una popolazione di 90 milioni di persone, circa 10 milioni vivono e lavorano all’estero, spesso per periodi anche molto lunghi. Si tratta in larga parte di donne e mamme, per cui esiste un problema educativo enorme per i bambini, che crescono con le nonne o altri parenti ma non con le madri".
Quali sono, invece, gli elementi che caratterizzano la famiglia in America latina?
"È difficile generalizzare, parliamo di un mondo molto vasto con peculiarità differenti. Per esempio in Brasile, Paese ad altissima percentuale di presenza cattolica, l’istituto familiare ha un problema di tenuta legato alla fragilità dei matrimoni. Potrei citare una foto emblematica in cui si vede una famiglia che ha un figlio con i capelli biondi e gli occhi azzurri e un altro con la faccia nera e i capelli crespi, provenienti geneticamente da padri diversi; l’assenza della figura paterna o di un riferimento educativo stabile è un problema aperto. Spesso anche i Paesi che hanno una tradizione forte di fede e di vita di Chiesa affrontano sfide difficili proprio sul terreno della famiglia".
La dimensione festiva è un tema cardine del VII Incontro mondiale delle famiglie. C’è differenza nel vivere il senso della festa fra le famiglie occidentali e quelle del Sud del mondo?
"Ho la sensazione che nel nostro mondo occidentale la festa sia sempre più inquinata dal consumismo. La domenica vediamo negozi aperti ovunque, gli ipermercati fanno la gara a catturare i consumatori, le concessionarie automobilistiche invitano a provare le auto nel week-end… C’è un’invasione della festa da parte del mercato e le nostre feste rischiano di essere malinconiche perché fin da bambini i nostri figli si sono abituati ad accostare la festa al regalo. La festa è diventata il momento in cui ricevo qualcosa, non lo spazio per vivere di più con gli altri, condividendo sentimenti, emozioni e gioie. Da questo punto di vista, per esempio, l’Africa può essere un modello perché vive la festa in maniera emblematica e in senso positivo, valorizzando molto la dimensione comunitaria".
Qual è la novità più dirompente che la famiglia cristiana porta in un ambiente non cristiano?
"Penso siano più d’una. Intanto, il matrimonio cristiano, se vissuto in maniera autentica, mette l’uomo e la donna sullo stesso piano e questo rappresenta, ancor oggi, un elemento destabilizzante’ in molte società. In secondo luogo, anche il rapporto genitori-figli, in una visione cristiana, assume tratti che interpellano i vari contesti culturali. I figli, cioè, non sono proprietà dei genitori né semplicemente un mattoncino’ della costruzione sociale, ma persone con una loro dignità fin da piccole".
(09 maggio 2012)