ITALIA E CRISI
Il pessimismo non è la risposta a una crisi che continua a mordere
Uno sforzo comune, una sintonia di fondo, un forte incoraggiamento per l’Italia e gli italiani in un momento difficile, "arduo". Sono gli elementi che emergono dagli incontri ravvicinati tra il Papa e i presidenti della Repubblica e del Consiglio.
In Vaticano, per il concerto offerto per l’anniversario del Pontificato dal presidente Giorgio Napolitano, e poi ad Arezzo, in occasione della visita di Benedetto XVI, accolto dal presidente del Consiglio Mario Monti, i toni sono stati convergenti: preoccupazione sì, ma grande impegno, apertura di prospettive per delineare nuovi investimenti.
D’altra parte, in un momento molto delicato per le prospettive complessive a livello non solo europeo, ciascun Paese deve saper fare squadra. Bisogna avere chiari gli obiettivi, come bisogna sapere ascoltare il Paese, assecondarne i movimenti profondi e convogliarne le energie positive.
Ecco, allora, una convergenza, intanto per reagire alla sensazione di scoraggiamento, come ha detto Benedetto XVI ad Arezzo, e di conseguenza, come ha ripetuto a Sansepolcro, un appello all’impegno, in particolare "nel politico e nel sociale". È il momento, ha incalzato il Papa, in particolare per i giovani "a saper pensare in grande: abbiate il coraggio di osare".
Certo gli appelli sono importanti, ma non bastano. Occorrono anche le condizioni.
Mario Monti, nella breve e significativa visita all’associazione "Rondine Cittadella della Pace", ha ricordato che la crisi rischia di diventare "non solo economica ma di cultura e di valori". Napolitano aveva sottolineato "la dimensione etica e culturale di una crisi che va superata guardando a nuovi parametri di benessere sociale e civile da perseguire". Questo è uno dei punti essenziali.
La crisi morde di più proprio se la società è "liquida", fatta di tanti soggetti frammentati che inseguono un utile a breve e non perseguono la strada più ardua dell’investimento sociale. Così le distanze si allungano e tutti siamo più poveri e soli.
Si parla tanto di coesione sociale, a proposito dei problemi del lavoro e del welfare, giustamente. Ma è necessario un orizzonte, un quadro appunto morale e culturale.
Questo piano rischia di rimanere in ombra, stretto tra le urgenze economiche e i vecchi riflessi di una cultura radicale ed edonistica. Né si può pensare di cavarsela declamando valori e principi. Questi devono diventare realtà, si devono calare nella vita concreta delle nostre città, delle tante "Italie" alle prese con le tante sfaccettature di un passaggio storico di ristrutturazione profonda. E qui giustamente, si spende, si esercita la presenza della Chiesa e dei cattolici.
L’Italia è attraversata, ha riconosciuto il presidente del Consiglio, "da forti tensioni sociali". Per questo serve uno sforzo comune, servono idee chiare, ma anche esempi concreti e fatti. Il Papa ancora una volta è stato chiarissimo: "Siate pronti a dare nuovo sapore all’intera società civile, con il sale dell’onestà e dell’altruismo disinteressato. È necessario ritrovare solide motivazioni per servire il bene dei cittadini".